La mia idea di poesia e il mio modo di fare poesia sono centrati sulla parola. Mi innamoro di una parola o di un verso nel quale le parole sono incastonate come note sul pentagramma. Parola e verso sono musica, ritmo, rappresentazione di realtà e anche di verità ulteriori, scaturite da profondità altrimenti insondabili. Se me ne innamoro, procedo con la scrittura, i cui tempi e i cui esiti sono imprevedibili. Non ho idea di dove andrò a parare mentre scrivo, oppure ho un’idea assai vaga e, qualche volta, fallace.
Quando mi chiedono che cos’è la poesia, ricorro sempre ai versi di Giuseppe Ungaretti (Commiato), nei quali mi riconosco: «… poesia / è il mondo, l’umanità / la propria vita / fioriti dalla parola / la limpida meraviglia / di un delirante fermento. // Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso».
In questi versi rintraccio diverse cose da commentare: temi della poesia sono il mondo, l’umanità, la propria vita. Per questo motivo ritengo giusto, perfino doveroso, che il poeta restituisca al mondo e all’umanità quello che, attraverso lo sguardo senza eguali dell’artista, ha saputo scavare e portare alla luce dal mondo stesso, dall’esperienza umana. «La propria vita»: nella poesia tutto nasce dal privato e dal personale per diventare patrimonio di conoscenza comune in cui ciascuno possa riconoscersi o apprendere di sé. A quel punto il dato biografico del poeta perde ogni valore. Il fermento è la condizione del poeta che compone e non può farne a meno. Ecco gli appunti presi sui bordi di una tovaglietta di carta, su uno scontrino … di cui abbiamo letto a proposito di tanti artisti che amiamo. Non se ne può fare a meno, c’è un’urgenza espressiva che va assecondata e che sarebbe un peccato non assecondare. E veniamo al «silenzio»: la parola emerge dal silenzio col suo suono. Quando la parola è pronunciata, ritorna il silenzio, nell’alternanza che è eguale all’arte della musica. Suono e silenzio sono complementari.
Un’altra suberba sintesi del lavoro poetico, così come lo intendo pure io, è nei versi di Sandro Penna: «Sempre affacciato a una finestra io sono, / io della vita tanto innamorato. / Unir parole ad uomini fu il dono / breve e discreto che il cielo mi ha dato».
Nel mio modo di fare poesia mi avvalgo dell’endecasillabo o della sua matrice, il settenario, con rare eccezioni purché queste rispondano a esigenze musicali coerenti col l’inquadramento ritmico della composizione. L’endecasillabo è il metro nel quale la lingua italiana trova da quasi mille anni l’alveo ideale nel quale fluire. Non riesco a farne a meno. A un certo punto della mia scrittura ho immaginato di adoperare versi più lunghi, che potessero assecondare meglio una narrazione. Non ho seguito questa strada, se non in via eccezionale. Forse riprenderò la ricerca. Ho, al contrario, sperimentato la bellezza e la potenza delle forme chiuse, rifacendomi ancora di più ai classici: nella forma e nelle rime, non nel linguaggio e nei contenuti che sono del tutto attuali e rispondenti alla mia esperienza di vita. L’esito di questa ricerca è nell’ultimo libro che ho pubblicato con La Vita Felice: Madrigali e altre poesie d’amore (2023).
Vorrei spendere, per concludere, qualche parola su un altro fattore che ritengo indispensabile per la riuscita di una buona poesia: la chiarezza e il significato. La mia è una poesia che si potrebbe definire come figurativa. Non scaturisce da vuoti e, talvolta, insulsi accostamenti di parole, da un flusso di coscienza incontrollato, non si chiude in un ermetismo inaccessibile. La poesia deve arrivare. Il lettore ha il diritto di entrare e di riconoscersi. La mia poesia parte da dati concreti, visibili, con parole significanti e riconoscibili. E arriva a svelare verità non altrimenti percepibili che provano a incontrare la vibrazione di chi legge. Prima trova, poi cerca: si dice così dell’esperienza dell’artista. ? del tutto vero. E quante volte dalla lettura altrui delle mie poesie, dalle considerazioni altrui traggo io stesso nuovi significati che avevo trascurato o erano rimasti nascosti.


