Non l’avresti creduto che, non appena salita, avresti sprangato lo scompartimento e ti saresti piazzata a guardare di fuori: già oltre il recente passato, tutta intenta al paesaggio, senza più velleità di trattenere lo scorrere.
Continua a leggere
Archivi autore: robertorossitesta
Provocazione in forma d’apologo 281
C’è stato un tempo in cui ci si metteva di fronte allo specchio, si valutavano disarmonie e imperfezioni e si decideva magari di ricorrete al sarto per mitigarle almeno alla vista, in un gesto di civiltà verso gli altri e di carità verso se stessi (la vanità, per favore, è un’altra cosa). E ciò comportava una sequela infinita di atti faticosi e dispendiosi in termini di denaro e di tempo: prima le molteplici prove, poi le continue attenzioni, la costanza nella manutenzione ordinaria e in quella straordinaria.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 280
Da ragazzo Umberto abitava in una cittadina dove proprio dietro la sua casa c’era una montagnola. Tutti i ragazzi del luogo, come prova di valore, dovevano salire fino in cima di corsa, senza fermarsi neppure per un attimo. Chi non ci riusciva veniva poi per sempre dileggiato, o peggio ancora ignorato come una perfetta nullità.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 279
Anfesibena è un mitico serpente con due teste, una per ciascuna estremità, con gli occhi risplendenti come fari; reca in sé la possibilità d’ogni cosa, simboleggia la lotta che oppone Bene e Male.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 278
Un potente aveva dei nemici personali e alcuni di essi, venuti a conoscenza dell’antica usanza di darsi la morte sulla soglia di colui dal quale si ritenesse di aver ricevuto gravi torti, presero a superare nottetempo le sbarre della sua cancellata ed a suicidarsi nel suo ameno giardino, sotto il suo bel portico. Il potente, sbuffando, aveva dato ordine di portar via quei corpi prima di giorno, di modo che quasi nessuno si accorgeva della cosa, o si poteva fare le viste che fosse così.
Continua a leggere
Chagall, di A. P. de Mandiargues

Léger e Delaunay, racconta Chagall, gli rimproveravano (prima del 1914) di essere un pittore «letterario».
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 277
Nella saletta della lungodegenza dove sto dando da mangiare a mia madre ci sono altri malati in carrozzella e altri parenti; un unico malato mangia da solo, nel tavolino accanto. Ha le mani che tremano e sembra che le muova a casaccio, versandosi più pappa in viso e sul bavagliolone che in bocca; ma ha un’espressione che senza affatto essere idiota si può tranquillamente dire beata.
Però a un tratto s’adombra, posa il cucchiaio, si avvicina biro e taccuino che stavano in un angolo del vassoio e comincia a scrivere, certo a fatica, ma con gesto che in lui pare più naturale di quello di cibarsi.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 276
Che il piccolo condominio dove sono venuto ad abitare avesse qualcosa di strano l’ho capito un paio di giorni dopo il trasloco, quando, nell’- e dall’appartamento che sul campanello recava scritto “Don Franco R…”, ho visto entrare e uscire più volte una bella giovane dall’abbigliamento disinvolto che ogni volta scambiava con un uomo la cui voce proveniva dall’interno battute dal contenuto decisamente intimo.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 275
Esco di corsa come al solito dalla casa di città dove vivevo da solo. Giunto a un paio di isolati mi accorgo di avere dimenticato la borsa e faccio dietrofront.
Continua a leggere
provocazione in forma d’apologo 274
Pochi istanti prima di morire, stringendomi più forte la mano, la mia cara compagna ha mormorato: “Adesso devo andare, se posso ti scrivo, a presto”, parole che mi hanno stupito visto che fino ad allora era stata lucida, ma che subito dopo si sono un po’ perse nel vortice di dolore e di incombenze di quei giorni tremendi.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 273
Trovarsi nel parcheggio di un supermercato con il carrello della spesa pieno e accorgersi di non avere più le chiavi dell’auto ermeticamente sigillata non è certo una bella esperienza.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 272
Casa mia è piena d’orologi. Più per bellezza che per altro: per camminare camminano, ma uno solo segna sempre l’ora esatta; ed è molto simile a molti altri, e poi muta spesso di posto, per cui è assai difficile distinguerlo.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 271
Per quanto le cose non andassero poi tanto male l’umore era plumbeo, così, fatto insolito, l’uomo decise di entrare in un bar a bersi una birra. Fatto ancora più insolito si guardò intorno, e gli parve di vedere un tale che lo guardava a sua volta.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 270
Dovendomi recare nella piccola città dove risiede il maestro di un tempo, ora vecchio, spero di non incontrarlo e a tal fine pongo in atto qualche trucco innocente; e invece, come capita, la prima persona che incontro è proprio lui, con orecchino e stracci variopinti, certo per confondere la nuova compagna che subito scambio per sua nipote.
Continua a leggere
Frammento
Ieri sera in bancarella ho comperato per due soldi una vecchia edizione delle “Aventures de Télémaque” del Fénelon. Ritiratomi a casa la stavo esaminando con comodo quando dalle sue pagine polverose e tarlate è uscito un foglio ancor più polveroso e tarlato che portava alcuni versi scritti in una grafia incerta, evidente frammento di una composizione più ampia.
A una prima lettura non mi sembravano appartenere ad alcuna poesia nota, così li ho tradotti alla brava ed ho salvato la traduzione nella memoria del computer, eccola:
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 269
A un vecchio dalla vista lunga venne presentato un giovane bello e intelligente, forte e generoso; tutti ne esaltavano i meriti e gli pronosticavano una grande riuscita nella vita. “È vero” disse il vecchio “questo ragazzo ha molti meriti e certamente può riuscire bene. Ma, non saprei come esprimermi, lo vedo ancora incompleto, è come se gli mancasse qualcosa.”
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 268
L’uomo, ultimo discendente di una grande famiglia in rovina e indagatore del mistero, leggeva fumando nello studiolo della sua casa nei caruggi della città vecchia. La stanza, oltre il breve cerchio di luce della lampada, era nell’ombra. A un tratto, l’uomo provò a una gamba una sensazione nota, che non dipendeva da un formicolio interno, da una corrente d’aria o dal tocco di un essere vivo.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 267
Ma che bella passeggiata arrivare fin dove la città finisce, anzi finiva, e vedere che da tanto nessuno si è spinto fin qui!
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 266
Il soldato che per sfuggire alla morte scappò a Samarcanda non vi giunse che vecchio, dopo peripezie a stento immaginabili.
Appena giunto, poiché gli occhi erano rimasti quelli di una volta, vide di lontano una vecchina grinzosa e tutta bianca; anche lei lo vide, e come poterono i due si corsero incontro e si abbracciarono.
Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 265
Da bambino, un giorno che vagabondava con il suo cane, s’imbatté in un piccolo incendio. Subito spedì Fido, un botolo di provata intelligenza, a cercare soccorsi, e lui si diede a versare sulle fiamme acqua attinta da un vicino rivo col secchiello che portava sempre con sé, insieme a tutto l’armamentario “per le emergenze”.
Continua a leggere
