Al Direttore che gli faceva osservare che, non avendo raggiunto gli obiettivi fissatigli dall’Azienda, purtroppo per quell’anno non avrebbe ricevuto la gratifica, e l’anno seguente, ripetendosi la cosa, purtroppo rischiava la rimozione, un Funzionario faceva osservare a sua volta che il di lui figlio (il figlio, cioè, del Direttore), già promosso quell’anno per il rotto della cuffia, l’anno seguente non ce l’avrebbe proprio fatta, rimanendo purtroppo bocciato.
I due si squadrarono, si soppesarono e infine si sorrisero, addivenendo poi a un accordo soddisfacente per entrambi, che teneva giusto conto delle relazioni e dell’influenze di ciascuno.
Questo accadeva nel buon tempo andato, quando gli affari che mandano avanti il mondo si svolgevano nelle sedi e nei modi opportuno.
Mica come accade oggi, dove tutto (o quasi…) avviene coram populo, un popolo che fa un tifo da stadio o tace basito, come se si trattasse di interminabili televendite di merce d’infima qualità e per di più scaduta.

Come è vero e doloroso ciò che scrivi!
Noi italiani siamo ormai un popolo che si è arreso in questa guerra senza quartiere, siamo tutti “ricattabili” in qualche modo e questo il vero problema: sconfitti e ricattati!
Io amo il mio paese davvero molto, ma nessuno di noi vuole ammettere di non essere in grado di fare qualcosa per cui essere fiero!
Grazie Roberto per queste tue riflessioni, ne aspetto delle altre.
ernestina.
Gentile Ernestina,
la pur giusta amarezza non deve toglierci la convinzione che per tutto esiste una via d’uscita, anche se imboccarla può essere molto costoso e doloroso. Del resto, ciò che non affrontiamo personalmente possono essere altri a costringerci a farlo, e non sempre per il nostro bene, perciò tanto vale…
Grazie a te e un saluto,
Roberto
Dovremmo più che altro eliminare entrambi i modelli comportamentali per instaurare una volta per tutte un sistema di relazioni che non debba tenere conto delle leve che ogni attore è capace di muovere pur di mettere l’antagonista in difficoltà. Sarebbe opportuno semplicemente sancire come illecita (anche e soprattutto moralmente) l’elusione delle norme, della legge. Questo manca in profondità nel mondo in cui viviamo, almeno nel nostro tristissimo, rumorosissimo contesto nazionale.
Caro Marco,
qualsiasi cane di attore può servirsi di una claque, figurarsi il padrone del teatro. Scrivevo sopra che “per tutto esiste una via d’uscita, anche se imboccarla può essere molto costoso e doloroso”: ma tanto costoso e doloroso può apparire il rimedio che a volte sembra preferibile il male, nella folle speranza che quest’ultimo rimanga in qualche modo gestibile.
Un saluto,
Roberto
grazie Roberto,
mi piace molto questo scambio di opinioni.
A presto.
ernestina.