Provocazione in forma d’apologo 282

Non l’avresti creduto che, non appena salita, avresti sprangato lo scompartimento e ti saresti piazzata a guardare di fuori: già oltre il recente passato, tutta intenta al paesaggio, senza più velleità di trattenere lo scorrere.

Non l’avresti creduto che ti sarebbe bastato, al rallentare a un segnale, un alone di luce dentro a una casa, o un gesto o un oggetto intravisti fra i tanti in quella casa medesima, oppure in un’altra, per dirti che il mondo è lo stesso dovunque; e che dunque non vale la pena di niente, se non di correre incontro a ciò che incontro ci corre, prima che ci travolga o che scarti all’ultimo istante a uno scambio.
Brevissimo è il tempo: che tu scenda a una qualche stazione o che resti qui a bordo non fa differenza: vivrai del presente o dei ricordi di altri — se non cercherai di voltarti, a riprendere quello che hai accettato di perdere.

14 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 282

  1. Ernesta Scappaticci

    se non cercherai di voltarti, a riprendere quello che hai accettato di perdere
    E’ così, “poche parole” che ci fanno guardare dentro di noi!

    Grazie è stato bello leggerla.
    ernestina.

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  2. robertorossitesta

    Cara Lucetta,
    si cerca sempre quel punto in cui la lucidità non è ancora paralizzante, ma è un punto difficile da raggiungere e tanto più da mantenere.
    Un saluto,
    Roberto

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  3. Francesco

    Con queste splendide parole, ci offri uno specchio su cui guardare attraverso i nostri occhi quello che ci rimane dentro, di quel vivere quotidiano che scorre inesorabilmente, di cui noi stessi a volte siamo miseri osservatori.
    Un saluto amichevole
    Francesco

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  4. robysda

    Il mio arrivo nella città di N.
    È avvenuto puntualmente.
    Eri stato avvertito
    con una lettera non spedita.
    Hai fatto in tempo a non venire
    all’ora prevista.
    Il treno è arrivato sul terzo binario.
    È scesa molta gente.
    L’assenza della mia persona
    si avviava verso l’uscita tra la folla.
    Alcune donne mi hanno sostituito
    frettolosamente
    in quella fretta.
    A una è corso incontro
    qualcuno che non conoscevo,
    ma lei lo ha riconosciuto
    immediatamente.
    Si sono scambiati
    un bacio non nostro,
    intanto si è perduta
    una valigia non mia.
    La stazione della città di N.
    Ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.
    L’insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.
    È avvenuto perfino
    l’incontro fissato.
    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.
    Nel paradiso perduto
    della probabilità.
    Altrove.
    Altrove.
    Come risuonano queste piccole parole.

    La Stazione – Wislawa Szymborska

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  5. robertorossitesta

    Gentile robysda,
    il treno piace ai bambini e ai vecchi, che portano i nipoti a vederlo passare. E generalmente piace agli artisti, anche se non tutte le immagini che ispira loro sono serene o rasserenanti.
    Un saluto,
    Roberto

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  6. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    programmo i pezzi da pubblicare con molto anticipo. Oggi, con tutto quello che capita intorno, sono tutto meno che crepuscolare e intimista.
    Un salutone a te,
    Roberto

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  7. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    a volte accettazione e rassegnazione sono divise appena da un capello. E questo è il brutto.
    Un abbraccio ate,
    Roberto

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