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da qui
Gli studiosi sanno bene che il discorso del monte non esiste, che da te non è mai stato pronunciato così come il primo evangelista lo presenta. Luca, in forma più sintetica, lo colloca in pianura, secondo la sua idea di un Dio che scende nell’abisso dell’umano, per poterlo intercettare. Matteo, dal canto suo, pensa a Mosè, nell’atto di ricevere le Tavole sul Sinai: evoca la legge che tu, nuovo Mosè, insegni con autorità, riunisce catechesi sparse, frammenti di predicazione, li assembla in un disegno tutto suo. Ciascuno dei sinottici raccoglie materiali che elabora seguendo una sua logica, producendo una propria teologia. Tutto questo non ti scandalizza: sai bene che il messaggio si è diffuso per via orale, e solo più tardi è stato messo per iscritto da comunità dai profili assai diversi; che i papiri furono copiati, in condizioni d’emergenza, da scribi dilettanti, spesso analfabeti, personaggi propensi a infarcire i sacri testi non solo di errori di grammatica, ma anche di ritocchi dettati dalla loro prospettiva personale. Quale fu il destino di questi documenti già precari? Spesso ne entravano in possesso persone per le quali essi erano utili soltanto per attizzare il fuoco. Dopotutto, il vero miracolo non fu la guarigione del lebbroso, o dell’indemoniato, ma il fatto inaudito che il cuore dell’annuncio, in un modo o nell’altro, sia giunto fino a noi.
A ben vedere, chi avrebbe consigliato mai di non resistere al malvagio, di offrire l’altra guancia a colui che ti schiaffeggia, di lasciare anche il mantello a chi ti cita in giudizio per la tunica? E chi potrebbe insegnare addirittura l’amore del nemico, lasciando ai pagani l’affetto vantaggioso e confortevole del clan, fondamento d’ogni genere di cricca politica e sociale? Nessuno avrebbe chiesto d’essere perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli.
Anche se, di manoscritto in manoscritto, il testo subisce innumerevoli interventi, nessun copista, per quanto ignorante o temerario, potrebbe contraffare un annuncio così sfacciatamente scandaloso, nessuno sarebbe in grado di neutralizzare la forza devastante della tua parola.

Padre nostro che sei nei cieli basta essere certi di questo ttutto kil resto arriveá
La parola di Dio per nostra fortuna non e’ un’informazione ma un’intenzione …
Il nome è nato. Festeggiate le vette del mattino (r.kelen)
nessuno sarebbe in grado di neutralizzare la forza devastante della tua parola.
Solo l’ effetto dell’ Amore vero,puro e sincero può.
avere un effetto devastante fino ad arrivare ai giorni nostri
Non è importante se il discorso sia stato fatto in montagna o in pianura è importante che quel discorso sia arrivato a te,abbia devastato te perché le sue parole potessero arrivare nel tuo cuore,affinché tu possa ascoltare quella voce di sottile silenzio, che senza l’ Amore e in mezzo a tanta confusione non saresti in grado di ascoltare.
” Tanto più se ti cita in giudizio per la tunica”. queste sono parole ,di chi ferito, non comprende l’ira del fratello.
Solo parole e lacrime, che il silenzio e la meditazione, faranno calmare.
Il male fatto,forse è stato anche ricevuto, ma nessuno se ne accorse.
Un seme che passa di terreno in terreno per germogliare fiori e piante variegati. Lo sforzo di con-servare qualcosa che, forse, non si sa neanche bene che cosa dica, ma di cui si percepisce la forza e l’energia. Tutto questo sa di enorme ricchezza. Un Dio generoso che dona la propria Parola d’Amore perché venga diffusa così come vissuta e sentita dai suoi figli. Fortunatamente l’Amore è vita e non mero documento notarile.
A ben vedere anche ogni nostra parola che intendiamo offrire all’altro, se lo spirito è davvero quello del dono, si presterà ad essere elaborata e rivissuta.
Certo che analizzando tutti dettagli,pezzo per pezzo,parola per parola,uno può rimanere confuso e si domanda:quale è la verità?
Vero è se Vangelo hanno scritto quatro persone (oppure quatro scuole di discepoli),mi sembrano normale divergenze,con tempo (la memoria è ingannevole!) e poi,ogni persona ha suo sguardo alla situazione.
A me,sinceramente,importa poco se Gesù qualche frase ha detto sulla montagna o sulla collina o sulla pianura. Per me non cambia niente,perchè io ho Dio nel cuore e nella mente, e questo che conta per me.
