Un vegetariano, appartenente a una famiglia di vegetariani, nondimeno sognò di andare a pescare e di prendere una grossa trota, la quale, non appena tratta dall’acqua, subito si mise a dirgli:
“Ti prego di non pescarmi, e soprattutto non mi mangiare, perché sembro una trota ma non lo sono”.
Ma l’uomo, sempre nel sogno, pensò a un espediente di quella per evitare la cattura, sicché la pose nel paniere e la portò a casa, dove la moglie la cucinò e la servì in tavola. Tutti la trovarono ottima, meno l’uomo, cui parve non cattiva ma strana, assai strana.
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Archivi autore: robertorossitesta
Provocazione in forma d’apologo 263
Sono al buio e hanno freddo, stanno aspettando senza nemmeno saperlo. Finalmente, come ubbidendo a un comando, le lunghe file si muovono: al passo, al trotto, al galoppo. Quando sono lanciati, da quell’orda si leva un orrendo belato.
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Provocazione in forma d’apologo 262
È ufficiale: il male è sconfitto da secoli, il bene trionfa dovunque, salvo che in questa porzioncella d’universo dove il quadro è confuso per meri problemi di comunicazione, e dove peraltro molti prosperano, i più s’adattano e solo un piccolo resto dura in una resistenza a dire il vero piuttosto risentita e verbosa.
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Provocazione in forma d’apologo 261
Un tempo, quando avevo tempo per queste cose, me ne andavo a leggere in un parco cittadino sufficientemente tranquillo e silenzioso. Un giorno che stavo appunto leggendo (un poeta, qui non importa quale) su una panchina, la sola occupata da me fra molte deserte, comparve un uomo e mi si sedette accanto. Era un barbone, peraltro dall’aspetto abbastanza pulito e in ordine, come appurai sbirciandolo con la coda dell’occhio, anche se non mandava un buon odore. Sedeva dritto, guardando avanti, come se non mi avesse visto, come se io non esistessi. Trascorsero alcuni minuti di silenzio durante i quali cercai di proseguire la lettura. Alla fine l’uomo, sempre guardando avanti, sempre all’apparenza ignorandomi, aprì la bocca e incominciò a parlare:
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Provocazione in forma d’apologo 260
A poco a poco ha scordato tutto di sé e del suo mondo: i suoi amori, dal più recente su su fino al primo; i suoi studi, un tempo così amati; le sue battaglie, persino le poche vittorie; per non dire infine dei sogni e delle speranze.
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Provocazione in forma d’apologo 259
Per tutta la vita, in ottima fede, aveva detto innanzitutto a se stesso e poi agli altri delle mezze verità. Carissime al cuore, e all’evidenza utili a non far precipitare il male.
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Provocazione in forma d’apologo 258
Avevano detto che ogni forma di telesorveglianza automatica doveva essere adeguatamente segnalata. Poi mi accorsi di qualche piccolo drone che si librava su aree “nevralgiche” ben prima che un osannante trafiletto in cronaca ne salutasse l’entrata in servizio, e la cosa non mi era affatto piaciuta.
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Provocazione in forma d’apologo 257
E. era un giovane ufficiale di carriera non proprio monarchico e certo non fascista. Quando venne l’8 settembre si sputò sulle mani e da buon piemontese si disse: “È ora”. Ma subito il diavolo ci mise la coda. Nella primissima azione – ma già quest’espressione è eccessiva, meglio diremo nella prima uscita di trasferimento – si trovò di fronte ad una situazione davvero particolare, con appena un secondo per decidere il da farsi. Lui decise senza sparare e far morti, e adoperandosi poi affinché l’episodio si chiudesse senza danni; eppure da quella decisione scaturì una rappresaglia che si ricorda ancor oggi, come a volte è stato ricordato lui, spesso senza nominarlo, come la testa calda che era caduta nella trappola, che aveva creato il pretesto per quel terribile gesto dimostrativo.
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Provocazione in forma d’apologo 256
Benché avesse una bella famiglia, una bella casa e un buon lavoro, l’uomo non era felice. Anzi, si può dire che per quanto all’indietro si spingesse coi ricordi, felice non era stato mai. Gli era sempre bastato posare lo sguardo o anche solo il pensiero sul suo piede sinistro per essere invaso dalla furia.
Eccolo lì l’estraneo, il nemico! Beninteso, quel piede non aveva nulla di speciale, ed era sanissimo. Bella forza, si diceva l’uomo, quell’escrescenza aliena viveva e prosperava a dispetto ed a spese di lui, del corpo che sentiva suo. Nondimeno, immaginando ciò che gli avrebbero risposto e come lo avrebbero poi trattato, della questione non aveva mai fatto parola con nessuno, in particolar modo con i medici. Sentiva che la cosa doveva risolverla lui stesso, quando l’esasperazione fosse giunta al colmo, quando avesse trovato i mezzi giusti e l’occasione buona si fosse presentata. Finalmente le tre condizioni si verificarono insieme, e lui non si lasciò sfuggire il momento propizio.
