Provocazione in forma d’apologo 260

A poco a poco ha scordato tutto di sé e del suo mondo: i suoi amori, dal più recente su su fino al primo; i suoi studi, un tempo così amati; le sue battaglie, persino le poche vittorie; per non dire infine dei sogni e delle speranze.

Ma a tenerlo, per così dire, in vita è rimasta la sua antica attitudine per numeri e sigle.
Quando prende in mano qualche libro dai suoi scaffali, distinguendolo per codice ISBN, lo senti borbottare: “Ecco qua il …”, “Ma guarda, il …”.
Nei tragitti casa-lavoro e lavoro-casa, quasi gli unici che essendovi costretto ancora si concede, non può di sicuro perdersi, essendo i nomi delle vie in cui abita e lavora costituiti dalle date di eventi storici, date riducibili a una sequenza di cifre.
In ufficio, poi, non parliamone. Avete presente il lavoro di un ufficio contemporaneo? Mica basato sul linguaggio naturale, ma su un’accozzaglia di acronimi e sigle: della quale, manco a dirlo, è maestro.
Di fame non può morire e nessuno gli taglia le utenze per qualche bolletta non pagata, su queste cose è precisissimo, anche perché scadenze e codici di bancomat e carte di credito sono scolpiti in cima ai suoi pensieri con la più grande evidenza.
Ricordando poi a perfezione le password dei suoi vari computer e dei social network ai quali è iscritto riesce addirittura ad avere un simulacro di vita sociale.
Insomma, quelle stringhe alfanumeriche lo certificano vivente, e grazie ad esse mena una forma di sopravvivenza che, avendo appreso le arti congiunte dell’oblio e della contentatura, ha imparato a chiamare, senza ulteriori specificazioni, la sua vita.

7 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 260

  1. Carla Bariffi

    sperando che la vecchiaia non ci riduca così (a dover ringraziare strisce alfanumeriche e codici e quant’altro tiene in vita la vita virtuale) spero tanto che le vie impresse su quelle strade rimanga per sempre a risvegliare la storia (anche individuale).
    quella che avviene per connessione di pensieri e non per avvallamento di numeri.
    un saluto
    c.

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  2. robertorossitesta

    Cara Carla,
    hai colpito nel segno. Almeno una di quelle due date, se anche solo debolmente ricordata non come sequenza di cifre ma per quanto commemora, vale a tenere in vita l’essenziale.
    Aggiungo che l’atteggiamento tratteggiato nel testo non deriva tanto dalla vecchiaia quanto da una risposta rinunciataria a questi tempi.
    Grazie e un saluto a te,
    Roberto

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  3. Elisabetta Bordieri

    E chissà….forse non erano poi così importanti per lui i suoi amori e studi e battaglie e vittorie e sogni e speranze…
    Un abbraccio roberto.
    elisabetta

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    1. robertorossitesta

      Cara Elisabetta,
      non credo proprio, ma a volte per non dover combattere o semplicemente per non soffrire si preferisce lasciarsi andare all’oblio.
      Un abbraccio a te,
      Roberto

  4. Giorgina Busca Gernetti

    Caro Roberto,
    “la sua vita”!
    Oggi è così per molti, non solo per gli anziani, la vita virtuale che il tuo personaggio si è creata, obliando per ragioni sue quella reale delle emozioni, dei sentimenti, in breve dell’anima:
    Ma al tempo stesso questa è una vita quasi obbligatoria per entrare nei vari siti con la parola chiave e simili astruserie dell’attualità.
    Per mia fortuna io ho sempre associato i numeri (che non amo) alle lettere dell’alfabeto e perciò a una parola anche di fantasia per ricordare, ad esempio, il numero della targa automobilistica, vari numeri di telefono, i codici del bancomat e della carta di credito, i codici per ricaricare i cellulari con carta di credito, il codice fiscale e così via.
    Conosco molte date a memoria perché ai miei tempi era obbligatorio impararle, ma alle date io associo e persino sovrappongo l’evento o il personaggio corrispondente, popolando di esseri umani il mondo arido dei numeri che, se sono numeri primi, soffrono anche di “solitudine”.
    Io combatto per non essere trasformata in un robot in questo mondo cui mi sento estranea.
    Un caro saluto
    Giorgina

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  5. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    la mnemotecnica classica che tu hai certamente studiato è sempre una grande risorsa.
    Tuttavia ti confesso che ho per i numeri una forma di venerazione non minore di quella che ho per le lettere, anche se se ovviamente diversa.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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