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César Vallejo,

a cura di Giorgio Stella

Pietra nera su una pietra bianca

Morirò a Parigi con la pioggia,
in un giorno del quale ho già il ricordo.
Morirò a Parigi – e non esagero
forse, come oggi, un giovedì d’autunno.

Di giovedì sarà. Oggi che proso
questi versi e ho indossato a tradimento
gli omeri, è giovedì, e mai come oggi
mi vidi solo dopo tanto andare.

César Vallejo è morto, lo picchiavano
tutti e a nessuno lui fece del male;
lo legnavano sodo e duramente

lo cinghiavano: sono testimoni
i giorni giovedì, l’osso degli òmeri,
i sentieri, la pioggia, l’esclusione…

César Vallejo

a cura di Giorgio Stella

Un uomo passa con un pane a spalla. Posso scrivere dopo sul mio sosia?

Un altro si siede, si gratta, estrae un pidocchio dall'ascella, 
                   lo ammazza.
Con che coraggio parlare di psicanalisi?

Un altro mi è entrato nel petto con un palo in mano. 
     Parlare poi di Socrate col medico?

Passa uno zoppo che dà il braccio a un bimbo. 
      Posso leggere, dopo, André Breton?

Un altro ha freddo, tossisce, sputa sangue. 
È ancor lecito un cenno all'Io profondo?».

La poesia della settimana. César Vallejo

I passi lontani

Mio padre dorme. Il suo sembiante augusto
riflette quanta pace è nel suo cuore;
è ora così dolce…
se un po’ d’amaro è in lui, forse son io.

Quanto è sola la casa! Ancor si prega.
Senza notizie dei figlioli anche oggi.
Mio padre ecco si desta, ausculta la
fuga in Egitto, il ristagnante addio.
Così vicino è ora;
se qualcosa è lontano in lui, son io.

E mia madre si muove là negli orti,
saporando un sapore ormai insaporo.
Così soave è ora,
così ala, così effusa, così amore.

Quant’è sola la casa! Non v’è chiasso
né notizie né verde né bambini.
Se qualcosa d’infranto è in questa sera,
e che scricchiola e scende,
sono due vecchie strade bianche, curve.
Il mio cuore per esse avanza a piedi.

[César Vallejo, Se sopravvive la parola, a cura di Antonio Melis, Corriere della Sera, 2009, p. 41]