Da Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa (Crocetti, 2024)
Preghiera e poesia costituiscono un binomio che ha accompagnato costantemente la storia dell’esperienza religiosa. Spesso la poesia raggiunge un tempo già reso “poetico”, per così dire, dalle devozioni e dai rituali che in esso si celebrano. La sua funzione è quella dell’accompagnamento, dell’evocazione e dell’approfondimento orante e meditativo. Le risorse del linguaggio poetico sono più ampie rispetto a quelle del linguaggio discorsivo e possono dar vita a una cassa di risonanza per gli interrogativi e le attese fondamentali che l’uomo si pone riguardo al mondo e a sé stesso. La poesia può creare una vera e propria comunità degli animi che non si identifica con la comunità rituale, collocandosi su un piano diverso, ma che a quest’ultima può convergere.
(dall’introduzione di Antonio Spadaro)
Il loto si impenna al nascente sole
il giglio sigilla i suoi petali;
vestiti di zafferano e cenere
gli asceti percorrono la via
verso il sacro tempio, per suonare
la conchiglia di buon auspicio.
Ragazza loquace, ti vantavi di essere
la prima, la mattiniera, e ancora dormi:
alzati perché dobbiamo soffiare nella
conchiglia e girare la ruota, in onore
del nostro dio, impavido e bello.
(?nt?l, India IX secolo)
*
Tutta la notte, nelle danze,
muoverò il mio candido piede baccheggiando,
rovesciando il collo
verso il cielo pregno di rugiada
come cerbiatta che gioca gioiosa
nell’erba verde del prato,
quando sfugge alla caccia che la atterrisce,
eludendo gli appostamenti,
oltrepassando le reti ben intrecciate;
e il cacciatore lancia il suo grido
e affretta la corsa dei cani
ed essa benché spossata
come vento di bufera, veloce,
si slancia verso la pianura che costeggia il fiume,
e gioisce di luoghi dove non c’è anima viva
e della selva rigogliosa,
dalle chiome ricche di ombra.
(Euripide, Baccanti)
*
Un giorno entra nel cuore
la reliquia che precede la nascita.
Stai attento, come se maneggiassi un vaso;
sii tenero, come quando accarezzi il viso di un bambino.
Le porte della terra dovrebbero essere chiuse
i portali del paradiso hanno bisogno di schiudersi.
Lava con cura i gialli germogli:
in cima al monte il tuono fa tremare le rocce.
Sun Buer (Cina, 1119-1182)
*
C’è un kami che
fa potatura del cuore
ed esaudisce i desideri:
soltanto ora riconosco le tracce
che hai lasciato nella stazione del sale.
Fujiwara No Kinnori (Giappone 1103-1160)
*
Il tesoro delle melodie
Dio aprì il tesoro delle melodie
e prese il canto dell’uccello,
il brusio della foresta,
il dolce fremito dello zefiro che agita i rami,
il sussurrio delle foglie,
il mormorio delle sorgenti e dei ruscelli,
il canto di coloro che la sua grazia ha toccato,
i loro inni di riconoscenza;
e ne fece un’anima, quella di Davide.
E nel ventre di sua madre
Davide comincio a cantare:
“Loda, anima mia, loda l’Eterno!
Ogni mio membro glorifichi il suo santo nome!”.
E venendo al mondo, quando il suo sguardo
incontro la luce degli astri,
intono un inno nuovo:
“Lodate l’Eterno, eserciti suoi del cielo,
servi che compite la sua volontà”.
Nutrito del latte materno,
continuo a cantare:
“Benedici, anima mia, benedici l’Eterno,
e non dimenticare tutti i suoi benefici!”.
Da Talmud, Trattato Berachot
*
Suscipe
Prendi e ricevi, Signore,
tutta la mia liberta,
la mia memoria,
la mia intelligenza
e tutta la mia volontà.
Tutto quel che ho e possiedo,
me l’hai donato tu:
a te, Signore, io lo rendo.
Tutto è tuo,
tu puoi disporne
secondo la tua piena volontà.
Accordami il tuo amore e la tua grazia,
sono abbastanza, per me.
Ignazio di Loyola (1491-1556)
*
Dall’imagine tesa
Dall’imagine tesa
Vigilo l’istante
Con imminenza di attesa –
E non aspetto nessuno:
Nell’ombra accesa
Spio il campanello
Che impercettibile spande
Un polline di suono –
E non aspetto nessuno:
Fra quattro mura
Stupefatte di spazio
Più che un deserto
Non aspetto nessuno:
Ma deve venire,
Verrà, se resisto
A sbocciare non visto,
Verrà d’improvviso,
Quando meno l’avverto:
Verrà quasi perdono
Di quanto fa morire,
Verrà a farmi certo
Del suo e mio tesoro,
Verrà come ristoro
Delle mie e sue pene,
Verrà, forse già viene
Il suo bisbiglio.
Clemente Rebora (1885-1957)
*
Il mio cuore prende tutte le forme:
per le gazzelle è un’ampia prateria
per i monaci è un chiostro.
È un tempio per gli idoli
un rifugio per i pellegrini
in cammino verso la Mecca.
È le tavole della Torah
è le pagine del Corano.
L’amore è la mia sola fede.
Qualunque sia la via che prende
la setta degli Amanti, quella
è la mia via, la mia sola religione.
Ibn Arabi (1165-1240)
*
Dimensioni
L’Aquila condivide il volo con il lampo;
tra vaste ninfee nuota il Cigno.
Con il temporale si rivela la Luce
calmo e il cuore che si allinea al Raggio.
Due dimensioni animano l’anima del saggio:
la Saggezza non è una parte, ma il tutto.
Frithjof Schuon (1907-1998)

