Il soldato che per sfuggire alla morte scappò a Samarcanda non vi giunse che vecchio, dopo peripezie a stento immaginabili.
Appena giunto, poiché gli occhi erano rimasti quelli di una volta, vide di lontano una vecchina grinzosa e tutta bianca; anche lei lo vide, e come poterono i due si corsero incontro e si abbracciarono.
Benché tanto mutati, si erano subito riconosciuti: da ragazzi si amavano e con gli anni si sarebbero forse sposati, ma la famiglia di lei si trasferì e lui per il dolore mise la firma e andò soldato.
Lei fu costretta dai suoi a sposarsi ed ebbe figli e figlie, poi il marito le morì ed i figli si sparsero per il mondo; lui ebbe molte donne, una ed anche più d’una per ogni città in cui passò, ma rimase sempre scapolo e solo, con i commilitoni e il suo cavallo, finché non gli morì pure quello.
Pur pensandosi spesso con cocente rimpianto, i due vissero tutta la vita divisi, senza incontrarsi mai se non una volta, un’infinità di tempo prima di ritrovarsi a Samarcanda; ma quella precedente volta, ahiloro, non si eran potuti riconoscere.
Lei, con appena qualche filo d’argento nella chioma ancora nera come l’ala del corvo, aveva guardato con interesse quell’uomo dal volto segnato che in mezzo agli altri l’aveva subito attratta; ma quello sguardo, da lui colto al volo, l’aveva chissà perché terrorizzato, e l’aveva indotto a disertare su due piedi, anzi su due staffe, scappando a precipizio lontano lontano, dove costei non lo potesse raggiungere mai.
Avevano così sprecato la bella occasione, quel loro tempo così prezioso.
Ma stavolta i due vecchi, ringiovaniti di colpo, non persero un attimo: nell’abbraccio strettissimo si baciarono, un bacio così lungo e profondo che ci lasciarono l’anima, e si può essere certi che fu un gran bel morire.

La morte più bella!
Giorgina
tristissimo
Care Giorgina e Elisabetta,
non so se la morte in sé possa essere bella, ma credo che lo fu quel morire; dal momento che in cinque minuti o in cinque secondi ad essere eterna è la vita, e che negli istanti di quel bacio i due non pensarono certo a quello che avevano perso, ma a quello che avevano ritrovato.
Grazie e un saluto,
Roberto
una favola dolcissima, metafora di tutta la nostra vita, quando rincorriamo fantasmi e non sappiamo più afferrare il concreto e il bello che ci sta vicino… vivere un solo giorni ma da leoni!
Gentile Giulia,
non si tratta proprio del “giorno da leoni” cui la storia ci ha tristemente abituati, ma il concetto è quello.
Un saluto,
Roberto
è una provocazione che obbliga a interrogarsi sulla stima del tempo e dei suoi attributi: quantità, espansione, dilatazione, concentrazione fino al limite estremo; anche per quest’obbligo ti ringrazio e ti saluto, Roberto
Cara Anna Maria,
ovviamente quello del tempo è il nostro problema fondamentale e peraltro irrisolvibile se non nella nota e innominabile maniera; niente di strano dunque che si cerchi di ignorarlo, distorcerlo o negarlo.
Grazie e saluti a te,
Roberto