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Archivi categoria: Poesia
Su “La ragazza dei macelli” di Marina Massenz

Su La ragazza dei macelli di Marina Massenz
di Giorgio Morale
Con la sua nuova raccolta poetica Marina Massenz ci dà una figura, quella de La ragazza dei macelli che dà il titolo al volume, che, con termine desunto da Harold Fish (Un futuro ricordato: saggio sulla mitologia letteraria, 1988), possiamo definire un archetipo storico, una figura in cui si può riassumere l’esperienza di quella che Miguel Gotor nel saggio omonimo ha chiamato “Generazione Settanta”. Continua a leggere
Decalogo. Omaggio a K.Kieslowski, di Alida Airaghi
IX. Non desiderare la donna d’altri
di Alida Airaghi
Cerbiatta veloce e leggera
agnella dal manto di ovatta.
Pantera rapace flessuosa
sinuosa anguilla di fiume.
Merla di piume nera
colomba bianca di ali.
Seppia celata in fondali
ape ronzante all’aperto.
Canto di upupa stanca
lince screziata del deserto.
Farfalla colorata di allegria:
sei di un altro, ma ti voglio mia.
L’amante giovane gode
dell’amore imprudente proibito:
la pelle profumata i capelli
sottili di una moglie non sua.
Smanioso e accanito, azzarda
incontri febbrili, segreti
appuntamenti, noncurante
del dolore di un noioso marito
che ascolta e guarda, impotente
custode del passato. Continua a leggere
Konstantinos Kavafis
a cura di Giorgio Stella
Itaca
Quando parti alla volta di Itaca
augurati che il tragitto sia lungo,
pieno di avventure, pieno di sapere.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’adirato Poseidone non temere,
mai li incontrerai sulla tua strada
se il tuo giudizio rimane elevato, se un’emozione
squisita ti sfiora il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ostile Poseidone non li incontrerai
se non li rechi dentro te nell’anima,
se la tua anima non li erge innanzi a te.
Augurati che il tragitto sia lungo.
Tanti siano i mattini d’estate in cui
con grande gioia e immensa delizia
entrerai in approdi mai visti prima;
fermati negli empori dei fenici
e procurati bella mercanzia,
madreperla e corallo, ambra ed ebano,
e aromi sensuali d’ogni sorta,
quanto più copiosi aromi sensuali,
vai in molte città egiziane
e impara più che puoi dai savi.
Itaca devi avere sempre in mente.
Giungervi è la tua meta.
Ma non affrettare mai il viaggio.
Meglio se dura tanti anni
e vecchio ormai ormeggi nell’isola,
ricco di quanto hai guadagnato strada facendo,
senza aspettarti che Itaca ti dia ricchezze.
Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non saresti partito.
Nient’altro ha da offrirti.
E se anche la trovi spoglia, Itaca non t’ha ingannato.
Saggio come sei diventato, con così tante esperienze
avrai già capito quanto vale un’Itaca.
[1911]
Recensione a Metapoetica di Maresa Elia
di Francesco De Girolamo
Recensione a Metapoetica di Maresa Elia
(Edizioni Progetto Cultura, 2025) – di Francesco De Girolamo
Metapoetica di Maresa Elia porta il lettore fuori dal rumore. La poesia cerca il Sacro in un tempo schiacciato su profitto e produzione, dove mancano cura, scambio e condivisione.
Nei testi iniziali il Sacro appare nella natura. Immagini semplici come una foglia, un volo, un seme dicono qualcosa di integro che non si vende e non si piega all’utile. In Periferia il discorso si allarga: la periferia è il margine dove resistono voci e identità che il sistema prova a cancellare. L’identità si fa plurale e sfugge alle etichette. Il corpo resta intero, non merce, ma presenza viva. Continua a leggere
Roberto Carifi
a cura di Giorgio Stella
Ringraziamento
Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
ormai di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei la madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.
Il figlio, Jaca Book, Milano 1995, p. 56.
Luigi Maria Corsanico legge Ugo Foscolo. 1
Tutte le carezze del mondo – ricordando Plinio Perilli di Luca Benassi
– Che ne dici di iniziare con alcune interviste?
– Mi sembra un’ottima idea
– Pensavo ad alcune domande sul rapporto fra poesia e luce, dunque fra atto creativo e possibilità di aprire squarci su una realtà sempre più complessa e inafferrabile, sulla relazione fra poesia e speranza, versi e sacro.
