Ciao, Matteo

Con grande dispiacere, apprendiamo della morte, oggi, dopo lunga malattia, del poeta Matteo Fantuzzi, una delle personalità di spicco della sua generazione per talento e preparazione, per sensibilità civile. Era nato a Castel San Pietro Terme il 23 giugno 1979, e aveva esordito nel 2008 con Kobarid che gli era valso il Premio Camaiore nella sezione giovani. Nel 2017 era uscito il suo secondo volume di poesie La stazione di Bologna, per Feltrinelli.

E’ stato direttore della rivista Atelier.

Il suo impegno critico lo ha visto collaborare con editori (Giulio Ladolfi Editore, come direttore di collana), e con quotidiani e riviste.

Ha ideato e curato i volumi La linea del Sillaro (Campanotto 2006), analisi e mappatura della poesia in Emilia Romagna, e La generazione entrante (Ladolfi 2011), antologia dedicata alla generazione dei giovani poeti italiani nati negli anni ’80; lo scorso anno, con Isabella Leardini, aveva pubblicato Post ’900. Lirici e narrativi (Giuliano Ladolfi Editore 2025).

La morte di un poeta lascia sempre un vuoto enorme, per l’attesa, spezzata, di uno sguardo sensibile e acuto sul nostro difficile mondo.

Le nostre sentite condoglianze ai familiari e agli amici più stretti.

 

*

 

Lettera a Enrico (Da: La stazione di Bologna – Feltrinelli 2017)

 

 Caro Enrico, spero tu stia bene.

Qua le cose vanno fino a un certo punto

e poi si fermano. Tu non crederesti a quello

che è accaduto in questi giorni

e non ti parlo solo del partito, le cose

non si sono ricucite ovunque, qua si cambia

per non cambiare niente e nelle stanze buie

se ne stanno ancora tutti quanti.

Io non so che dirti Enrico

non sappiamo nulla delle stragi dopo così tanti anni

che si perdono nella memoria luoghi, eventi,

fatti: e tutto vale quanto il suo contrario

ci accontentiamo di mangiare giorno dopo giorno

le bucce che ci scendono dal tavolo per terra

e che si sporcano di polvere. Enrico adesso

non si crede e basta, si pensa solo a respirare

a pelo d’acqua salendo sopra gli altri morti,

s’infierisce sopra i corpi senza compassione, senza pianto.

Enrico spero che a te almeno tutto vada meglio,

spero tu non soffra, spero tu non sappia perché credo

non vivresti come non facciamo noi nel quotidiano.

Ti saluto come con un padre e un fratello

assieme, con l’affetto di chi non si conosce

eppure ti cammina accanto. Salutami Pier Paolo.

 

 

Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista negli anni delle contestazioni e delle stragi, morto a Padova l’11 Giugno 1984 dopo essere stato colpito quattro giorni prima da un ictus durante un comizio che comunque volle portare a termine. Al suo funerale parteciparono un milione di persone, quasi tutte con l’Unità sotto braccio.

 

 

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