1. Essere o non essere

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da qui

Stiamo vivendo un’epoca di transizione: sui primi anni del secondo millennio dopo Cristo si sono addensate profezie di diversa provenienza, sacra e profana. Descrivono scenari preoccupanti: di guerre, di violenze, di fine, in qualche modo. Sono sicuro che, di vaticini come questi, si possa fare a meno: è sufficiente leggere il giornale per capire il futuro che ci aspetta. Scivoliamo in un imbuto di barbarie da cui è impossibile qualunque risalita. A che si deve un quadro così cupo? Il secolo ventesimo è stato segnato dal non essere: sgretolata ogni certezza sui valori umani e trascendenti, ne è seguita una ricerca imperniata sull’io, la sua libera espressione, insofferente ai punti di riferimento formatisi nel corso di una lunga tradizione. Ad ogni postazione conquistata si è lanciato un grido di esultanza, un inno di gioia per l’ennesimo riscatto da vincoli pregressi. Si sono rase al suolo realtà antropologiche universalmente condivise, facendo riecheggiare una domanda antica: Che cos’è la verità? (Gv 18,38). Dunque, in apparenza, niente di nuovo; ma il fatto è che, nel secolo scorso, la negazione di un essere ben configurato è divenuta sistematica. Non parlo di strutture destinate a crollare in ogni caso: pensiamo a certe presunte autorità, che dietro paramenti paludati celavano una sete di beni e di potere. L’idea che a chi sta in alto incomba, solo per questo, il dovere di servire, è una conquista dell’umanità. Ma si è buttata l’acqua sporca col bambino: non si sono soltanto smantellate le false autorità; nei tubi di scarico è finita la sostanza della vita. E’ interessante l’appello di Gesù riguardo a scribi e farisei: Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno (Mt 23,3). Un capitale etico e spirituale è stato disperso dalla pratica meschina di gruppi di potere, che nulla hanno a che fare con quella che il maestro di Nazaret chiamava verità. E’ da qui che il discorso dovrebbe ripartire: cosa abbiamo eliminato, insieme con gli inutili orpelli di un potere arrogante ed oppressivo? Si tratta di un tema su cui urge un’umile e attenta riflessione.

14 pensieri su “1. Essere o non essere

  1. ema

    Essere felici

    Non esiste alcun dovere della vita,
    vi è solo il dovere dell’essere felici.
    Per questo solo, noi siamo al mondo,
    e con tutti i doveri
    e con tutta la morale
    e con tutti i comandamenti
    difficilmente ci si rende felici l’un l’altro,
    perché non si rende felici se stessi.

    Se l’uomo può essere buono,
    lo può essere solo
    se egli è felice,
    se egli ha in se stesso armonia,
    quindi se egli ama.
    Questo è stato l’insegnamento,
    il solo insegnamento del mondo;
    Questo diceva Gesù,
    questo diceva Budda,
    questo diceva Hegel.

    Per ognuno l’unica cosa importante al mondo è:
    la propria interiorità
    la propria anima
    la propria capacità di amare.
    Se queste sono in ordine
    si possono mangiare miglio o dolci,
    portare stracci o gioielli.
    Allora il mondo risuonerà chiaramente con l’anima,
    tutto è buono,
    tutto è in ordine.

    H. Hesse

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  2. agnese

    “Meno si è, e meno si esprime la propria vita; più si ha, e più è alienata la propria vita.”
    Karl Marx

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  3. agnese

    I primi umani combattevano per AVERE il fuoco, per secoli fino oggi umani combattono ancora sempre per AVERE, vogliono sempre di più, vogliono sempre combattere.
    Tuti parlano di pace, ma in continuo cercano motivi per le guerre.

