Un banco vuoto su cui sistemare alla meglio le quattro carabattole che mi sono trascinato dietro per tutta una vita, e, sullo schienale della sedia, una tunica che pare all’incirca della mia misura: giungendo in quest’aula deserta ho capito subito di essere finalmente arrivato a casa.
Presto, ma comunque oramai non c’è più fretta, arriveranno gli altri; e forse, anzi quasi sicuramente, non ci rivolgeremo neppure una parola; ma quando cominceremo a cantare e per ogni dove non si udrà che quel canto pieno, pure vi sentirò qualche cosa (magari un’esitazione, un’incrinatura) che un tempo remoto fu mia e che contribuirà a renderlo proprio quale era scritto che fosse.
Allora saprò che tutto quell’errare penoso non era senza senso e compenso.

“Da un certo punto in là non c’è più ritorno. È questo il punto da raggiungere”, diceva Kafka.
E mi sembra tu l’abbia raggiunto.
Buongiorno Roberto.
Elisabetta
Cara Elisabetta,
se parli del punto di non ritorno comune, in realtà lo raggiungiamo alla nascita, e anche prima.
Se invece parli di un punto più personale e legato alla Visione, magari! Ma un giorno ci si sveglia in un modo, il giorno dopo in un modo del tutto diverso.
Un tempo sognavo di riuscire a tenermi la Visione davanti agli occhi come le foche ammaestrate si tenevano sul naso i palloni da spiaggia, ma non ce l’ho fatta. Più imbranato di una foca (come si dice qui in Piemonte), o troppo ribelle all’addestramento, o tutte e due le cose insieme. (Del resto la traversata del deserto può essere la prima prova come l’ultima, e può sempre essere accompagnata da piccoli grandi conforti come la visione trascritta in quest’apologo.)
Comunque grazie e buongiorno a te,
Roberto
non è mai troppo tardi per tornare sui banchi di scuola…
ciao Roberto
Cara Carla,
essendoci un camice da indossare magari è addirittura l’asilo.
Ciao a te,
Roberto
arrivare finalmente a casa….
forse è ciò che non ho mai provato davvero nella vita…
o forse casa è proprio questo .
il vissuto, o ciò che non abbiamo ancora scoperto.
come ben vede, sto ancora errando.: -)
un abbraccio
Ilaria
Cara Ilaria,
purtroppo o per fortuna, in un modo o in in un altro, siamo tutti ancora in viaggio, “errando”.
Sentirci per un momento a casa ci consente di riprendere il necessario cammino con più lena e con un po’ di fiducia.
Un abbraccio a te,
Roberto
Dirò solo, come si usa oggi, “MI PIACE” e tanto, soprattutto quel vento suggeritore che spira tra le tue parole e che ci spinge a tornare alle tante aule dei nostri esami….che continuano, per fortuna!
Cara Giulia,
per queste canne al vento sotto esame spira qualche buon suggerimento, meno male…
Un saluto,
Roberto