73. Una corsa a perdifiato

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da qui

Il gioco si faceva duro, ma a ben vedere lo era stato sempre.
Quanto più gli impegni s’infittivano, l’assedio si stringeva e l’istinto di fuga si acuiva, tanto più capivo che avrei dovuto offrire a Dio tutto ciò che m’inquietava. Sapevo che l’occhio del ciclone è la zona più calma di tutta la tempesta: sarei rimasto lì, convinto di non essere travolto dallo scontro tra masse d’aria di temperatura opposta; qualcuno m’avrebbe salvato, come sempre. Mi venivano in mente le parole di don Mario: vuoi vedere che ce la faccio anche stavolta? Nel tempo di Natale del duemila e otto s’era forse ripetuto questo mantra. Superato il momento più difficile, stavamo di nuovo litigando sull’entità del periodo di riposo: un anno, a mio parere; un paio di settimane, un mese – ribatteva -, non di più; e già ripartiva l’estenuante trattativa che animava da anni la nostra convivenza. Ma stavolta non andò così. Era già previsto lo squillo del telefono, la voce di Nuccia, la sorella, che scandiva le fatidiche parole: Mario è morto. Non m’avrebbe abbandonato, ne ero certo: avvolto in un lenzuolo bianco, come un beduino, si sarebbe alzato presto dal tavolo di ferro e plastica dell’ospedale, perorando la mia causa in paradiso. Al Signore sarebbe convenuto esaudirne in fretta le richieste, perché avrebbe ritrovato pace solo avviando una macchina efficiente di soccorsi. Molti credono che Dio se la spassi nel suo regno di delizie, indifferente ai dolori della terra; e invece è una madre sempre in ansia, intenta a vigilare sul Progetto amato. Dio non può essere privato della pace; eppure nemmeno può essere insensibile alla corsa a perdifiato che è la vita, alla preghiera di don Mario che lì, davanti a lui, avvolto nel telo immacolato, come un beduino del deserto, gli ricordava di me, e chiedeva, chiedeva, senza dargli tregua.

10 pensieri su “73. Una corsa a perdifiato

  1. maria grazia

    dei momenti mi prende lo scoramento poi penso che lasù Roberto e don Mario pensano ame epregano il Buon Dio per me e vado avanti cercando anche di sorridere come suggerisci sempre tu!

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  2. gum

    Che parole hai scritto Don Fabrizio!
    Quelle per cui ha un senso l’estenuante ” corsa a perdifiato”; quelle per cui si sta in pace nell’ “occhio del ciclone”; quelle per cui lassù qualcuno ti ama e sta “sempre in ansia” per te; quelle per cui chi chiede “senza tregua” può salvarti la vita.

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  3. ema

    La tempesta

    Con un suono di corno
    il vento arrivò, scosse l’erba;
    un verde brivido diaccio
    così sinistro passò nel caldo
    che sbarrammo le porte e le finestre
    quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
    e fu certo l’elettrico
    segnale del Giudizio.
    Una bizzarra turba di ansimanti
    alberi, siepi alla deriva
    e case in fuga nei fiumi
    è ciò che videro i vivi.
    Tocchi del campanile desolato
    mulinavano le ultime nuove.
    Quanto può giungere,
    quanto può andarsene,
    in un mondo che non si muove!

    Emily Dickinson

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  4. F

    “DIO NON PUO’ ESSERE PRIVATO DELLA PACE”

    E’ vero mio Dio che “non puoi essere privato della pace”, beatitudine eterna, che cos’è allora quella tua inquitudine in quel gesto di salvezza già dal primo giorno del mondo, quando vaticinasti di mandare il Seme di una donna a schiacciare la testa a Satana !
    E che cos’è quel tuo commuoversi delle viscere per il fanciullo prediletto Efrain, e quel ritornare sui tuo passi per amare Non-Amata, quel farti trovare da chi non ti cerca e dire: eccomi, eccomi a che non t’invoca!
    Dolce t’incarnasti, Figlio di Dio, che piangi su Lazzaro e su Gerusalemme e per compassione sani, risusciti, rimetti i peccati e dici che c’è un battesimo nel quale devi essere battezzato e che sei in angoscia finchè non sia compiuto.
    Abisso divino, Amore che conoscerai la passione nella nostra carne:
    ” Vivi di noi sei la verità che non ragiona
    un Dio che pena nel cuore dell’uomo”
    (Turoldo)

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  5. pam

    “Dio.. nemmeno può essere insensibile alla corsa a perdifiato che è la vita”

    ..ecco perché ci sono corse che non possiamo fare con lo sguardo ripiegato, o a testa bassa.

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  6. pmartucci

    Limitata onnipotenza, cantava Turoldo. Parole che mi hanno sempre rasserenato, quel Tutto che tutto può ma che ha voluto trovare confine nelle proprie creature. Amate, ascoltate, accolte con amore di padre e madre, con quelle due mani del padre misericordioso di Rembrandt.

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  7. agnese

    La morte di una persona cara ti schiaccia, ti svuota e rimani “nudo” indifeso davanti dramma di verità. E ti chiedi: perché???
    La mia mamma è morta. Fino ultimo momento credevo in miracolo, perché così mi aveva promesso Dio. Prima mi domandavo che succede se Dio non mi aiuta a salvare mia mamma, e rispondevo che perdo il senso dalla vita.
    Mia mamma è morta. Non credevo perché appena dieci minuti prima ho telefonato a casa.
    Sono rimasta quardando nel vuoto:perchè è andato così?! E mi si sono ricordate le parole di un salmo: e si mettono a ridere di te dicendo dov’è tuo Dio, perché non ti aiutato?
    E poi mi si è ricordato racconto del Antico Testamento dove (se non sbaglio) Giacobbe è stato messo alla dura prova dove suoi famigliari e poi anche lui sono stati colpiti dal male.
    E mi sono detta: potrei dire -Dio mio perché mi hai abbandonato?!
    E invece no! Mi metto a gridare: Vattenne satana!!! Mi hai colpito profondamente, ma non mi strappi la mia anima! Io ci credo in Dio perché vivo! e vivo perché ci credo in Dio! Vattenne satana!

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