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  4. agnese

    “Che cos’è la verità?”
    mi si è ricordata la barzelletta di Stephen Bastard:
    “Sono usciti i risultati di un sondaggio effettuato dall’ONU.
    La domanda era: -Per piacere, dica onestamente qual è la sua opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo.
    Il risultato è stato il seguente:
    – Gli europei non hanno capito cosa sia la “scarsità”;
    – gli africani non sapevano cosa fossero gli “alimenti”;
    – gli americani hanno chiesto il significato di “resto del mondo”;
    – i cubani, straniti, hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di “opinione”;
    – nel parlamento italiano, si sta ancora discutendo su cosa sia “onestamente”.

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  5. riccardo ferrazzi

    Già. Oggi domina il pensiero debole. Il Novecento è stato un rasoio di Ockham che ha raso al suolo le certezze. Ma forse, prima di edificarne altri, sarebbe il caso di domandarsi come mai i pensieri forti non erano poi così forti, e si sono usurati.

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  6. Ernesta Scappaticci

    hai ragione, come dici tu prima di scrivere un pensiero è meglio riflettere attentamente.
    appena posso avere un momento di pace, lo farò e lo scriverò.

    la riflessione è importante nella vita, l’ho imparato a mie spese!

    grazie sempre!

    ernestina.

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  7. F

    ESSERE O NON ESSERE
    Essere non basta, nè basta operare se non in conformità al Creatore, che essendo Amore, “infonde e crea la bontà delle cose”, per essere artefici di cieli nuovi e la terra sia nuovamente l’antico giardino di Dio.
    Solo così “il risultato della vita diventa manifesto che l’uomo è la storia”. (Kierkegaar)

    .

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  8. dante

    Per me è stato eliminata la “forza ” della fede cioè la capacità di guardare la realtà che ci si presenta davanti nella sua interezza che è fatta di bene e di male ; come se la realtà di Dio ci fosse sottratta dalla percezione della inefficacia del cristianesimo 🙁 dopo duemila anni non si vede una realtà nuova , il mondo è rimasto discordia, mancanza di pace, lotta reciproca , egoismo, un mondo in cui la merce ed il denaro ha vinto , in cui la conoscenza di Dio si è persa o viene ignorata. )

    Essere o non essere ,per me, riguarda la nostra riflessione sul senso della vita cristiana cioe’
    lo stare sempre attaccati, come l’ostrica allo scoglio, e riconquistare la fede e l’amore in continuità perchè essi , come doni di Dio, non sono mai definitivi ed essere cristiano è molto difficile ,da solo non si va da nessuna parte e si ha sempre bisogno della sovrabbondanza
    dell’amore gratuiito di :Gesù.

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  9. Clown: opinioni

    Impaziente di condividere questa analisi collettiva di ciò che andava effettivamente buttato e di ciò che, invece, valeva la pena tenere o che, addirittura, era vitale mantenere.

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  10. robysda

    Generalizzando, pare sia sempre più difficile fermarci un attimo. Considerando l’alta velocità con cui tutto (s)corre, traffico a parte, rimane sempre meno tempo per pensare, ancor meno – spesso ne facciamo buona giustificazione – per dedicarlo ad attente riflessioni. Così si perdono per strada parole e vita da toccare, a favore di un altro messaggio virtuale – quando c’è – che in qualche modo fa comunque la sua parte.

    Una cosa da cui partirei è il rispetto, delle persone e dei valori, di culture e religioni, uno fra gli elementi necessari alla base di ogni rapporto, per la convivenza in un contesto che si definisce civile e democratico, un filo invisibile che vuole accomunare le persone, a prescindere da tratti somatici e quant’altro. Il rispetto per l’altro richiede impegno e sacrificio; un po’ uno specchio, nel momento in cui riusciamo a equivalere il rispetto per noi stessi con quello per il prossimo .

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  11. pam

    “cosa abbiamo eliminato, insieme con gli inutili orpelli di un potere arrogante ed oppressivo? Si tratta di un tema su cui urge un’umile e attenta riflessione.”

    “..oggi tutti parlano di pace, tutti vogliono la pace, tutti manifestano per la pace. Ciascuno però a suo modo e possibilmente senza pagarne il prezzo.
    La pace è un rischio. La pace si paga.”
    (Carlo Maria Martini, la via stretta della pace )

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