31. Sarebbe sceso

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da qui

Credevo sempre d’avercela fatta: pregavo, m’impegnavo a non ripetere gli errori, soprattutto gli atteggiamenti seduttivi, gli sguardi, le parole di troppo, l’armamentario logoro che partiva in automatico ogni volta che una donna riusciva a fare breccia. Mi sentivo cosciente, edotto sul da farsi, sulle difese da approntare e la grazia da chiedere con insistenza. Ma l’e-mail appariva puntuale sul computer: no, non ci siamo, sei ancora nella pania. Mi tornavano alla mente i fallimenti, dal quattro in matematica alle elementari – con la maestra Battistoni che informava mia madre nel pomeriggio infame agli alimentari Liberati -, alla buca del compagno di classe, che aveva deciso di snobbare la battaglia tra nordisti e sudisti schierati nella camera, alle attese vane della ragazza bionda, col naso schiacciato alla finestra, e poi su, su, fino ai primi giorni, alle ore in cui venni strappato al calore di mia madre e sottoposto al trauma delle indagini dei medici, mentre dentro si scavava, una volta per tutte, il baratro dell’insicurezza, e un piccolo cuore provava a cercare chissà dove la sua felicità. Solo adesso, tuttavia, comprendevo che il dolore era una voce che chiamava e non avevo voluto mai ascoltare, afflitto com’ero dai miei spasmi; solo adesso intravedevo una flebile luce, nella notte: faticava a farsi strada, ma più diveniva percepibile più evocava qualcosa che avevo già vissuto, quando preso dall’angoscia, prima dell’alba, raggiungevo la canonica e iniziavo a tirare sassolini alla finestra di don Mario. Aspettavo, aspettavo, finché si profilava una lama di luce proveniente dall’interno, e allora ero sicuro che sarebbe sceso, m’avrebbe fatto salire nella stanza e le parole, lentamente, avrebbero placato il mio piccolo cuore che batteva all’impazzata, tra i medici vestiti di verde, gli infermieri con la mascherina, le fiale, l’ovatta, le siringhe…

10 pensieri su “31. Sarebbe sceso

  1. ema

    C’è un posto nel mondo,
    dove il cuore batte forte,
    dove rimani senza fiato,
    per quanta emozione provi,
    dove il tempo si ferma
    e non hai più l’età;
    quel posto è tra le tue braccia
    in cui non invecchia il cuore,
    mentre la mente non smette mai di sognare…
    Da lì fuggir non potrò
    poichè la fantasia d’incanto
    risente il nostro calore e no…
    non permetterò mai
    ch’io possa rinunciar a chi
    d’amor mi sa far volar.

    A. M.

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  2. Ernesta Scappaticci

    ” E allora ero sicuro che sarebbe sceso, m’avrebbe fatto salire nella stanza e le parole, lentamente, avrebbero placato il mio piccolo cuore che batteva all’impazzata”
    Quanti di noi, in alcuni momenti, avrebbero il desiderio di placare il loro piccolo cuore!

    grazie questa pagina è una preghiera!

    ernestina.

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  3. maria grazia

    allora sarebbe sceso ora è sempre con tutti noi e sicuramente ci aiuta insieme a nostro Signore !

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  4. gum

    “venni strappato al calore di mia madre”
    una prova difficile, senza la quale, però, non puoi tentare di salire in quelle stanze.
    Tutto si collega come in una trama perfetta.
    Grazie

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  5. ema

    Dio e’ sceso in mezzo a noi perche’ potessimo salire con Lui.
    Questa la logica di chi ha capito come realizzare il Vangelo nella propria vita.

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  6. pam

    “una lama di luce proveniente dall’ interno”
    “Il regno di Dio è in voi”
    (Lev Tolstoj)

    Ma, spesso, abbiamo bisogno di imparare a scendere le scale per prendere in braccio le nostre insicurezze, e dare spazio la nostra guida interiore.

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  7. F

    INSICUREZZA, reattiva o congenita che sia, si impianta nel cuore, si fa domande, non è mai disamore, piuttosto un martirio inguaribile, una sensibilità allo spasimo, una debolezza? “Non scoprire la debolezza, è l’artificio della forza” (P. Salinas)
    La fragilità: intima essenza dell’anima, forza delicata e finezza, chiave per “l’azzurro sulla menzogna feroce della vita”, può creare disarmonia interore ma ha cuore e occhi oltre il visibile e il potere di trasfigururare il vivere in divinazione , parole in poesia, sentimenti in amore, esperienze in sublimazioni.
    Amore, compiutezza assoluta, come splendi nel mio limite: “ogni forma è una tua epifania”, “uno schianto di luce” che trasfigura qualsiasi orizzonte in un infinito.

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  8. V.O.T.

    Classe 1955, quando sono nato io non c’erano molte ecografie anzi, in caso di problemi se ne faceva una, e non c’era il nido in stanza. Alla nascita tutti siamo stati separati per visite e poi al nido comune, mamma solo per l’allattamento, poi la rivedevi a casa, quel luogo percepito ma mai visto.
    Il più grande trauma della nostra vita dicono sia il parto, prima o dopo è niente in confronto. Dopo, dopo dipende dal rapporto con tua madre, madri assenti, soffocanti, schiaccianti, fredde, apprensive, troppo calorose generano figli diversi, ma non dimentichiamoci che si nasce già con un carattere ben determinato. Accade che non ci sia amore o nonostante l’amore non ci si senta amati e compresi come vorremmo e allora, poiché senza amore non si vive, si supplisce amandosi da sé, e a volte si esagera per cui si diventa narcisi o non ci si ama proprio, convinti di non valere nulla. In fondo se non ci ama la mamma chi può amarci? Nessuno… errore! Qualcuno riempie il vuoto ma siamo troppo presi da noi stessi che pensiamo non sia possibile, oppure si ha paura di perdere l’autocommiserazione, in un caso o nell’altro ci si convince di essere unici, unici ad andare nel verso giusto, ovvero controcorrente, i paladini del tempo che è, quasi sempre distruggendo l’altro, allontanandolo definitivamente.

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  9. agnese

    A volte siamo un po’ masochisti. Cominciamo bastonarsi con pensieri negativi, si concentriamo sul tema- come nella nostra vita va tutto male, quante disgrazie abbiamo passato. Riflettiamo così, per “sentirsi meglio”, ancora più giù. E quanta soddisfazione ci dà sentirsi peggio di prima!
    E così andiamo nella direzione sbagliata- scendiamo giù perché è più facile, e non concentriamoci per salire su, perché questo è troppa fatica.

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