Provocazione in forma d’apologo 248

L’uomo entra nella filiale di una banca diversa dalla sua, a qualche chilometro dal luogo in cui abita, e chiede di parlare con il direttore.
Dopo una breve attesa viene fatto accomodare. I due si guardano negli occhi un istante, valutandosi a vicenda, poi l’uomo comincia a parlare:

“Siamo una dozzina di amici stufi delle vostre solite proposte d’investimento. Abbiamo messo da parte le ipocrisie, lei mi capisce, ma vorremmo impiegare meglio i nostri risparmi.”
“E quanto…”
“Cinque, dieci, dica lei…”
“Ah, bene, parliamone…”
“Tuttavia…”
“Tuttavia?”
“All’ultimo momento un paio potrebbe sfilarsi. Sa com’è, pidocchi tutta la vita è dura cambiar buccia. In questo caso, la cifra scenderebbe.”
“E già. In ogni caso…”
“E se…”
“Senta, parli chiaro: lei è solo e non ha nemmeno grandi disponibilità, dico bene?”
“Dice benissimo: solo qualche decina di migliaia, una specie di ultima fiche che assolutamente non posso sprecare.”
“Ah. Ma per uno intraprendente, anzi spregiudicato come lei non dovrebbe essere difficile trovare le strade giuste, che bisogno ha di venire da noi?”
“E perché? Io sarei un dilettante al dettaglio, voi siete professionisti all’ingrosso. Ed è giusto il volume delle operazioni che decide della rispettabilità di chi le compie.”
“Straccione. Straccione e provocatore, sovversivo. Vattene prima che ti faccia cacciare dagli uscieri.”
“Ma i carabinieri non li chiami, eh?”
“Non credere di farmi paura e ringrazia che sono un sentimentale.”
L’uomo scoppia a ridere, si alza e se ne va, non prima di aver preso e intascato dalla scrivania del direttore un oggettino dall’apparenza molto preziosa.

2 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 248

  1. Anna Maria Curci

    Caro Roberto, questa tua provocazione, preziosa anche ben oltre le divertite apparenze, merita un’analisi del lessico scelto, una danza ‘stracciona e sovversiva’ tra pidocchi, vecchie bucce, cifre al rialzo e al ribasso, dilettanti al dettaglio e professionisti all’ingrosso, gettoni da gioco d’azzardo su un tavolo verde che inalbera tutta la sua pretenziosa e logora supponenza. Grazie e un caro saluto, Anna Maria

    Rispondi
  2. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    mi è tornata in mente la storiella (letta, mi sembra, in libro di Guareschi) di quel tale entrato in una casa per chiedere la mano della figlia del padrone, e che se ne esce con un ombrello dimenticato accanto alla porta. “Meglio di niente” commenta. Come dire, non si salva nessuno. Tuttavia….
    Grazie e un caro saluto a te,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *