In una poesia intitolata “Commiato”, scrivi: “Sono della razza dei romantici”. Cosa significa esserlo? E fino a che punto questa definizione parla di te?
L’affermazione va letta nel contesto. Qui la «razza dei romantici» è quella che vive animata dalle «generose illusioni». Ha il sogno di realizzare non dico il paradiso in terra, ma di seguire quella sorta di “proclama” scritto nel 1796 (o tra il 1795 e il 1797) da Hölderlin, Schelling ed Hegel, firmato da quest’ultimo: «La Verità e il Bene si trovano fratelli solo nella Bellezza». Il cosiddetto Frammento di Stoccarda esprime la tensione infinita verso verità, bene e bellezza, che devono essere uniti, per essere, e valere veramente. È l’antico programma platonico che passa nella tradizione cristiana. Per Hölderlin vive nella figura tragica di Iperione, e va verso il Cristo. La sua “ragione” sta nella libertà, ma essa è molto diversa da quella che nei medesimi anni impone il terrore in Francia. È molto più vicina a quella dell’Umanità divina che anima la teologia di Ildegarda di Bingen. Diventerà lontanissima da quella di Hegel, che si avvia all’identificazione della libertà dell’io singolo con quella dell’io supremo, che è lo Stato: la ragione superiore all’individuo che ne richiede il sacrificio, quando occorra, in nome del Bene Collettivo: qualcosa che spingerà a immaginare le ideologie più diverse, e opposte. Continua a leggere




