Provocazione in forma d’apologo 255

Suona la campanella, è mezzogiorno: inizia l’ultima ora della vita lavorativa del bidello Antonio. Il cambio dell’ora avviene rapidamente, il bidello Antonio percorre per l’ultima volta i corridoi quasi deserti della scuola. Ma una porta si apre, un professore convocato d’urgenza dal preside lascia l’aula e subito nella classe si scatena la solita gazzarra.

Il bidello Antonio entra e i ragazzi si calmano d’un tratto, tanto il bidello Antonio è benvoluto e rispettato. Come in trance il bidello Antonio va alla cattedra, si siede, e rivolto ai ragazzi gli domanda: “Di che cosa doveva parlarvi oggi il professore?”
“Del concetto di virtù” rispondono quelli.
Allora, inaspettatamente, inaspettatamente anche per lui stesso, il bidello Antonio incomincia a fare lezione. Spiega in profondità il concetto di virtù nei suoi sviluppi storici in una vertiginosa carrellata fra gli autori e i secoli che lascia i ragazzi incantati, a bocca aperta. Anche il professore, in breve ritornato, lo ascolta appoggiato allo stipite della porta dell’aula, incantato e a bocca aperta pure lui. Ma il bidello Antonio non lo vede, parlando guarda avanti e vede solo i ragazzi, tutti insieme e uno per uno.
Poi anche l’ultima ora finisce e la campanella suona proprio mentre il bidello Antonio sta per terminare la sua lectio magistralis. Ma finché il bidello Antonio non ha pronunciato l’ultima parola nessuno si muove né fiata. Dopo, i ragazzi applaudendo gli si stringono intorno mentre il professore gli si avvicina e lo abbraccia. Il bidello Antonio, che si era completamente dimenticato di lui, vorrebbe schermirsi e arrossisce ma il professore sussurra: “Io non immaginavo…”, ed il bidello Antonio, scuotendo il capo e nello stesso tono: “Nemmeno io, nemmeno io”, e chissà se è vero.
Mentre tutti escono il bidello Antonio passa dal suo sgabuzzino a vetri a mettere insieme le quattro cose da portare via, quindi esce anche lui. La sua carriera lavorativa è finita.

10 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 255

  1. Giorgina Busca Gernetti

    Gentile Roberto,
    anche questa volta il tuo Apologo induce a pensare profondamente sulla natura degli uomini.
    Chissà perché mi frulla nella mente l’immagine di un riccio che cade dal ramo (è tempo di castagne!). La dura scorza, irta di aculei, quindi non appariscente per bellezza, si spacca e dalla sua ferita lascia intravedere un dolce frutto lucente.
    Il bene e il bello spesso sono nascosti sotto un’apparenza modesta e quasi insignificante.
    Si deve spingersi oltre il fenomenico: il vero è oltre!
    Un caro saluto
    Giorgina

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  2. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    mi auguro che tutti i bidelli Antonio del mondo riescano a svelare i loro frutti.
    Non tanto per vanamente mostrarli, è ovvio, quanto per efficacemente offrirli.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  3. robysda

    L’abito della vita si cuce addosso a noi, giorno dopo giorno; a volte si strappa , magari quando il respiro soffoca troppo nelle convenzioni, estraendo quanto di più vero si nasconde nei sogni che fino a quel momento erano solo dedicati alla notte.

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  4. robertorossitesta

    Gentile robysda,
    riflessione giusta e opportuna, specie considerando il riferimento ai sogni e alla notte nella sua massima ampiezza metaforica.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  5. Giulia

    Non so perché ma di questa sua pagina, a differenza delle sue altre, che leggo con picere, mi si è bloccata dentro una sola frase : “finché … non ha pronunciato l’ultima parola nessuno si muove né fiata”. Ho pensato ad altre lezioni autorevoli, a certi incontri speciali, a situazioni di verità e bellezza che portano ad un silenzio cogente, dal quale nascono mille domande invisibili. Un silenzio che spaventa proprio perchè tanta è la bellezza e la verità che si diffonde intorno. Insomma certi momenti magici che non ritrovo più. Vedo solo gente spaventata intorno che non riesce più a riconoscere la verità e si fa maestra di menzogne.

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  6. robertorossitesta

    Gentile Giulia,
    fosse solo la paura a indurre tanti a diventare maestri di menzogne.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  7. Elisabetta Bordieri

    In questa vita transeunte, francamente non credo che esistano persone (professori) così.
    Un abbraccio
    Elisabetta

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  8. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    non si chiama Antonio e non fa il bidello ma un professore così l’ho incontrato, ed è per lui che ho scritto questo apologo.
    Un abbraccio a te,
    Roberto

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  9. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    se non ricordo male ne avevi già parlato. Ma l’incanto… aggiuntivo di questo professore è che professore, almeno con tutti i bolli e i crismi, lui non è. La vita l’ha portato altrove e lui non ha dato nemmeno troppi strattoni alle catene che lo avvincevano. Ma quando se ne è presentata l’occasione qualcosa in lui lo ha spinto ad agire, chissà fino a che punto inconsciamente. Per alcuni la sua estemporanea lezione può essere vista semplicemente come un dono, per altri come una specie di risarcimento, per altri ancora persino come la beffa finale, a seconda dei punti di vista.
    Un saluto caro a te,
    Roberto

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