Se gli uomini avessero sempre da fare
sarebbe meglio
perché avrebbero meno tempo
per soffrire,
se ci fosse molta socialità
feste e canti, riti
molta natura, non quelle discoteche oscene
non quelle città schifose,
molta religione, più musica,
più fanciulle che danzano battendo i piedi
o cantando su barche scendendo i fiumi,
molto camminare nei boschi, molto studio e amore,
non quella televisione da lupanare, con facce da assassini,
molta arte, molta cortesia e gentilezza,
buone maniere, educazione, studio,
meno intellettuali ignoranti,
e quei vip, con quelle facce da maiali
che si rotolano nella loro merda,
più umiltà, molta più umiltà, e rispetto,
se ci fosse più silenzio, più feste
più lavorare insieme, tranquilli,
contenti di lavorare insieme, cantando.
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Rinascita come armonia tra essere e divenire. Claudio Damiani
Lasciarsi coinvolgere appieno nella lettura dell’ultimo libro di Claudio Damiani (Rinascita, Fazi, 2025) vuol dire vivere un’avventura estetica e di senso in qualche misura onirica. Ciò è in gran parte dovuto al linguaggio impiegato nonché al sovrapporsi dei piani temporali narrati.
La letteratura contemporanea si confronta spesso con il problema della frammentazione del tempo e l’autore lo fa tramite una poesia che affonda nella rimembranza dell’infanzia e nella concretezza della natura, con il proposito di recuperare le radici dell’esperienza.
Analizzare questo testo permette, dunque, di riflettere sul ruolo della scrittura come strumento di conoscenza e di riappropriazione di sé di fronte al senso di disgregazione proprio del mondo contemporaneo e sul tentativo, peraltro riuscito, di restituire l’unità attraverso la semplicità luminosa della visione. Continua a leggere
Claudio Damiani
Stavamo camminando lungo un sentiero, era inverno,
le bacche della rosa canina indugiavano rosseggiando
sui rami nudi scintillanti per la brina,
quando ho fermato i miei figli dicendo loro queste parole:
“Se io dovessi morire, quando io morirò,
state tranquilli, non vi preoccupate,
perché quando sarete morti anche voi
allora ci rivedremo e staremo sempre insieme,
quindi non dovete preoccuparvi, perché ci rivedremo,
avete capito?” ho detto loro.
E loro: “Okay, abbiamo capito”.
UN ARCIPELAGO DI VOCI. Poeti delle isole toscane per l’ecologia integrale, a cura di Nunzio Marotti

di Antonio FIORI
AA.VV.
Un arcipelago di voci
Poeti delle isole toscane per l’ecologia integrale
A cura di Nunzio Marotti
Con la collaborazione di Claudio Damiani e Alessandra Palombo
Edizioni Il Foglio, 2023
*
L’ecologia integrale al centro di questa antologia è quella illustrata nell’enciclica papale Laudato Si nel 2015. Continua a leggere
Poesie di George Nina Elian
George Nina ELIAN è un poeta rumeno. E’ nato e vive in Oltenia, a Slatina, la città di Ionesco. Ho letto recentemente suoi testi su “Nuovi Argomenti” (http://www.nuoviargomenti.net/poesie/notturno-alla-maniera-di-bacovia/) e sul blog di Giorgio Linguaglossa “L’ombra delle parole” (https://lombradelleparole.wordpress.com/tag/costel-drejoi/), tradotti in italiano da lui stesso, perchè George Nina Elian conosce e ama la nostra lingua.
Mi colpisce di queste poesie l’immediatezza e il vuoto che riescono a fare, come spiazzano e spazzano anche, dentro, rendendo vuoti, puliti. Sentiamo nel silenzio qualcosa che nasce, che forse già c’era, che nessuna parola potrebbe dire. Ci colpisce, voglio dire, come la semplicità sia complessa, come tagliando via, subito rinasca qualcosa, come le code delle lucertole, e noi assistiamo, spettatori attori, all’essere nel suo farsi, all’essere nel suo essere, al nostro stesso essere. Mi viene in mente Ungaretti, e, anche se può sembrar strano, Penna, e anche tante voci rumene, della musica, e il grande Cioran, e il concittadino Ionesco.
George Nina ELIAN (Costel Drejoi). Poeta, saggista, traduttore, giornalista. Nato il 13 novembre 1964, Slatina (Romania).
Esordio: 1985, sulla rivista ”Cronica” di Ia?i (Jassy), con poesia. Continua a leggere
Claudio Damiani, Cieli celesti
Con cieli celesti ancora una volta Claudio Damiani ci regala un mosaico di poesie narrative e ragionative al tempo stesso, allucinate e ispirate, di grande intensità, complessità e sapienza.
Il titolo è quello della raccolta più importante dell’amico poeta Beppe Salvia cui Damiani rende omaggio con una bellissima epigrafe.
Con la sua vigile attenzione al fermentare delle cose, ai loro orli, a quella luce particolare, finitima, da giorno morente già dentro la notte, che ne rivela la realtà profonda, emozionale, Damiani si apre a una disponibilità nuova all’oltranza e alla visione, che prolifera però, nella sua fedeltà a se stesso, dalle cose stesse. E’ una disponibilità anche al buio, al vuoto della Storia. Continua a leggere
Cieli Celesti, di Claudio Damiani

