Provocazione in forma d’apologo 264

Un vegetariano, appartenente a una famiglia di vegetariani, nondimeno sognò di andare a pescare e di prendere una grossa trota, la quale, non appena tratta dall’acqua, subito si mise a dirgli:
“Ti prego di non pescarmi, e soprattutto non mi mangiare, perché sembro una trota ma non lo sono”.
Ma l’uomo, sempre nel sogno, pensò a un espediente di quella per evitare la cattura, sicché la pose nel paniere e la portò a casa, dove la moglie la cucinò e la servì in tavola. Tutti la trovarono ottima, meno l’uomo, cui parve non cattiva ma strana, assai strana.

A quel punto l’uomo si svegliò con l’addome dolorante e gonfio. Dolore e gonfiore non passarono per tutto il resto della notte, che l’uomo trascorse ad occhi aperti, e nemmeno nei giorni seguenti, per cui dopo una ragionevole attesa fu consultato il medico. Questi, messo a giorni dei sintomi (del sogno certo no), prescrisse i soliti esami di routine, cui questa volta ne aggiunse qualcuno di più approfondito.
L’uomo si sottomise con scrupolo alle indagini e quando ritirò e lesse i referti, non sapendo di medicina ma avendo studiato il greco da ragazzo, da quel fraseggiare sussiegoso nella forma ma nella sostanza perfin troppo cauto capì che era ora di rivolgersi al famoso specialista, famoso per il suo sapere ma anche di più per le sue inaudite stranezze.
Lo specialista pose le domande di rito e ascoltò con pazienza le risposte, lesse i referti, li comparò con i precedenti (l’uomo ne possedeva una bella collezione), infine incominciò a parlare:
“Caro signore, mi rendo conto che i miei colleghi non sappiano che pesci pigliare, e la prendano per un’araba fenice o per una gallina dalle uova d’oro, comunque per un uccello da catturare, tenere ben stretto e spennare. Il fatto è che lei – e qui gli mostrò sullo schermo del computer una galleria d’immagini accoppiate – normale all’esterno, all’interno non è né normale né anormale. Si direbbe piuttosto il rappresentante di una razza aliena, alla lontana simile a noi terrestri, ma proprio solo alla lontana. La circostanza che lei provi quanto meno disagio dimostra se non altro che in fin dei conti è ancora abbastanza terrestre, per il momento almeno…”.
L’uomo, cui l’iniziale riferimento ai pesci da pigliare aveva fatto rizzare le orecchie, a quel punto si fece coraggio e raccontò il suo sogno. Lo specialista lo ascoltò con maggiore attenzione rispetto a prima e alla fine della storia gli disse:
“Ecco, non le dirò che quella trota o non-trota è lei medesimo, e che avendo mangiato se stesso ne sta pagando il fio. Tuttavia lei e quella creatura se non uguali siete molto simili, con la differenza, a vantaggio del pesce, che lui almeno sa ciò che non è, mentre lei di se stesso ignora tutto.
Di questo non la biasimo, perché si tratta di cose difficili da capire e ancor più da accettare, e poi perché in questo non è stato aiutato, in primis dai miei colleghi, per le ovvie ragioni che le ho appena esposte. Ma adesso io le sto parlando chiaro, e lo farò per una volta sola, le consiglio di ascoltarmi bene e di mettere in pratica le mie semplici indicazioni. Non torni da me né vada più da altri. Uscendo di qui lei pagherà un onorario piuttosto alto ma se mi ascolta sarà l’ultimo, io non intendo spillarle altri soldi e lei non vada a farsi mungere da altri miei colleghi che aspettano soltanto quello; né hanno poi tutte le colpe, visto come li stuzzicano quelli come lei.
Dunque, sappia che le è capitata una croce, ma che per uno come lei tale croce equivale a un divano imbottito. Si tenga dunque croce e divano e viva come meglio può. Bene lei non potrà mai sentirsi, ed anzi quando dovesse sentirsi decisamente meglio sarebbe forse un indizio che i suoi giorni su questa terra si vanno facendo brevi. Invece di assumere cure si curi un po’ di se stesso e di chi le sta intorno: beva mangi faccia quello che le pare, sarà come andare sulle montagne russe ma si ricordi che ci andrà su una croce-divano, che con chiodi e imbottiture in certa misura la preserverà dai colpi. E si faccia pure tutte le domande che vuole, ma non si arrovelli troppo per le risposte che sembra che tardino o arrivino con anche troppa solerzia.
E soprattutto – e qui lo congedò, consegnandogli con un sorriso la salatissima fattura – si fidi più della prima trota che passa, che dell’amico più vecchio e più caro, specialmente se medico”.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 264

  1. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    grazie, prendo “strepitoso” non tanto per “bellissimo” quanto per “rumoroso”: quando si crede di aver a che fare con dei sordi l’istinto porta ad alzare i toni, finché non si capisce che c’è dell’altro e allora si cambia tattica – o magari si lascia perdere.
    Ciao,
    Roberto

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  2. gum

    Più che di una grossa trota ( infatti, non-trota) , il vegetariano era pieno di sé, cosa che provoca inevitabilmente forti mal di pancia. Meglio però il tormento della croce che il divano dell’io.
    Buona serata prefestiva.

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  3. robertorossitesta

    Gentile Gum,
    quello di essere farciti di sé è un problema di molti, di quasi tutti, e alcuni ne sono affetti in modi che producono effetti particolari.
    Buona festa del lavoro che non c’è,
    Roberto

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