C’è stato un tempo in cui ci si metteva di fronte allo specchio, si valutavano disarmonie e imperfezioni e si decideva magari di ricorrete al sarto per mitigarle almeno alla vista, in un gesto di civiltà verso gli altri e di carità verso se stessi (la vanità, per favore, è un’altra cosa). E ciò comportava una sequela infinita di atti faticosi e dispendiosi in termini di denaro e di tempo: prima le molteplici prove, poi le continue attenzioni, la costanza nella manutenzione ordinaria e in quella straordinaria.
Ma ora, per nostra fortuna, tutto questo è finito. Un clic, e si scelgono le proprie combinazioni tra le quasi infinite possibili a partire da una ristretta base di modelli; un altro clic, e si comunicano le proprie misure; ed è tutto. Di lì a poco cominciano ad arrivare i pacchi. Se qualcosa si strappa, si buca o si macchia lo si rimanda, e in mezza giornata eccolo di ritorno, rimesso a nuovo o nuovo del tutto, che importa: tanto è tutto compreso nel modico prezzo dell’abbonamento, non eccettuati lavaggio e stiraggio ad opportuni intervalli. Se poi le misure di qualcuno non rientrano fra quelle che assicurano una buona vestibilità dei modelli a disposizione, niente paura, si accede al Progetto Procuste: qualche giorno di clinica a spese della Ditta ed è tutto risolto. Sembra incredibile che la Ditta si accolli dei costi del genere, ma la Ditta non pensa soltanto al profitto, pensa soprattutto al futuro: il suo obiettivo, coltivato in sinergia con le Ditte sorelle, è quello di un’Umanità Modulare, in cui ogni singolo tassello scivolerà spontaneamente (e, si direbbe, gioiosamente, se a quel punto la gioia non fosse diventata qualcosa di troppo) nel disegno complessivo: senza noiosi problemi, senza assurdi pensieri.

Umanità Modulare, un idea che suona come una forte provocazione, se non fosse che giocando con i tasselli di questa vita, spesso siamo involontari prede del sistema. Si ricorre sempre di più al dettaglio oppure all’accessori per distinguersi come sè solo l’immagine può funzionare per dare diversità, pochi e tra questi sempre di meno (tra quelli che possono manovrare) agiscono secondo un etica ed un anima, oserei dire che nessuno si ferma a interpretare il significato di una poesia, di una favola, di un libro, di un’opra d’arte in generale. E’ importante ed ha valore solo il possesso finché non è raggiunto lo scopo, poi tutto diventa inutile, non solo gli oggetti ma anche l’umanità modulare che deve rimodellarsi secondo la flessibilità del mercato.
Ho apprezzato molto questo articolo che mi ha indotto alla riflessione riportata sopra, che potrebbe non essere pertinente con quello che stava alla base del tuo intervento, ma è uscita spontanea mentre leggevo.
Un caro saluto
Francesco
Pertinentissima, caro Francesco,
grazie e ciao,
Roberto