Avevano detto che ogni forma di telesorveglianza automatica doveva essere adeguatamente segnalata. Poi mi accorsi di qualche piccolo drone che si librava su aree “nevralgiche” ben prima che un osannante trafiletto in cronaca ne salutasse l’entrata in servizio, e la cosa non mi era affatto piaciuta.
Poi, da quando ci siamo trasferiti in quest’eremo suburbano (nessuno all’intorno per centinaia di metri se non cani e gatti randagi), ci siamo accorti di essere stati beneficiati di un drone personale.
Già durante gli andirivieni per il trasloco ne avevo avuto la sensazione, che dopo il trasferimento definitivo è diventata certezza: questo piccolo drone, questo droncino se ne arriva ogni giorno poco prima del tramonto e se ne sta librato per qualche minuto presso la cima del melo piantato a pochi metri dalla casa, quasi come se fosse la stella di Rio Bo.
“Quasi come”, ma la stella di Rio Bo era tutt’altra cosa. E “droncino” è un ipocoristico gentile, ma non si vede gentilezza in quell’ordigno arrogante. Che cosa spia? I pasti che offriamo ai randagi di passaggio? La stesura dei miei versi immortali? La preparazione dei piatti vegetariani della mia compagna? Insomma, mi sono detto, qui non si può sorvolare, in nessun senso.
Sono andato in cantina e ho tratto dal baule dei ricordi la mia fionda, l’ho rimessa in ordine e ho fatto qualche tiro di prova (come sempre su bersagli inerti) per verificare che la mia mira leggendaria fosse rimasta quella di un tempo. E quando il droncino, puntuale, è ricomparso, pum-pumfete, l’ho subito colpito ed è venuto giù come un sacco di patate – ma nemmeno, come un sacchetto di noci.
Dopo non più di dieci minuti sono arrivati a prenderlo, senza farsi scrupolo di passare per il cancello che avevo lasciato aperto a bella posta e senza degnare di uno sguardo la finestra spalancata dalla quale, platealmente, li stavo riprendendo.
Se sono in buona fede (la semplice ipotesi mi fa sorridere) si faranno vivi per i canali ufficiali, se non lo sono seguiranno altre vie. In ambo i casi li aspetto.

Ma…magari era solo una libellula! :-)))
Sei tornato alla grande vedo!
Un buon inizio di anno Roberto.
Elisabetta
Cara Elisabetta,
intendi libellula o “libellula”?
Nel primo caso, si potrebbe pensare a un’enorme libellula ottenuta in laboratorio, laboratorio che ne monitorava i movimenti e che poi ne ha fatto ritirare la spoglia. Ma non si trattava di un libellulone: il protagonista dell’apologo è presbite e ha difficoltà nella lettura, ma da lontano ci vede benissimo, come si evince dal fatto che ha abbattuto l’intruso al primo colpo.
Nel secondo caso, le “libellule”, guarda che coincidenza, sono droni che si controllano da smart phone e che possono usare anche i privati, ma non certo per spiare altri privati a casa loro.
Roberto
Io direi che i “libellula” potrebbero (dovrebbero) essere i libretti in cui raccogliere le tue provocazioni in forma di apologo. Mi spiacerebbe assai se restassero disperse nel web!
Caro Riccardo,
troppo buono, grazie. Il fatto è che in questo periodo sembra particolarmente difficile pubblicare. Diamone pure colpa alla crisi che ha le spalle larghe, ma c’entrerà pure il fatto che le cose, almeno per alcuni, facili non lo sono mai.
Un abbraccio di buon anno,
Roberto
Caro Roberto,
ti auguro un buon anno.
Il pensiero d’essere spiata a casa mia mi turba molto, non perché io faccia qualcosa di sconveniente o di pericoloso, ma per tutt’altro motivo.
Tra tutte le ipotesi rimuginate dopo la rapina a casa mia, durante la quale i due “gentiluomini” hanno dimostrato di conoscere perfettamente l’ubicazione dei miei gioielli, come se avessero in mano la piantina dell’appartamento con una freccia verso il “luogo” ove trovarli, questa non mi era venuta in mente!
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
mi spiace per la tua brutta esperienza. L’apologo si riferisce certamente anche alle possibilità in più che la tecnologia mette in mano ai delinquenti; ma, come capisci benissimo, vuole riferirsi soprattutto al controllo totale su ogni cittadino che, grazie a un certo uso della tecnologia, in prima battuta può venire esercitato dalle istituzioni.
Un caro saluto a te,
Roberto
Caro Roberto,
comprendo benissimo qual è l’uso primario dei piccoli droni. Però, come ipotesi tra le altre (binocolo con cui spiarmi da un palazzo vicino, piccola videocamera applicata al lampadario della camera non so da chi e non so quando…), potrebbe starci anche questa.
Si può anche impazzire dopo una mezz’ora passata in compagnia di quei “gentiluomini”!.
Di nuovo un caro saluto
Giorgina
Non che io cada… dalle nubi, come il mio conterraneo Zalone, ma mi fa specie leggere certe cose.
Gentile Giulia,
specie in che senso?
Un saluto,
Roberto