Provocazione in forma d’apologo 279

Anfesibena è un mitico serpente con due teste, una per ciascuna estremità, con gli occhi risplendenti come fari; reca in sé la possibilità d’ogni cosa, simboleggia la lotta che oppone Bene e Male.

Nondimeno io chiamo Anfesibena anche il treno che mi porta tutti i giorni al lavoro, e dal lavoro a casa. Ha due locomotive, una per ogni estremità, con i musi puntati come frecce verso direzioni opposte; una sola, e diritta, è la lama dei binari. Ma in questa Anfesibena non scorgo lotte fra princìpi; per il carico che trasporta, sonnolento di rassegnazione o frenetico di rabbia impotente, nient’altro (e se c’è dell’altro è ben poco, e per giunta illusorio) che meccanica ripetizione, che indistricabili grovigli fra caso e necessità.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 279

  1. Francesco

    una piacevole scoperta la storia e la rappresentazione metaforica dell’anfesibena, anche se condita da una amara considerazione dispersa tra la rassegnazione e la rabbia. In quel infinitesimo dettaglio seppur illusorio io spero ci sia il seme della speranza, che una condivisione poetica possa alimentare e sostenere nella sua diffusione lenta ma costante, la voglia per un futuro migliore.
    Grazie per la piacevole lettura
    Francesco

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  2. robertorossitesta

    Caro Francesco,
    “dispersa” è proprio la parola giusta, questo è il regno della dispersione e della perdita.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  3. matteotelara

    Quello che mi ha sempre affascinato dei treni dei pendolari è quando per un guasto tecnico (e in Italia accade spesso) si fermano a metà strada tra casa e lavoro.
    E allora succede qualcosa, nelle facce e nelle teste dei passeggeri. Chi telefona, chi sbuffa o chi, semplicemente, guarda fuori dal finestrino e si domanda dove si trovi.
    Ecco, la domanda soprattutto è il regalo più bello che un guasto ad Anfesibena può regalarci…
    Dovremmo porci quella domanda un po’ più spesso.
    Un caro saluto.

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  4. robertorossitesta

    Caro Matteo,
    i treni dei pendolari non mi hanno mai affascinato, e tanto meno adesso.
    Comunque mi fai venire in mente un concorso radiofonico di acrostici su parole assegnate che andava in onda qualche anno fa. Un vincitore per la parola STRADA escogitò: “Scusa, Ti Ricordi Ancora Dove Andare?”.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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