EUROPA
Avrei voluto vederti e misurarti
tutta: a piedi, in treno, su corriere o navi
nuove o sgangherate.
Da Nuorgam a Lampedusa
da Cabo da Roca a Sulina.
Stanco ma felice, e libero.
Le mappe consumate
scorrendoci sopra le dita,
per sapere l’indomani
dove andare, come arrivarci.
Mia piccola, lunga vita
quanto ti ho amata e t’amo, ancora.
Non ostante i dolori
e le troppe ingiustizie. Eppure, vedi:
ho potuto stare in questo mondo
più o meno come sono
e non è poco: vuol dire
che tutto allora è possibile?
Ci sarà in ogni tempo
un prepotente e un egoista,
e sempre ci saranno i fragili
da sfruttare e sottomettere,
fino a quando esisterà l’uomo
coi suoi istinti
la sua naturale imperfezione,
il misterioso equilibrio
in lui, di male e bene.
Noi possiamo solo provare
a capire e contenere il peggio.
Noi per primi, coi nostri limiti
dobbiamo lottare
perché le istituzioni ci ascoltino,
affinché non decidano per noi
cose orribili come già è stato fatto:
sulla pace e sulla guerra
sull’ambiente e il futuro del pianeta,
su ogni tema che incide fortemente
sulle nostre vite.
Ma un Parlamento
-o altra assemblea istituzionale
deve o non deve sempre esprimere
l’intero popolo sovrano
per essere realmente democratico?
Così il Governo da esso nominato. [1]
Ogni legge, ogni atto di governo
è altrimenti compromesso
da questo vulnus originario.
L’infelicità e l’insoddisfazione di un popolo
per la politica non è dunque speculare
alla legge elettorale?
La democrazia sta morendo,
chiunque l’osserva
ne percepisce il gemito.
Ogni ingiustizia sociale principia
dalle norme che selezionano
la specie politica; innanzitutto
dalla conventio ad excludendum
dei partiti di governo nei confronti
di ogni nuovo soggetto che si candida;
facendolo morire sulla culla
col suo carico di idee ed energie.
Le soglie di sbarramento poste
dalle leggi elettorali:
ghigliottine della democrazia.
I premi di maggioranza:
premesse per l’autocrazia,
per la perpetuazione incontrastata
e baldanzosa del potere,
dimezzandogli il lavoro
per piazzare i suoi uomini
fidati nelle istituzioni,
per imporre le sue istanze:
là dove invece vorremmo i migliori,
i più retti e capaci.
E’ più democratico un Governo
che rappresenta un quarto
oppure la metà dell’elettorato?
Non può esserci Europa
né buon ordine mondiale
senza l’ascolto e la partecipazione
dei popoli, senza legare
la cultura di ognuno, senza
il confronto di idee e visioni.
Se riaffiorerai di nuovo, Europa
sarà in un villaggio di confine,
da incontaminate anime millenarie
capaci di vedere e di segnare
in un mondo complesso
un più alto destino
partendo dalle ceneri di questo.
Giovanni Nuscis
[1] <Il diritto di voto non può essere limitato…> (Art. 48, co. 4 Costituzione); <Il suo esercizio è dovere civico.> (Art. 48, co. 2 Costituzione. Ma <E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese> (Art. 3,co.2 Costituzione).

agonia della democrazia, ma la poesia non si arrende
Grazie Antonio.
La poesia di Giovanni Nuscis è sempre più testimonianza di impegno civile e lucida riflessione politica.
La speranza, se riusciamo ad immaginarla, rinascerà ai confini di questo odioso presente, in una lontana periferia, nella marginalità incontaminata di “un villaggio di confine”, dalle ceneri di questo mondo.
“Se riaffiorerai di nuovo, Europa
sarà in un villaggio di confine,
da incontaminate anime millenarie
capaci di vedere e di segnare
in un mondo complesso
un più alto destino
partendo dalle ceneri di questo.”
Il pensiero va a Pasolini, alla domanda del poeta sulla
tomba di Gramsci.
“Mi chiederai tu, morto disadorno,
d’abbandonare questa disperata
passione di essere nel mondo?»
(Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci)
Grazie, Speranza.