È stato più o meno questo il dialogo con Don Fabrizio Centofanti quando ci siamo confrontati su questa nuova rubrica – immeritatamente affidata al sottoscritto – dal titolo forse troppo pretenzioso La Luce nella Stanza. Deciso l’argomento, la discussione si è spostata sui poeti da intervistare. Plinio Perilli è stato fra i primi nomi venuti in mente. La ragione non risiedeva solo nello straordinario acume critico e nella profondità del pensiero, o nella bellezza della sua poesia, quanto nell’atteggiamento di un uomo che, con gioia ed umiltà, è sempre in cammino alla ricerca della luce che l’arte e la letteratura possono dare. Continua a leggere
Qui che tutto ti ricorda, su Matteo Fantuzzi
di Luca Benassi
I poeti muoiono come tutti gli altri: di vecchiaia, di incidente o di una qualche malattia, breve o lunga come è accaduto al poeta romagnolo Matteo Fantuzzi (Castel San Pietro Terme, 23 giugno 1979 – Lugo di Romagna, 9 giugno 2026). Rispetto a tutti gli altri, passati i clamori della notizia e il dolore degli affetti più cari, affievolito il ricordo delle vicende umane, dei poeti però rimangono i versi che sfidano il tempo e il pungiglione della morte. Matteo non l’ho mai conosciuto di persona, nessuna lettura insieme, mai un’e-mail, solo l’amicizia su Facebook che significa tutto e niente se non si sceglie il contatto umano vero, ma si delega la possibilità dell’incontro all’imperscrutabile algoritmo del social network. Adesso che mi accingo a scrivere di lui, il non conoscerlo è un vantaggio che mi permette un ricordo scevro dall’emozione che ha colto i tantissimi poeti ed amici che ne hanno parlato in questi giorni. Continua a leggere
Thom Gunn
a cura di Giorgio Stella
Condizione umana
Adesso è nebbia, cammino
contenuto nel cappotto;
nessun castello più isolato
per via del suo fossato:
solo la tosse della sentinella,
le chiacchiere dei mercenari.
Visibili, i lampioni
non riversano luce in terra,
ma premono penosamente i raggi
in un metro di nebbia attorno.
Sono condannato ad essere
un individuo.
Nel confine stabilito
si libra un mero
barlume di coscienza.
Rimango qui, o da qui parto:
nessuna nebbia diminuisce o aumenta
il vicino disordine.
Io, singolo, devo
scoprire il limite
di mente e d’universo,
per scegliere pensieri e sensazioni
e volgere a mio uso
odio disordinato o cupidigia.
Cerco, per romperlo, il mio ambito.
Sono la mia sola pietra di paragone.
Questa è più ardua prova
d’ogni altra mai prima conosciuta.
Così sto in guardia,
a ciò che mi fa uomo.
Molto è inconoscibile.
Nessun problema verrà mai affrontato
avanti che il problema esista;
io, nato alla nebbia, a spreco,
tra ipotesi mi muovo,
un individuo.
Sull’orlo di chi siamo, di Rosa Salvia
di Rosa Salvia
Fresca di stampa questa mia antologia poetica di circa duecento pagine, accolta dall’editore
Giuliano Ladolfi il quale sin dal 2021 ha mostrato sensibile attenzione alla mia produzione
poetica. Sono a lui molto grata, come a tutti coloro che si accingeranno a leggerla. Desidero precisare che chi avrà piacere di accostarsi a queste mie sudate carte, si troverà di fronte a un viaggio a ritroso. Sono dapprima riportati componimenti inediti da me scritti fra il 2023 e il 2026, compresi sotto il titolo Sull’orlo di chi siamo, in quattro diverse sezioni: Là nel profondo, Muro, La sete è la nostra eredità, Argini e poi componimenti editi scelti dalle mie sillogi precedenti a partire dal 2007, accompagnati da stralci di prefazioni, postfazioni o recensioni di poeti, critici letterari che hanno dedicato ai miei versi grande attenzione e percettività. A tal proposito il mio grazie di cuore va a Franca Alaimo a cui devo la prefazione al libro, Valerio Magrelli, Gabriela Fantato, Luca Benassi, Manuel Cohen, Pasquale Di Palmo, Ivano Mugnaini, Marco Vitale, Andrea Galgano, Augusto Pivanti.
Ma perché questa scelta di viaggiare a ritroso? Essa si lega al concetto spaziale del tempo: una sorta
di luogo in cui si può procedere in un senso o nell’altro in molteplici direzioni, uno specchio in cui l’uomo può vedere di fronte a sé il proprio passato, ma dal quale può allo stesso tempo essere visto.
