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da qui
A proposito di bene, un tema interessante è quello del Battesimo ai bambini. E’ un criterio pastorale criticato, per l’assenza di consapevolezza: suona come arbitrio, se non, addirittura, circonvenzione d’incapace. Nella comunità cristiana primitiva, si sostiene, il sacramento riguardava i soli adulti, alla fine di un percorso di catecumenato deciso dal soggetto. Altri provano rabbia e insofferenza, vedendosi costretti al pagamento di una raccomandata per chiedere il fantomatico “sbattezzo”. La verità è che il genitore trasmette al figlio ciò che crede il bene, e in questo caso non gli mancano ragioni. La prima è che un atto veramente umano non è mai privato o solipsistico, ma riferito a una comunità; non è un caso che le obiezioni più convinte alla pratica battesimale dei bambini si registrino in un’epoca in cui domina l’individualismo incontrollato. In secondo luogo, il sacramento amministrato a chi non ha titoli o meriti per guadagnarselo richiama alla memoria l’essenza stessa della fede cristiana, che s’identifica con la gratuità, una prassi di dono che è premessa necessaria per ogni conversione presente o futura: possiamo dare agli altri solo se abbiamo ricevuto, e l’offerta primordiale è l’amore di Dio, creatore e redentore dell’umanità. In terzo luogo, il sacramento ai piccoli conferma una legge di natura valida per ogni essere vivente: si sopravvive solo se qualcuno si occupa di noi, assicurandoci ciò che è indispensabile alla vita. In quarto luogo, è un segno di qualcosa che ci supera, nel bene e nel male; l’uomo è un essere in cammino dall’io al tu, impegnato in un processo d’individuazione del suo Sé, una realtà che in qualche modo lo trascende: il sacramento è un segnale indicatore che la persona è chiamata a fare proprio, per non rinchiudersi nella prigione della soggettività. In conclusione, ci sono beni che richiamano e richiedono altri beni, in un circolo virtuoso che finisce con l’attingere alla fonte originaria della vita.

“Battesimo ai bambini. E’ un criterio pastorale criticato, per l’assenza di consapevolezza”
posso anche capire punto di vista, però bambino è sotto protezione dei genitori, loro lo stanno educando insegnando vivere, al modo loro.
Dicendo: non battezzare bambini piccoli, aspettare quando crescono e decidono loro, per me è un po’ come dire: non fate educare bambini, fate crescere selvaggi, e bambino quando cresce impara tutto da solo e decide se vuole andare a scuola per imparare scrivere e leggere, da grande, consapevole.
Ma da altra parte- perché togliere al bambino la bellezza di crescere nel amore, fede, valori belli, nella comunità cristiana?
Tanto da grande si farà le sue esperienze e decide se proseguire educazione di genitori o seguire la sua strada.
Quando qualcosa è permessa a tutti, nessuno la vuole, ma quando la stessa cosa diventa vietata, improvvisamente tutti avranno voglia di avere.
Anni fa, quando nel mio paese era praticamente vietato andare in chiesa, le chiese erano piene di gente, adesso quando tutti liberamente possono frequentare la chiesa, le chiese sono quasi vuote e tanti improvvisamente si dichiarano “atei”.
Chi ci capisce noi umani?!
Anche guardando nella storia- la gente vuole vivere per conto suo, al modo suo, ma quando non c’è la fa più, quando i problemi lo superano, si ricorda di Dio e cerca aiuto in chiesa.
“Alcuni uomini alzano gli occhi al cielo ma vedono solo i ragni del soffitto.”
Jules Renard, scrittore francese
L’amore è consapevolezza.
Il bene sta in noi , bisogna riconoscerlo e poi lavorarci sopra,come il contadino che lavora la terra per avere i suoi frutti. C’è uno sforzo, una inquietudine che si esprime in parole, comportamenti che devono essere esemplari, duraturi, capaci di convincere. Il buon senso, il buon esempio sono preziosi come i diamanti e non fa conto che non siano troppo considerati, oggi : essi perdurano nel ricordo di chi li fa propri e si assimilano come stili di vita,circoli virtuosi,appunto..