Rinascita come armonia tra essere e divenire. Claudio Damiani

di Francesca Piovesan

Lasciarsi coinvolgere appieno nella lettura dell’ultimo libro di Claudio Damiani (Rinascita, Fazi, 2025) vuol dire vivere un’avventura estetica e di senso in qualche misura onirica. Ciò è in gran parte dovuto al linguaggio impiegato nonché al sovrapporsi dei piani temporali narrati.
La letteratura contemporanea si confronta spesso con il problema della frammentazione del tempo e l’autore lo fa tramite una poesia che affonda nella rimembranza dell’infanzia e nella concretezza della natura, con il proposito di recuperare le radici dell’esperienza.
Analizzare questo testo permette, dunque, di riflettere sul ruolo della scrittura come strumento di conoscenza e di riappropriazione di sé di fronte al senso di disgregazione proprio del mondo contemporaneo e sul tentativo, peraltro riuscito, di restituire l’unità attraverso la semplicità luminosa della visione.

In Rinascita l’itinerario poetico si apre con un viaggio nel ricordo che è insieme scavo e fondazione. Damiani non evoca l’infanzia per nostalgia, ma per esplorare la dimensione originaria dell’essere, quella in cui ogni oggetto, ogni gesto, ogni respiro appare per la prima volta. Il villaggio minerario, con la sua terra rossa e la luce cruda, diventa un luogo assoluto, un microcosmo dove la vita si mostra nella sua forma primitiva e sacra. La bicicletta, il cane, le mani sporche di terra non sono reminiscenze ma segni, frammenti di un mondo che si offre come rivelazione. In questa discesa nella memoria, il poeta non ricostruisce un passato perduto, ma lo riattiva: la parola poetica riporta alla superficie ciò che era sepolto, come un minatore che scava non nel buio della miniera, bensì nella sostanza stessa del tempo. Egli recupera la realtà vissuta e riconsegna all’origine la sua innocenza.
Il tema del corpo costituisce un altro elemento di particolare interesse; nel libro il corpo infantile è integrato con la natura, conosce con il tatto, la fatica, il respiro. La terra aderisce alla pelle e diventa parte dell’identità; la materia è viva e la vita si manifesta in essa. Il corpo, in Damiani, è trasparente, luminoso e, tramite questo, si rivela una spiritualità concreta, grazie alla quale si oppone alla fuga dall’esperienza.
Il tempo non è un flusso lineare, ma uno spazio di ritorno: il tempo del poeta adulto, infatti, si sovrappone a quello del bambino. Ogni passo nel villaggio è un attraversamento della memoria e la ripetizione non è chiusura ma rinnovamento. Lo scrittore costruisce un’epica della quiete: l’eroismo consiste nel restare, non nel partire.
Il linguaggio è la scena su cui si gioca il senso ultimo della ricerca dell’autore, il quale sceglie una parola essenziale, pura, che si affida alla realtà senza tradirla. La poesia diventa atto di fiducia nel mondo, una prosa poetica in cui la narrazione accoglie dentro di sé la poesia, trasformandola in un flusso più disteso, ma non meno intenso. In questo modo il passaggio dal verso alla prosa non rappresenta una rottura, ma un’evoluzione naturale della stessa voce, che si amplia senza smarrire la sua intimità e la sua essenza meditativa.
In Damiani la lingua è un vetro limpido attraverso cui vedere e fa di essa non uno strumento, piuttosto una forma di esperienza: la parola infatti non descrive il reale, lo crea. Da qui si evince una tensione assoluta verso il Tutto.
Nel finale di Rinascita, il poeta si riconcilia con sé stesso, accetta il ciclo della vita, la coesistenza di perdita e continuità: l’infanzia non è più un altrove, ma una presenza che si ricrea nel tempo. La rinascita coincide con la consapevolezza del limite, con l’armonia tra essere e divenire.
Pertanto, l’ultima visione del libro non è altro se non un dire di sì al mondo, nonostante la sua imperfezione.

Un pensiero su “Rinascita come armonia tra essere e divenire. Claudio Damiani

  1. Giorgio Stella

    Enorme poeta Claudio Damiani, in attorno al fuoco nella mia edizione pag. 81 c’è tutta la poesia dimenticata e poi scritta. Grazie coglierò l’occasione.

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