Il tempo e lo spazio incrociandosi si trasformano l’uno nell’altro: un tempo e uno spazio che potrei definire “psicologici” esattamente come quelli del sogno, un viaggio circolare attraverso l’attimo,
esplorando il valore della poesia che non salva né assolve, ma semplicemente rimanda a quella parentesi che si apre tra la luce e l’ombra, tra ciascuno ed il mondo.
Infine, con un grazie speciale a don Fabrizio Centofanti che da sempre accoglie miei scritti in questa preziosa rivista, trascrivo tre componimenti dalla prima sezione del libro, sono poesie dedicate a due giovani creature luminose che non sono più tra noi e l’altra ai miei nipoti: il sale della mia vita.
Al poeta Lorenzo Patàro
Quando la morte ghermisce
un poeta nel fiore degli anni,
ancora sempre il Rebus,
in questa solitudine di nervi di fuoco,
di caldo spezzato.
Toglie il respiro inveire, il dolore buca
il volto del cielo, la parola ferita di luce
si fa strada nel vuoto.
Forse Lorenzo ora plana sul mondo
come l’aquila all’alba,
con quel buffo cappello
e il sorriso lieve come neve.
Così, confuso nel tremore, il senso
s’inabissa nella parafrasi di una
lontananza dove ci sono segni
barlumi
oltre la sintassi
acuti per colpire,
quieti per attendere.
In memoria di Rosalba Guida
Parlando di filosofia, spostando le braccia
piene di libri sulla cattedra dove i volti
guardavano in giù oppure di fronte, ascoltando,
leggendo
ad alta voce, parlando di Kant o di Hegel o di
Nietzsche…,
pensavo al tuo sguardo, Rosalba,
tenero e aperto come polpa d’un frutto
uguale a sé stesso
attento ai propri confini
che non si lasciava addomesticare –
una presenza come la neve, se la neve potesse
pensare.
Per caso ho saputo che te ne sei andata,
nel freddo crudele del tuo male.
Muto si è schiantato il giorno
e il mio cercare risposte in un pianto di ceri
abbandonato alla pietà del Cielo.
Ai miei nipoti
Piano si staccano
i rintocchi
dalle campane di piazza Ungheria
e nuotano
avanti e indietro
fra gli azzurri veleni che mesce il cielo,
sapendo che nulla cambia, o tutto.
Così qui, e fino a sera,
quel che mi spaventa
è l’accettazione di ogni giorno,
tra la fine e questo ritornare
tra il non più e questo non ancora;
qui, sempre qui, dove vivo ciò che vedo
in un mondo che si nega
s’annega e s’annoda
in fondo alla mia gola,
con il peso soltanto degli sguardi dei cari
raccolti nella mia dimensione più segreta,
nel vibrare della nota più discreta,
in qualcosa che sta fuori
dalla parola dall’immagine dal silenzio
dalla superficie.
Per Matteo Fantuzzi. Il pacato titanismo della poesia, di Massimo Orgiazzi
di Massimo Orgiazzi
Addio Matteo. Colpevole come sono di non sapere, della sua malattia, della sua storia, la notizia mi ha raggiunto e messo a tacere. Poi, dal silenzio sono emersi i segni, dalla memoria i ricordi di come si siano brevemente incrociati i nostri destini.
Il mio è stato uno sguardo tangenziale sulla poesia contemporanea: nel mio peregrinare attraverso il gioco di ruolo che è stata la mia vita, sono stato una comparsa tra chi con la poesia e per la poesia, ha lavorato seriamente: come Matteo. Continua a leggere
Matteo Fantuzzi, la cura e la grazia

di Sonia Caporossi
Ci conoscemmo una quindicina d’anni fa, dapprima online. Era il tempo in cui le riviste militanti e i lit-blog erano campi di battaglia quotidiani, e in mezzo a quel frastuono rintronante Matteo e Andrea Temporelli mi invitarono a scrivere per Atelier. Da lì iniziò una frequentazione intermittente ma sempre trasparente come un bicchier d’acqua, fatta di stima reciproca e di un affetto che si rinnovava a ogni incontro, come se il tempo intercorso non incidesse mai davvero. Di Matteo ricordo soprattutto la cura: quella filologica, minuziosa, che applicava ai testi propri e a quelli altrui; e quella umana, che lo portava a metterci la faccia quando serviva difendere un redattore o un collaboratore dalle polemiche (e allora ce n’erano, e come, troll e detrattori che spuntavano come funghi dopo la pioggia). Lui non arretrava di fronte alle accuse né tantomeno di fronte alle invidie del panorama letterario di quegli anni: non certo per orgoglio, ma per quel senso di responsabilità e quell’interna urgenza veritativa che sempre lo accompagnava in ogni gesto critico e poetico.
