POESIA POLITICA.36. Giovanni Nuscis

 

Questa mattina grigia di silenzio

e di aria fresca e ferma

calata tra i palazzi e sui cortili;

 

che muove dentro cose

che non sappiamo.

 

Per questo parli sempre meno

tutte quelle teste altrove

che chissà cosa guardano

e ascoltano.

 

Neanche loro, forse

hanno bisogno di parole

se non le poche liete che rassicurano

quelle di un’eterna madre che sussurra

li ascolta e li comprende.

 

Parli poco

e speri che chi incroci

sia un poco come te,

né apatico, né confuso, né deluso

che guarda il lato buono delle cose,

 

che preferisce al troppo il vuoto

il silenzio al rumore.

 

Vorresti ancora credere

a valori comuni

a una sintonia possibile

coi tuoi simili,

 

che ognuno

non pensi solo ai suoi problemi

ai successi, ai piaceri.

 

Ma ad un corteo che sfila,

per una delle molte ingiustizie

quanti si unirebbero?

 

Scarsa o nessuna

è la fede in qualcosa, in qualcuno

-non solo nell’eroe negativo

della cronaca,

ma in quello che dovrebbe

rappresentarti nelle istituzioni,

le cui soluzioni sono di rado

adeguate ai problemi;

intanto che cresce il potere

e la ricchezza di pochi,

facciata cadente della democrazia.

 

Si parla perciò solo di quello

che si vuole sentire,

quello che le forze dominanti

coi loro media vogliono si dica;

mediocrità fa il verso alla mediocrità

silente e opportunista;

 

oppure si parla di guerre

e la parola d’ordine è difenderci,

cavando i miliardi

come acqua dalle pietre;

poi tutti a festeggiare

per l’andamento positivo dell‘economia

per il prestigio mondiale del Governo,

 

e la cronaca, sparata qua e là

per strappare lacrime e attenzione,

montare rabbie e rancori

utili alla causa dell’autocrazia.

 

Tutto lasciamo fare e raccontare,

rilassati su una spiaggia

o davanti ad una pizza con gli amici,

rassegnati ormai all’illusione

quotidiana ed eterna

che sono i governi.

 

Queste parole soffiate nell’aria

si disperderanno

a lettura finita o interrotta

per noia e per stanchezza.

 

Non sono mai giuste le parole ed i toni

per arrivare alla radice dei problemi

per giungere al cuore della gente.

 

Sono onde, le parole, che non si frangono,

non stazionano abbastanza nello spazio

di attenzione necessario

a convertirle in energia trasformativa;

 

si sgonfieranno, bolle ostinate

come vento gelato che cede al tepore.

2 pensieri su “POESIA POLITICA.36. Giovanni Nuscis

  1. Speranza

    Apprezzo di Giovanni l’infaticabile lavoro di esprimere in poesia temi così ostici. La poesia civile che dà voce a riflessioni pacate e profonde.

    Rispondi

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