Archivi autore: robertorossitesta

Provocazione in forma d’apologo 299

Avendo sognato che sempre più spesso tornavo in un cinema dov’ero l’unico spettatore, e nel quale all’inizio si proiettavano film affascinanti, e poi via via sempre più scadenti; e che a un certo punto, interrottasi la pellicola, sullo schermo cominciava a scorrere la scritta “MEDICE…” subito soverchiata da una risata tanto forte da svegliarmi; avendo dunque fatto questo strano sogno, e non venendone a capo, mi sono rivolto al mio collega di stanza, celeberrimo saggio e smorfiatore.
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Provocazione in forma d’apologo 296

Capodanno 2028. Il Presidente, solo nel suo studio davanti al computer, sta lanciando alla Nazione il solito, rituale messaggio.
La sapiente regia automatica, per aiutarlo a metterci un po’ di calore, gli fa sfilare immagini colte al volo dalle case degli spettatori: volti intenti, sorridenti, persino con qualche lacrima di commozione.
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Provocazione in forma d’apologo 295

Un lutto dietro l’altro in famiglia. In questi momenti il mondo del sonno e della veglia sono ancor meno distinguibili del solito: è come se la porta di passaggio fosse rimasta aperta, e per quanti se ne vanno tanti ritornano. A volte come presi in un ingorgo si presentano tutti insieme, ma senza destare sorpresa né impressione. E alla fine arriva anche lui, il nonno un po’ tonto, da vivo impedito nei modi e nella parola; ma da morto, bisogna puro dirlo, figura assai meglio.
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Provocazione in forma d’apologo 294

“Vecchio, che fai?” una voce mi fa sobbalzare, ed alzo lo sguardo su un giovane con una maglia senza maniche coperta di scritte, le braccia coperte di tatuaggi e i canini rivestiti di metallo che mandano lampi alla luce della lampada sulla mia scrivania.
“Come, che faccio? E tu, come sei entrato?”
“Non cambiare discorso.”
“Io come vedi sto scrivendo, esattamente la Provocazione in forma d’apologo 294.”
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Provocazione in forma d’apologo 291

Quarant’anni fa, ragazzotto fresco di patente, percorrevo spesso una strada di gran traffico. In un punto di particolare intasamento, dove si andava a passo d’uomo, ogni volta vedevo un tale seduto su un muretto, e avevo tutto il tempo d’osservarlo: sempre lo stesso soprabito e una gran massa di capelli bianchi e lisci che spiovevano su una faccia imberbe, da bambino; spiccavano da sotto le palpebre semichiuse due occhi attentissimi che non guardavano il passaggio delle auto, ma più oltre, forse gli asfittici cespugli di un campetto pelato che si stendeva dall’altra parte della strada.
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Provocazione in forma d’apologo 288

La sensazione di cadere che si prova quando ci si addormenta (tanto spiacevole che a volte ci si sveglia) non dura che un attimo; appena sotto i nostri piedi, invece dell’atteso baratro, si trova la cima di un monte sulla quale atterriamo dolcemente; e innanzi a noi si stende un comodo sentiero che porta a fondovalle, dove ci vengono offerti buoni cibi. Se si accetta si resta per sempre; se si rifiuta a tempo debito si torna indietro, verso il risveglio. Questo viaggio avanti-indietro può essere compiuto innumerevoli volte, anche se pochi ne serbano memoria.
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Provocazione in forma d’apologo 284

Nella mia trafelata routine oggi c’è un motivo d’affanno in più: devo correre a casa perché aspetto Marco, mio amico e vecchio compagno di scuola, bricoleur esperto e attrezzatissimo, che deve farmi una riparazione delicata. Ricorro sempre a lui quando non si tratta di ordinaria amministrazione, anche se il suo intervento mi costerà una cena in un ristorante di grido ben più cara della parcella dell’artigiano o del tecnico più esosi; ma in certi casi non lesino, perché solo con lui ho la certezza di lavori fatti a regola d’arte.
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Provocazione in forma di apologo 283

Da quanti anni non passavo in questa via! Ma le chiavi del portone e dell’appartamento, chissà perché, non le lo ho mai gettate, sono rimaste nell’anello di ferro insieme alle altre, a quelle nuove.
Molto è cambiato nella via, si stenta quasi a riconoscerla. La vecchia casa invece no, è sempre lei, o almeno al primo sguardo così sembra.
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