III domenica di Pasqua anno B
Lc 24, 33-48
Non è sufficiente la gioia per capire.
Sembra esserci una indicazione di percorso, nel Vangelo di oggi.
Dopo l’arrivo dei due che raccontano di aver incontrato Gesù e di non averlo riconosciuto se non nello spezzare il pane, gli apostoli restano impauriti e sbigottiti. Mentre stavano parlando di queste cose, “Gesù in persona” si fa vedere. Lui accade mentre si parla di lui. È il parlare fra loro dei discepoli che crea lo spazio di visibilità per il Risorto. Visibile e sperimentabile all ‘interno della comunità ma non ancora comprensibile. “.. a causa della grande gioia non credevano ancora”.
Non basta la gioia, anche se avvertita e vissuta nel profondo, per credere. Quella sensazione di pace fa da guida per vincere il timore e la confusione, ma non basta per dirsi credenti.La gioia rende possibile l’esperienza. “Toccate e guardate” ma, siccome non bastano ancora il toccare e il toccare e il guardare”, “ portatemi qualcosa da mangiare “. E qui l’esperienza sì ferma. È necessaria una riflessione, non spontanea, ma guidata. E ancora una volta, come già per i discepoli di Emmaus, è Gesù stesso l’ermeneuta che aiuta ad entrare nella realtà che si sta proponendo. E, per farlo ,fa appello alla memoria. Non solo a quella vissuta come amici e discepoli, ma soprattutto a quella comune a tutto l’ Israele.
La realtà della resurrezione non si può comprendere se non all’interno di questo spazio esistenziale creato dalla relazione fra Gesù e i discepoli.
Solo a questo punto è possibile parlare di testimonianza. Non è sufficiente la gioia, non basta l’esperienza; è necessaria la rilettura della propria relazione con il Risorto, è necessario rifletterci su per dirsi testimoni della resurrezione.
Luca sembra voler costruire un percorso di formazione con al centro la memoria. Come più volte detto, la memoria non è il semplice ricordo, che tende alla mistificazione degli eventi, togliendo loro tutta la forza e la provocazione. La memoria è capacità di ascolto del proprio vissuto che apre spazi di accoglienza per un futuro che vitalizza un oggi insterilito nella propria esperienza di morte. “ Sarete testimoni” è il punto di arrivo di questo percorso di formazione e inizio di una vita nuova che non ha più in se stessa il proprio significato. Solo a questo punto, la gioia non è più impedimento al credere, ma diventa condizione esistenziale, situazione permanente. Non impedisce di vedere il male presente, l’ opacità di una storicità non ancora trasparente , ma genera l’ironia necessaria per vivere, nella storia, la assoluta novità della resurrezione.