La poesia di Claudio Damiani è un incontro. Pensi di leggere delle poesie e invece ti incontri con il mondo, l’universo infinitamente grande e infinitamente piccolo dei suoi versi sorprendenti. C’è sempre qualcosa da scoprire, nel mondo, e quindi nella poesia di Damiani. Ti sembra di aver letto tutto, che non si possa dire più nulla – di un gatto, di un fiume, di una stella -, ed ecco che invece lui ricomincia, come nulla fosse. Un lirismo abbandonato che si riprende subito e si fa ragionamento surreale, più convincente di qualsiasi logica filosofica o scientifica. Continua a leggere
Il miglior poeta contemporaneo è Beppe Salvia, suicida nell’85
Uno dei poeti che più amo si chiama Claudio Damiani. È stato lui ad aprirmi una breccia luminosa sulla poesia italiana contemporanea. Non sono laureato in lettere, l’ultimo poeta “studiato” a scuola è Salvatore Quasimodo. E poi? Alla poesia mi ero avvicinato autonomamente, spinto pure dal fatto che nel paese in cui vivo era nato un poeta dal nome altisonante: Libero de Libero. Continua a leggere
Rosa Salvia su “Ode al Monte Soratte”, di Claudio Damiani

Comincio lentamente a leggere e provo subito una sensazione di infinita tenerezza per questo Monte Soratte, piccolo, spelacchiato (dal lato romano) così come una voglia di abbracciarlo come si fa con un nonno che ha intensa esperienza di vita alle spalle. Mi affascina poi la traduzione, ‘in giovanili endecasillabi’, dell’ode oraziana, quel carpe diem che nulla ha a che vedere col vacuo edonismo. Continua a leggere
Così tanto (la poesia di Claudio Damiani)

La poesia di Claudio Damiani è fragile e forte, vera, il contrario della pubblicità che ammorba le giornate, un antidoto da portarsi dietro in caso – assai probabile – di avvelenamento da demenza indotta. L’umanità che emerge dai suoi versi si toglie l’armatura e resta indifesa, come dire autentica, capace di riconoscere l’assurdità inaccettabile dell’odio e di ogni distanza artificiale. Continua a leggere
Sorso di notte potabile, di Flaminia Cruciani
Quand’ero ragazzo non si faceva altro che parlare di poesia “orfica”. Se penso a quanto questo orfismo fosse nell’aria e nelle bocche di tutti, perseguito e ricercato da tanti, mi stupisco di come di tutto quel gran polverone non sia rimasto niente. Se provo a pensare ai decenni passati e mi metto a cercare anche una sola poesia che si possa dire veramente orfica, non me ne viene in mente nessuna. E più ci penso e più niente, il deserto. Forse, in poesia, è così, quando una cosa la si cerca, non la si trova.
Mi è capitato di leggere recentemente un piccolo libro uscito nel 2008, da Lietocolle, dal titolo Sorso di notte potabile. L’autrice è Flaminia Cruciani, archeologa (è membro della missione italiana a Ebla) nonché esperta di glittica, iconografia, percezione visiva, ipnosi, discipline analogiche e non so quant’altro. Continua a leggere
Alessandra Palombo, Mestieri