Realismo empatico in Matteo Fantuzzi: lettura di una poesia da “La stazione di Bologna” (Feltrinelli, Zoom Poesia, 2017)
di Davide Castiglione
Ne La stazione di Bologna, Matteo Fantuzzi ripercorre il tragico evento del due agosto 1980, le cicatrici che ha lasciato nella memoria dei sopravvissuti e si fa portavoce della rabbia e del desiderio di giustizia dopo che, ancora nel 2017, l’inchiesta sui mandanti era stata archiviata. Nella “Poesia della vecchina” (pp. 47-48) Fantuzzi dà direttamente voce a un’anziana che, il giorno della strage, s’offrì di versare il caffè ai soccorritori (vv. 1-8): Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Laura Chiarina. 3
Per Matteo Fantuzzi, di Alessandro Ramberti
di Alessandro Ramberti
Ho conosciuto Matteo più di 20 anni fa a vari incontri poetici e gli ho chiesto consigli sulla mia prima raccolta a cui stavo lavorando, ricevendone di preziosi e acuti. Da diverso tempo avevo un po’ perso i contatti e non sapevo neanche fosse malato, per cui sono rimasto ancora più colpito dalla sua morte prematura. Vorrei ricordarlo con i versi qui sotto e con una lettera che ne rivela l’animo sensibile e testimonia il suo essere un poeta “attento”, calato nella realtà. Continua a leggere
Ciao, Matteo

Con grande dispiacere, apprendiamo della morte, oggi, dopo lunga malattia, del poeta Matteo Fantuzzi, una delle personalità di spicco della sua generazione per talento e preparazione, per sensibilità civile. Era nato a Castel San Pietro Terme il 23 giugno 1979, e aveva esordito nel 2008 con Kobarid che gli era valso il Premio Camaiore nella sezione giovani. Nel 2017 era uscito il suo secondo volume di poesie La stazione di Bologna, per Feltrinelli.
E’ stato direttore della rivista Atelier.
Il suo impegno critico lo ha visto collaborare con editori (Giulio Ladolfi Editore, come direttore di collana), e con quotidiani e riviste. Continua a leggere
Matteo Fantuzzi 1979-2026
La più bella poesia di sempre
Oggi voglio scrivere per te
la più bella poesia di sempre:
poche righe in grado di scavalcare
in un sol colpo tutto il tempo
e il resto della storia. Qualcosa
che rimanga pure quando sarò
fango, o terra o vivo appena
in qualche flebile ricordo.
Intanto voglio raccontare a tutto il mondo
quello che io provo adesso che conosco
l’istante esatto del tuo sonno ed ogni
movimento, fino al risveglio
fino a quando di soprassalto
mi chiamerai cercandomi, piangendo.
Io sono lì, ci sono stato sempre
pure lontano miglia, tra secoli
e millenni continuerò a vegliarti,
rimboccherò le tue coperte, ti passerò
le mani tra i capelli per dirti ancora:
“Buonanotte, sogna, sii contenta,
non preoccuparti mai per niente”
Fabio Pusterla
Nominatio
E portare con sé: la durezza
delle montagne, le sterminate
pietraie, la solitudine dell’acqua.
Gelidamente distante, aliena.
Sapere questo, intendo, della sua esistenza.
La neve, quella che resta comunque
negli anfratti a nord, in forma
di luminosa lingua o guizzo.
La stratificazione dello scisto, l’impasto
del granito; la corrucciata
dolomia.
Il lontano, il freddo, l’assenza.
Volare il falco altamente
[da Concessione all’inverno]
Marco Ercolani “Non tornare è la grazia”
di Mauro Ferrari
Marco Ercolani, Non tornare è la grazia, Prefazione di Angelo Lumelli, Postfazione di Isabella Bignozzi, pp. 106, € 16,00
ISBN 978-88-6679-564-3
Non tornare è la grazia, in sintesi personalissima rivisitazione del mito di Ulisse, è composta di tre sezioni e diversi frammenti di monologo che costituiscono un progetto coerentissimo, di stampo poematico. La voce non è tanto lirica quando nettamente dichiarativa, in versi liberi che spesso combaciano con la struttura sintattica, in modo che ogni frase/verso acquisti valore apodittico, perentorio e frequentemente aforistico. Continua a leggere
















