Provocazione in forma d’apologo 275

Esco di corsa come al solito dalla casa di città dove vivevo da solo. Giunto a un paio di isolati mi accorgo di avere dimenticato la borsa e faccio dietrofront.

Mentre fra mille penosi ostacoli ritorno a casa mi accorgo ancora di non avere indosso che la canottiera e gli slip, ciò che rende il ritorno davvero indispensabile.
Come sono nell’atrio vedo che per salire c’è soltanto un corrimano di ferro cui bisogna appendersi, spostandosi a forza di braccia come acrobati o scimmie. Così faccio, ma quando giungo in cima alla scala che non c’è il corrimano finisce, e di porte nemmeno l’ombra.
Allora guardo di sotto e vedo un andirivieni di ragazze e ragazzi vocianti nessuno dei quali guarda in alto e che certo non fanno caso a me lì appeso per aria.
A questo punto so che si tratta di un sogno ma ugualmente, o forse proprio per questo, mi dico: “Ci hai pensato altre volte, adesso hai l’occasione per vedere che cosa succede”. E puntati i piedi in una sporgenza del muro per concentrare le forze mi rannicchio e spicco il salto.
Ma mentre sono in volo mi sveglio, perfettamente calmo e piuttosto deluso.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 275

  1. elisabetta bordieri

    Tutti i sogni terminano all’alba.
    Alcune volte è davvero meglio così.
    Buona mattinata!

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  2. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    siamo ancora in volo, indecisi (per quanto sta in noi) se schiantarci nel sogno o contro la realtà. Stando a ciò che si legge sui giornali (di là o di qua? di qua, di qua!) propenderei per la prima.
    Ciao,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Cara Lucetta,
    fra sogno e realtà c’è una gara nella quale spesso le parti sembrano impegnate a dare il peggio di sé. In ogni caso, sapere è meglio che ignorare, anche se è più doloroso.
    Un saluto,
    Roberto

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