Alessandra Palombo, Mestieri, (Giuliano Ladolfi Editore, 2014)
di Claudio Damiani
Alessandra Palombo ha la capacità di ingabbiare cose e farle apparire. E’ una magia perché l’oggetto prima è invisibile, poi esce fuori dal cappello come una colomba. Nella poesia le parole sono sempre “costrette”, nel verso, nella forma, nella metrica. Alessandra le costringe ancor più, come quando scrive tautogrammi, ossia testi in cui le parole sono costrette a cominciare tutte con una stessa lettera. Sembra un gioco ma per lei non è un gioco. Il tautogramma gli era servito ad esempio, in un prezioso libretto intitolato Tautogrammi d’amore e d’amarore (Liberodiscrivere, 2005), a parlare della costrizione amorosa, “i lacci d’Amor” petrarcheschi, quella condizione di impotenza e superpotenza insieme, d’essere prigioniero e libero nello stesso tempo (“e ardo e sono un ghiaccio; / e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; / e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio”, diceva Petrarca). Continua a leggere
Ti stringo la mano mentre dormi, di Elena Buia
Da Ti stringo la mano mentre dormi
di Elena Buia Rutt
Fuorilinea, 2012
Prefazione di Antonio Spadaro S. I.
Postfazione di Claudio Damiani
Lo spazio di Dio
In questa casa
ultimamente
nessuno più parla di Dio.
Eppure a volte all’improvviso
spingendo da puledri
la macina dei giorni
si apre nel silenzio
uno spazio d’aria
che quando
lo attraversi
sorridi piano
come nevicasse.
Stamattina leggendo una poesia
L’arte poetica di Claudio Damiani
di Rosa Salvia
Desidero iniziare il mio viaggio nell’universo poetico di Claudio Damiani, non senza aver prima ricordato una fondamentale dichiarazione dello stesso Damiani: “Non credo più nella poetica. Se penso al “Fanciullino” di Pascoli, mi viene da dire: quella non è una poetica, ma un’arte poetica esattamente come l’Ars di Orazio. Perché, dietro di esse, c’è la lingua. La lingua è ciò che unisce la poesia universale. E’ qualcosa di oggettivo, di già dato, di tradizione, di natura, di memoria, mentre la poetica è soggettiva, linguaggio, cioè impossibilità di comunicare, critica della comunicazione. La soggettività nella poesia è solo un certo modo di plasmare la lingua, ma la lingua è già data, e anche la poesia è già data, come la vita”. Dalla introduzione di Franco Buffoni al testo Poesia Contemporanea – Secondo quaderno italiano, Edizioni Guerini e Associati (1992). Continua a leggere
Francesco Dalessandro, L’Osservatorio
di Claudio Damiani
L’osservatorio è un poema, o un “romanzo in versi” come ci suggerisce Domenico Adriano nella bandella, composto di quattro sezioni: la prima, la seconda e la quarta sono costituite, ognuna, di dodici poemetti (da ricordare che la prima sezione era già uscita, in plaquette, nel 1989, con lo stesso titolo), mentre la terza sezione è una lettera. Cominciando a leggere colpiscono soprattutto i paesaggi, le vedute. Sono vedute romane, piuttosto periferiche: viene da pensare a Pasolini, ma anche alla vedutistica romana del sei-settecento. Continua a leggere
QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.67: “Guardiamo quello che ci sta vicino…”. Claudio Damiani, “Poesie (1984-2010)”, a cura di Marco Lodoli
“Guardiamo quello che ci sta vicino…”. Claudio Damiani, Poesie (1984-2010), a cura di Marco Lodoli, Roma, Fazi Editore, 2010
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di Giuseppe Panella*
L’introduzione di Marco Lodoli è simpatetica e molto toccante ma precisa. Dopo aver descritto il suo soggiorno a Parigi in qualità di giovane artista a disagio ovunque ma speranzoso di scoprire il segreto di ciò che aveva caratterizzato la grande stagione delle avanguardie storiche, in primis il Surrealismo, lo scrittore romano racconta ciò che avvenne al suo ritorno a Roma:











