Non l’avresti creduto che, non appena salita, avresti sprangato lo scompartimento e ti saresti piazzata a guardare di fuori: già oltre il recente passato, tutta intenta al paesaggio, senza più velleità di trattenere lo scorrere.
Non l’avresti creduto che ti sarebbe bastato, al rallentare a un segnale, un alone di luce dentro a una casa, o un gesto o un oggetto intravisti fra i tanti in quella casa medesima, oppure in un’altra, per dirti che il mondo è lo stesso dovunque; e che dunque non vale la pena di niente, se non di correre incontro a ciò che incontro ci corre, prima che ci travolga o che scarti all’ultimo istante a uno scambio.
Brevissimo è il tempo: che tu scenda a una qualche stazione o che resti qui a bordo non fa differenza: vivrai del presente o dei ricordi di altri — se non cercherai di voltarti, a riprendere quello che hai accettato di perdere.

se non cercherai di voltarti, a riprendere quello che hai accettato di perdere
E’ così, “poche parole” che ci fanno guardare dentro di noi!
Grazie è stato bello leggerla.
ernestina.
intensa lucidità
Gentile Ernestina,
grazie a lei,
Roberto
Cara Lucetta,
si cerca sempre quel punto in cui la lucidità non è ancora paralizzante, ma è un punto difficile da raggiungere e tanto più da mantenere.
Un saluto,
Roberto
Con queste splendide parole, ci offri uno specchio su cui guardare attraverso i nostri occhi quello che ci rimane dentro, di quel vivere quotidiano che scorre inesorabilmente, di cui noi stessi a volte siamo miseri osservatori.
Un saluto amichevole
Francesco
si può vivere anche di uno spazio immaginario, mio caro Roberto…
e questa è la nostra più grande fortuna
cari saluti
c.
Caro Francesco,
troppo buono,
Ciao,
Roberto
Cara Carla,
meglio l’immaginale…
Cari saluti a te,
r.
Il mio arrivo nella città di N.
È avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
È scesa molta gente.
L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
Ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
È avvenuto perfino
l’incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
La Stazione – Wislawa Szymborska
Gentile robysda,
il treno piace ai bambini e ai vecchi, che portano i nipoti a vederlo passare. E generalmente piace agli artisti, anche se non tutte le immagini che ispira loro sono serene o rasserenanti.
Un saluto,
Roberto
Bello trovarti oggi così crepuscolare e intimista.
Un salutone!
Brevissimo è il tempo, essenziale la scelta, anche nell’accettazione: sì. Grazie e un abbraccio, Roberto,
Anna Maria
Cara Elisabetta,
programmo i pezzi da pubblicare con molto anticipo. Oggi, con tutto quello che capita intorno, sono tutto meno che crepuscolare e intimista.
Un salutone a te,
Roberto
Cara Anna Maria,
a volte accettazione e rassegnazione sono divise appena da un capello. E questo è il brutto.
Un abbraccio ate,
Roberto