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Fuliggine di grazia, di Paolo Carlucci. Lettura poetica di Marina Petrillo

Fuliggine di Grazia

Luce allo specchio qui mi racconta
il sonno, dolce dopo la fatica, del bucato,
della spesa, d’essere tu, donna comune,
che legge nascostamente alla candela
di un fiore. Ma devi rigovernare la stanza.

Chiusa nella tua casa, stanca ti svegli.
Hai ombre quotidiane nel cuore, Maria?
È già un broccato di spine, il tuo riposo?

Stretta tra i mobili e le imposte, una busta
bianca ti svola vicino lo straccio dell’infinito
sul tavolo. È uscito anche il gatto, per il pasto;

é sporco di fumo il camino, fuliggine di Grazia
ritrovata tra le pentole: questo è il nero, l’unto
che racconta la pasta grezza della luce. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.40: Parabole di viaggio. Paolo Carlucci, “Strade di versi”

Paolo Carlucci, Strade di versiParabole di viaggio. Paolo Carlucci, Strade di versi, Roma, L’aura di Roma Edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella

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Scrive Eugenio Ragni nel suo lungo saggio introduttivo a questa nuova raccolta di poesie di Paolo Carlucci, provando a racchiudere in una frase il senso riposto e profondo della sua proposta :

«Antico e moderno sono compresenze in parallelo o, altre volte, contrapposte quel tanto che basta per connotare il trascorrere del tempo, ma quasi mai per confronti moraleggianti, anche dove gli accenti si fanno più caustici : la tipologia urbana mutata e i modus vivendi fatalmente diversi dall’oggi non suscitano infatti le abusate modulazioni di gemebonda nostalgia care a tanta rimeria dilettantesca, ma costituiscono la base per disegnare una suggestiva immagine in diacronia della città, dove la coesistenza di passato e presente – anzi, di un “antico presente” – compone l’originale, suggestiva fisionomia atemporale di un agglomerato urbano assolutamente unico ; cui Carlucci aggiunge di volta in volta coloriture ora bistrate d’amarezza, ora elegiacamente pastello, ora espressionisticamente graffianti : Rovine / il rumore del Tempo in città / Riaffiorano antichi / sepolcreti in periferia / il sonno dell’eternità. Tra le case grigie, infinite / i dormitori della Modernità»[1].

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