
E’ un romanzo che tocca nel profondo, questo di Elena Pigozzi ambientato ad Ancona tra il 1943 e il 1944.
La storia s’intesse intorno a una vicenda reale: il difficile momento per la popolazione italiana e anconetana dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, con Mussolini liberato dai tedeschi dalla prigionia sul Gran Sasso e posto al comando (sotto il controllo tedesco) della Repubblica sociale di Salò. Ancona, come buona parte dell’Italia, fu occupata dai tedeschi con violenze e deportazioni, e bersagliata da ben centottantaquattro bombardamenti da parte delle forze alleate.
All’interno di questo quadro drammatico e caotico alcune donne e uomini, sarte e factotum che lavoravano all’interno della caserma Villarey, su impulso di una di loro, Alda Renzi Lausdei, autentica eroina, riuscirono a sottrarre dalla prigionia e dalla deportazione in Germania quattrocento militari italiani camuffandoli con abiti femminili, per superare i controlli dei tedeschi.
A rendere il racconto emotivamente pulsante sono le vicende personali e familiari dei protagonisti –in particolare, di Laura, Alda, Milo – e gli alterni stati d’animo segnati dal dolore per le morti, per la lontananza dei propri cari, per le distruzioni e la precarietà sospesa che sembrava non vedere fine.
La storia, avvincente, ci riporta a un tempo oscuro in cui s’intrecciano destini ma anche altre storie, come quella della comunità ebraica di Ancona e del rabbino Elio Toaff, miracolosamente scampati alla deportazione; e quella, ancora, delle miserie e nefandezze dei rappresentanti di un regime morente ancora più incattivito, corrotto, insidioso.
Il racconto si snoda con brevi capitoli, e va apprezzato l’equilibrio dell’impianto e il tocco sensibile dell’autrice nelle descrizioni dei contesti e dei sentimenti dei protagonisti: precise senza essere cariche, consentendo così al lettore di costruire dentro di sé la sua parte di storia tra gli interstizi di una vicenda comune, in fondo, a tutti noi almeno sul piano emotivo. Così che le duecentotrenta pagine del romanzo scorrono veloci lasciando un segno profondo. Soprattutto a chi conosce Ancona e la ama, come lo scrivente.
Giovanni Nuscis
ELENA PIGOZZI
LE SARTE DELLA VILLAREY
La resistenza con ago e filo
MONDADORI 2025