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Provocazione in forma d’apologo 255
Suona la campanella, è mezzogiorno: inizia l’ultima ora della vita lavorativa del bidello Antonio. Il cambio dell’ora avviene rapidamente, il bidello Antonio percorre per l’ultima volta i corridoi quasi deserti della scuola. Ma una porta si apre, un professore convocato d’urgenza dal preside lascia l’aula e subito nella classe si scatena la solita gazzarra.
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Provocazione in forma d’apologo 254
Un apprendista muratore ricevette il permesso di erigere nelle pause del lavoro un suo muretto di prova, ed i compagni che lì intorno mangiavano e riposavano lo tenevano d’occhio muovendogli critiche e dandogli buoni consigli. Alla fine della giornata il muretto veniva abbattuto, e l’indomani si ricominciava. L’apprendista era molto felice di questo, e pareva migliorare ogni giorno. Ma un giorno passò lungo il cantiere un tale che scrutata la scena gli si avvicinò e gli disse:
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Provocazione in forma d’apologo 253
Di tre fratelli, il primo era un puro teorico; il secondo, un pratico puro; e il terzo di volta in volta si barcamenava sagacemente fra le posizioni nette degli altri due.
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Provocazione in forma d’apologo 252
Proprio in vista della sua terra promessa i piedi cominciarono a bloccarsi. Gonfi torpidi e dolenti lo costringevano ogni giorno ad alzarsi sempre prima per riuscire a trovare le forze sufficienti a rimettersi in marcia. I dottori a cui si rivolse suggerirono esami che diedero responsi sibillini e prescrissero rimedi che non rimediarono a nulla. Altri gli dissero spicci di non fare storie e andare avanti, e così fece.
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Provocazione in forma d’apologo 251
Un banco vuoto su cui sistemare alla meglio le quattro carabattole che mi sono trascinato dietro per tutta una vita, e, sullo schienale della sedia, una tunica che pare all’incirca della mia misura: giungendo in quest’aula deserta ho capito subito di essere finalmente arrivato a casa.
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Gente di mondo
Al Direttore che gli faceva osservare che, non avendo raggiunto gli obiettivi fissatigli dall’Azienda, purtroppo per quell’anno non avrebbe ricevuto la gratifica, e l’anno seguente, ripetendosi la cosa, purtroppo rischiava la rimozione, un Funzionario faceva osservare a sua volta che il di lui figlio (il figlio, cioè, del Direttore), già promosso quell’anno per il rotto della cuffia, l’anno seguente non ce l’avrebbe proprio fatta, rimanendo purtroppo bocciato.
I due si squadrarono, si soppesarono e infine si sorrisero, addivenendo poi a un accordo soddisfacente per entrambi, che teneva giusto conto delle relazioni e dell’influenze di ciascuno.
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Provocazione in forma d’apologo 250
Da qualche tempo nutro un piccolo gruppo (non oso dire colonia, come per gli altri) di colombe dal collare. Mi affaccio dal balcone e lancio con ampio gesto qualche pugno di becchime e loro, che già mi spiano dagli alberi vicini, subito arrivano e scendono al pascolo.
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Provocazione in forma d’apologo 249
Funzionario e dirigente sono impegnati in un colloquio a porte chiuse, in apparenza uno dei tanti ma reso diverso dalle circostanze; e a dirlo non sono le parole, più o meno quelle di sempre, ma gli sguardi, i toni, i silenzi.
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Provocazione in forma d’apologo 248
L’uomo entra nella filiale di una banca diversa dalla sua, a qualche chilometro dal luogo in cui abita, e chiede di parlare con il direttore.
Dopo una breve attesa viene fatto accomodare. I due si guardano negli occhi un istante, valutandosi a vicenda, poi l’uomo comincia a parlare:
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Provocazione in forma d’apologo 247
Il primo regalo, se così possiamo chiamarlo, che feci a Lidia poco dopo averla conosciuta fu un gran sacco di pan secco per i randagi di cui aveva (ed ha) cura. Restai oltremodo stupito quando mi confessò che rincasando in auto di quel pane, poiché soffriva (come soffre) di languori di stomaco, ne aveva rosicchiato parecchio, pescandolo direttamente dal sacco. Niente è mai come si presenta al primo sguardo, mi dissi.
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Provocazione in forma d’apologo 246
L’uomo ormai quasi canuto vede ancora lo sguardo vuoto e lo scuoter la testa di suo padre mentre in dialetto gli dice “non c’è nulla”, intendendo con questa espressione che la realtà materiale che cade sotto i sensi terreni è l’unica esistente, e pertanto la sola di cui valga la pena di occuparsi.
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