Un potente aveva dei nemici personali e alcuni di essi, venuti a conoscenza dell’antica usanza di darsi la morte sulla soglia di colui dal quale si ritenesse di aver ricevuto gravi torti, presero a superare nottetempo le sbarre della sua cancellata ed a suicidarsi nel suo ameno giardino, sotto il suo bel portico. Il potente, sbuffando, aveva dato ordine di portar via quei corpi prima di giorno, di modo che quasi nessuno si accorgeva della cosa, o si poteva fare le viste che fosse così.
La cosa, all’inizio, pareva reggere perché gli aspiranti vendicatori venivano ognuno per sé, alla spicciolata, e al problema si poteva dare la soluzione più conveniente giorno per giorno.
Ma quel potente aveva dei nemici ben più potenti di lui, tutti collegati e coalizzati fra loro, che però non volevano presentarsi come tali agli occhi del mondo, e che amavano di un amore assai forte la vita. Costoro fecero dunque, con raggiri e prepotenze, radunare masse sempre crescenti di disperati nei pressi della sua casa, finché la pressione esercitata dal numero e dai bisogni fu tanta che quei disperati sfondarono la cancellata e dilagarono nel giardino: parte di loro moriva subito o quasi, per la fame e la sete e le violenze subite, parte vagava stravolta nel giardino, trasformandolo da giardino delle delizie in giardino degli orrori, e facendo rimbombare il portico di spaventevoli grida cercava di sfondare porte e finestre sbarrate per penetrare all’interno.
A quel punto il potente, mezzo di bragia e mezzo di gelo, non poté più fingere e pretendere che altri fingesse che ogni cosa andava per il meglio, e che tutto era sotto controllo perfetto; allora i suoi piedi di argilla si sgretolarono d’un tratto e lui cadde, polvere nella polvere, mentre il cuore, di paglia come la coda, gli s’incendiava e scoppiava.

Fingere che la realtà sia altra, spandere fumo per disorientare, è un gioco al quale i potenti e burattinai si dilettano, imponendo triste sorti agli impotenti che vagano in cerca di soluzioni effimere che alterano le loro stesse aspettative.
E’ una storia sagace che pone molte riflessioni e indica una via che potrebbe essere risolutiva dello stallo politico in cui ci troviamo. La domanda rimane aperta, chi avrà la forza di indurre lo sgretolamento della finanza o ridurre l’egemonia delle multinazionali che controllano l’economia mondiale?
Nonostante la metafora sulla triste realtà questa favola è molto bella.
Francesco
Caro Francesco,
grazie, ma non credo che il mio scritto “indichi una via”, semmai svela un segreto… di Pulcinella.
Un caro saluto,
Roberto