Il primo regalo, se così possiamo chiamarlo, che feci a Lidia poco dopo averla conosciuta fu un gran sacco di pan secco per i randagi di cui aveva (ed ha) cura. Restai oltremodo stupito quando mi confessò che rincasando in auto di quel pane, poiché soffriva (come soffre) di languori di stomaco, ne aveva rosicchiato parecchio, pescandolo direttamente dal sacco. Niente è mai come si presenta al primo sguardo, mi dissi.
Ieri aspettavo l’autobus profondamente rimuginando in me le parole di una conversazione avuta poco prima. Mi viene accanto una donna, commentando la poca puntualità degli autobus, con una frase che riecheggia assai da vicino quelle che stavo rigirando in mente. La guardo: non è giovane ed è segnata nel corpo e nel viso, ha una maglia con qualche buco e pescandoli da una borsa sformata mangia tozzi di pan vecchio; ma parla in modo assennato e che rivela una sicurezza che le vicissitudini non hanno piegato, e nel viso ancora bello splendono due occhi che illuminerebbero qualsiasi notte. “Lei è medico?” mi chiede, accennando alla mia borsa come al solito stracolma. “No, ma sono un frequentatore di medici” rispondo, e penso all’apparecchio medicale che nella borsa porto sovente, ed oggi pure. “Un’altra delle Signore Nere che incrociano il mio cammino e che lo segnano”, mi dico rientrando.
Stasera ho telefonato a Paola, l’amica fiorentina che non sentivo da un po’. Fra le altre cose mi ha raccontato di una singolare coincidenza riguardante me capitatale nel pomeriggio; “E proprio ora tu mi telefoni: siamo teleguidati”, ha concluso. “Certo, non sono coincidenze casuali, sono segni che ci vengono mandati in soccorso quando il cammino si fa più intricato”, le rispondo con una delle mie solite frasi di cui vorrei essere più convinto, ed esserlo sempre.
Al termine della telefonata mi alzo e tiro giù qualche libro dagli scaffali, sfogliando qualche pagina. Vedo un libro di Marina Cvetaeva, la più amata da Paola, ed apro anche quello. Il cuore mi si ferma: nel ritratto di Marina vedo il volto (certo un poco più giovane perché il suo tempo si fermò prima) della Signora Nera di ieri, vedo lo sguardo di Lidia.

L’eterno mistero delle corrispondenze e delle casualità.
Grazie come sempre per la piacevolissima (e come al solito portatrice di numerose riflessioni) lettura.
alone di magia….
Caro Matteo,
grazie a te, anche per la tua foto su Gravatar: in una contesto naturale che dalla mia scrivania, malgrado ogni sforzo d’Immaginazione Creatrice, non sono ancora riuscito a rendere reale 😉 .
Ciao,
Roberto
Cara Elisabetta,
è l’alone che permea ogni momento ed ogni situazione della nostra vita, a meno che non si voglia ad ogni costo negarlo in nome della cosiddetta “scienza”.
Ciao,
Roberto