Ieri sera in bancarella ho comperato per due soldi una vecchia edizione delle “Aventures de Télémaque” del Fénelon. Ritiratomi a casa la stavo esaminando con comodo quando dalle sue pagine polverose e tarlate è uscito un foglio ancor più polveroso e tarlato che portava alcuni versi scritti in una grafia incerta, evidente frammento di una composizione più ampia.
A una prima lettura non mi sembravano appartenere ad alcuna poesia nota, così li ho tradotti alla brava ed ho salvato la traduzione nella memoria del computer, eccola:
“Per la sua natura vulcanica
tutto è enorme nell’isola,
anche i cazzi dei pescatori
che si amano tra loro o generano figli
che girano il mondo per fare fortune
che poi sperperano, e tornano vecchi nell’isola
con soltanto il bastante a passare
in stretta modestia i loro ultimi anni,
e a un funerale di terza”.
Poi ho spento tutto e me ne sono andato a letto, ero troppo stanco. Tanto stanco che ho dimenticato il foglio con i versi sul tavolo e la porta aperta. Nella notte la mia vecchia gatta è entrata e ha fatto proprio su quel foglio un vomitino di pelo che l’ha reso illeggibile. È una gatta ammirevole la mia, che cerca sempre di vomitare su un supporto che ritiene sacrificabile, anche se non ha ancora ben chiara la differenza fra il conto della spesa e un incunabolo, posto che in casa mia ne entrasse mai uno. Tutto questo (Fénelon/Télémaque, enormità/esiguità, fuga/ritorno, scialo/risparmio) ha di sicuro una morale, ma stamattina constatando il micro-disastro con gli occhi ancora ingrommati di sonno non ho voglia di ingolfarmi in pensieri di questa fatta, e giro la questione a chi legge.

Penso che abbia centrato il problema subito, senza andare troppo in giro! I gatti sono semplicemente fantastici.
Gentile Vale,
centrato nel vero senso della parola.
Un saluto, Roberto
belli i fogli polverosi e tarlati.
la prossima volta abbi più “cura” della tua gatta che del tuo sonno.
:-)))
abbraccio
Cara Elisabetta,
in genere è la gatta che ha “cura” del mio sonno.
Buona estate,
Roberto
Bella!
nient’altro.
ernestina.
Gentile Ernesta,
grazie!
Nient’altro.
Roberto