Provocazione in forma d’apologo 276

Che il piccolo condominio dove sono venuto ad abitare avesse qualcosa di strano l’ho capito un paio di giorni dopo il trasloco, quando, nell’- e dall’appartamento che sul campanello recava scritto “Don Franco R…”, ho visto entrare e uscire più volte una bella giovane dall’abbigliamento disinvolto che ogni volta scambiava con un uomo la cui voce proveniva dall’interno battute dal contenuto decisamente intimo.

Mi sono sempre fatto i fatti miei, ma nel contempo mi è sempre piaciuto capire. E quello che ho scoperto mi ha davvero sorpreso: nel condominio ci sono dodici alloggi, ma sommando i nomi che si trovano sui citofoni, sulle buche postali e sui campanelli non si arriva alla ventina di nuclei familiari che ci si potrebbe attendere, ma a più del doppio. E non perché in ogni alloggio stiano ammonticchiate diverse famiglie (sui cartellini non si leggono più di due cognomi), ma perché, se si fa bene attenzione, sui citofoni ci sono dei nomi, sulle buche degli altri e sui campanelli degli altri ancora. Ciò che è successo è presto detto: il condominio non si è curato di far rimuovere le indicazioni di chi se ne andava, e chi arrivava nella quasi totalità dei casi non ha ritenuto importante segnalare su citofono, buca e campanello le proprie generalità, non su tutti e tre almeno. Così nessuno ha pensato di togliere l’indicazione del buon Don Franco R… nel cui alloggio dopo la sua morte un paio di anni fa si è stabilita la simpatica coppia moderna che ha sollecitato la mia indagine. Questa allegra anarchia sconcerta e un po’ disturba solo un paio di barbagianni ligi come me, che ancor prima di insediarmi ho fieramente collocato tre fiammanti cartellini con il mio nome onorato. Chi ho discretamente sondato per capire come si risolvevano certe situazioni pratiche si è mostrato stupito a sua volta: per la posta non c’è problema, tanto il postino scarica tutto nella cassetta esterna per la pubblicità e non suonerebbe comunque; quando arriva qualcuno che conosci ti fa uno squillo col cellulare, tu vedi chi è e se vuoi ti fai vivo e gli apri; quanto poi ai “seccatori” (il termine usato è stato diverso) quali notificatori, esattori e figure consimili, se fanno un po’ di fatica è tutto di guadagnato.

(Mi sono dato del barbagianni ligio e ribadisco l’autogiudizio, ma egualmente continuo a domandarmi da dove sia nato un atteggiamento del genere, che un tempo poteva essere giustificato solo in territori malavitosi e che ora mi dicono si diffonda un po’ dappertutto.
La risposta che arrivo a darmi, in attesa di altre da altri, è la seguente: in un’epoca di nickname e di avatar, nonché della crescente indifferenza della collocazione spaziale dei soggetti, i modi di riconoscimento e di contatto seguono altre vie; lungo le quali sovente un viandante vale un altro, ed un morto o un (mal)vivo fanno più o meno lo stesso.)

13 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 276

  1. robertorossitesta

    Gentile robysda,
    non voglio nemmeno dire che si deve avere il nome in ditta alto due metri scritto con i neon a intermittenza.
    Ma ci sono cose dalle quali non si può (non si poteva) prescindere: il nome sulla buca, il numero sulla guida. Lo so, sono vecchio e soprattutto rompiscatole.
    Un saluto,
    Roberto

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  2. riccardo ferrazzi

    Confesso: da un lato la penso esattamente come te, ma dall’altro avrei tanta voglia di dare la disdetta alla Telecom per il mio telefono fisso. Non ne posso più di essere interrotto – rigorosamente ore pasti, mentre sto aprendo la bocca per ingoiare la prima forchettata di pastasciutta – da improbabilissimi personaggi che, in un italiano stentato, vorrebbero trattenermi al telefono per illustrarmi l’ultima proposta di Vodafone, di Enel o di Vattelapesca!

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  3. robertorossitesta

    Caro Riccardo,
    confesso anch’io: il fisso non ce l’ho più, ma questo ovviamente è l’unico motivo per cui non compaio (più) in elenco.
    (I tuoi personaggi dall’italiano stentato devono essere italiani, in genere gli stranieri dei call center parlano un italiano ottimo.)
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. Carla Bariffi

    farsi i fatti propri pare sia diventata un’impresa difficile per tutto il paese!
    comunque, la prossima volta che dovesse telefonare qualcuno, diffidalo!
    è una provocazione come un’altra;-)

    ciao Roberto, in bocca al lupo!

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  5. matteotelara

    Caro Roberto,
    devo ammetterlo, e non so se la cosa sia un bene o un male, ma mi riconosco molto, e per motivi che adesso non ti sto qui a spiegare, nei condomini della tua storia…
    Grazie e alla prossima!

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  6. robertorossitesta

    Cara Carla,
    personalmente distinguo il sacrosanto farsi i fatti propri nel rispetto degli altri dal solipsismo menefreghistico di molti che non vogliono dare a Cesare neppure quel poco indispensabile per far funzionare le cose al minimo della decenza, salvo ovviamente il loro diritto di continuare a lamentarsi.
    E’ gente che dell’entrata in clandestinità prende esclusivamente la parte comoda, ma alla quale poi seccherebbe assai mangiare la pizza tiepida perché il pizzaboy non l’ha localizzata prontamente.
    In bocca al lupo anche a te,
    Roberto

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  7. robertorossitesta

    Caro Matteo,
    mi hai messo una certa curiosità. Certo, mi piacerebbe sapere con esattezza attraverso le tue parole, ma in base a quello che mi sembra di capire ti rispondo comunque: questi miei pezzi vogliono o non vogliono essere delle provocazioni? Contro certi atteggiamenti, mica contro gli individui – e va bene, a volte anche contro certi individui, ma non contro gli amici di sicuro.
    Grazie e alla prossima a te,
    Roberto

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  8. elisabetta bordieri

    “E’ gente che dell’entrata in clandestinità prende esclusivamente la parte comoda, ma alla quale poi seccherebbe assai mangiare la pizza tiepida perché il pizzaboy non l’ha localizzata prontamente”-
    E qui si apre un mondo di pensieri (e soprattutto parole) su gente con anime contorte!
    Grande Roberto!
    Abbraccio

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  9. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    macché contorte (magari!), soltanto comode.
    (E così ho trovato il modo per farmi prendere definitivamente in uggia.)
    Ciao ciao,
    Roberto

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