Io ho un rapporto speciale con Dio,lo sento la Sua presenza, mi indica la strada quando ho bisogno di aiuto, quando ho bisogno di risposte precise,apro Vangelo (per caso) e Dio mi risponde sempre,problema è che io non sempre lo ascolto. Poi, mi litigo con Dio,ma Lui in silenzio ascolta miei lament, apro Vangelo e Lui mi risponde:”Dio trattiene sempre le promesse”
A me importa poco dei dettagli,se studiosi hanno detto che Gesù aveva 9 o 12 anni quando parlava al Tempio,a me importa poco se ha fatto discorso sulla montagna o nella pianura,a me importa poco se quando Gesù viene crocifisso o pioveva o c’era il sole.
Per me,questo che conta è la presenza di Dio nella mia vita!
Attraverso il Vangelo ho dialogo con Dio!
E questo che conta per me.
COPISTI
“Per la prima volta, pensi che nei punti e nelle virgole, negli spa-
zi bianchi tra una parola e l’altra, l’anima trovi il suo rifugio che al-
trove gli è negato; intuisci che Dio si nasconde tra un nome e un
sostantivo: in principio era il Verbo; non ti è mai stato così chiaro.
E’ Dio che scrive per te, che tesse la sua tela indistruttibile, per-
chè intrecciata di sogni”.
( Salva l’anima – Fabrizio Centofanti)
“Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: -Salve, re dei Giudei!-. E gli davano schiaffi” ( Gv 19, 1-3 ).
Le sofferenze di Gesù hanno preso la loro forma.
Gli umili saranno nel regno insieme a me.
La Parola di Dio non ha confini, passa attraverso la bocca di
Gesù che, non ne è il custode ma, amoroso Verbo incarna-
to, è la -Parola- stessa,unica ed eterna, rivelazione di Dio ai fi –
gli dell ‘uomo.
E’ la Sapienza accanto all’ignoranza, “Se i dominatori di questo
mondo l’avessero conusciuta, non avrebbero crocifisso il Signo-
re della gloria”. E’ il Signore della gloria, Gesù Verbo divino, è
la sua pienezza di bellezza che si espande,che scende negli a-
bissi, risale gli spazi siderali dell’anima, si fa accanto alla fame
o all’incredulità per saziare o illuminare. Non c’è nulla che pos-
sa estinguere il fuoco della rivelazione, non c’è forza, nè
trasmissione imperfetta dell’uomo che possa diminuirla, nulla
che possa opporsi alla sua onnipotenza. E’ destinata ad interrar-
si tenacemente dove Dio stesso ha posto nell’uomo l’infinita
nostalgia del divino.
In fondo, però, noi praticanti, potremmo considerarci un po’ tutti copisti. Portavoci di un messaggio che spesso, purtroppo, non siamo in grado di riportarlo in maniera genuina, conforme all’originale; piuttosto corrispondente alle nostre regole, distorto da volontà, pregiudizi, priorità, tutti elementi sui quali costruiamo la nostra vita, mattone su mattone, fino a crearci la protezione necessaria da contaminazioni e pidocchi del sommerso, dal minimo impatto che potrebbe disturbare quello che individuiamo come equilibrio che ci spetta a tutti i costi. Ma forse il messaggio da copiare è un altro, provare a restare con i piedi per terra, senza aver paura di sognare, lontano dalle abitudini dettate dalla forma e dalla firma, scritta con la monetina di turno che scotta nella tasca, con “battute ingenue “ di una sedicente civiltà che parla di oranghi.
E’ il germe dell’evangelizzare, come del tramandare, o del tradurre, che aggiusta qui e là, nella storia che cambia, che si fa panorama diverso per il centro forte, unico del messaggio di Dio. Talvolta però le parole fanno la differenza, il messaggio può subire grandi alterazioni, penso a quella virgola in Lc 2,14, ma se ne potrebbero citare molte, tutte aggiunte, distorsioni, traduzioni che hanno voluto dire quello iota in più. Eppure anche, proprio questo è fede, accompagnati dalla nostra migliore ragione che scava, ricostruisce, studia scientificamente, credere che la voce potente dello Spirito corre lungo il tempo dell’eterno, sa di che parole vestirsi, come far emergere, nella babele delle parole, l’unico grande messaggio che Cristo ha portato al mondo.