POESIA E POLITICA.39. Giovanni Nuscis

EUROPA

 

 

Avrei voluto vederti e misurarti

tutta: a piedi, in treno, su corriere o navi

nuove o sgangherate.

Da Nuorgam a Lampedusa

da Cabo da Roca a Sulina.

 

Stanco ma felice, e libero.

Le mappe consumate

scorrendoci sopra le dita,

per sapere l’indomani

dove andare, come arrivarci.

 

Mia piccola, lunga vita

quanto ti ho amata e t’amo, ancora.

Non ostante i dolori

e le troppe ingiustizie. Eppure, vedi:

ho potuto stare in questo mondo

più o meno come sono

e non è poco: vuol dire

che tutto allora è possibile?

 

Ci sarà in ogni tempo

un prepotente e un egoista,

e sempre ci saranno i fragili

da sfruttare e sottomettere,

fino a quando esisterà l’uomo

coi suoi istinti

la sua naturale imperfezione,

il misterioso equilibrio

in lui, di male e bene.

 

Noi possiamo solo provare

a capire e contenere il peggio.

Noi per primi, coi nostri limiti

dobbiamo lottare

perché le istituzioni ci ascoltino,

affinché non decidano per noi

cose orribili come già è stato fatto:

sulla pace e sulla guerra

sull’ambiente e il futuro del pianeta,

su ogni tema che incide fortemente

sulle nostre vite.

 

Ma un Parlamento

-o altra assemblea istituzionale

deve o non deve sempre esprimere

l’intero popolo sovrano

per essere realmente democratico?

Così il Governo da esso nominato. [1]

 

 

Ogni legge, ogni atto di governo

è altrimenti compromesso

da questo vulnus originario.

L’infelicità e l’insoddisfazione di un popolo

per la politica non è dunque speculare

alla legge elettorale?

La democrazia sta morendo,

chiunque l’osserva

ne percepisce il gemito.

 

Ogni ingiustizia sociale principia

dalle norme che selezionano

la specie politica; innanzitutto

dalla conventio ad excludendum

dei partiti di governo nei confronti

di ogni nuovo soggetto che si candida;

facendolo morire sulla culla

col suo carico di idee ed energie.

 

Le soglie di sbarramento poste

dalle leggi elettorali:

ghigliottine della democrazia.

I premi di maggioranza:

premesse per l’autocrazia,

per la perpetuazione incontrastata

e baldanzosa del potere,

dimezzandogli  il lavoro

per piazzare i suoi uomini

fidati nelle istituzioni,

per imporre le sue istanze:

là dove invece vorremmo i migliori,

i più retti e capaci.

 

E’ più democratico un Governo

che rappresenta un quarto

oppure la metà dell’elettorato?

 

Non può esserci Europa

né buon ordine mondiale

senza l’ascolto e la partecipazione

dei popoli, senza legare

la cultura di ognuno, senza

il confronto di idee e visioni.

 

Se riaffiorerai di nuovo, Europa

sarà in un villaggio di confine,

da incontaminate anime millenarie

capaci di vedere e di segnare

in un mondo complesso

un più alto destino

partendo dalle ceneri di questo.

 

Giovanni Nuscis

 

 

[1] <Il diritto di voto non può essere limitato…> (Art. 48, co. 4 Costituzione); <Il suo esercizio è dovere civico.> (Art. 48, co. 2 Costituzione.  Ma <E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese> (Art. 3,co.2 Costituzione).

4 pensieri su “POESIA E POLITICA.39. Giovanni Nuscis

  1. Speranza

    La poesia di Giovanni Nuscis è sempre più testimonianza di impegno civile e lucida riflessione politica.
    La speranza, se riusciamo ad immaginarla, rinascerà ai confini di questo odioso presente, in una lontana periferia, nella marginalità incontaminata di “un villaggio di confine”, dalle ceneri di questo mondo.

    “Se riaffiorerai di nuovo, Europa

    sarà in un villaggio di confine,

    da incontaminate anime millenarie

    capaci di vedere e di segnare

    in un mondo complesso

    un più alto destino

    partendo dalle ceneri di questo.”

    Il pensiero va a Pasolini, alla domanda del poeta sulla
    tomba di Gramsci.

    “Mi chiederai tu, morto disadorno,
    d’abbandonare questa disperata
    passione di essere nel mondo?»
    (Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci)

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