Quarant’anni fa, ragazzotto fresco di patente, percorrevo spesso una strada di gran traffico. In un punto di particolare intasamento, dove si andava a passo d’uomo, ogni volta vedevo un tale seduto su un muretto, e avevo tutto il tempo d’osservarlo: sempre lo stesso soprabito e una gran massa di capelli bianchi e lisci che spiovevano su una faccia imberbe, da bambino; spiccavano da sotto le palpebre semichiuse due occhi attentissimi che non guardavano il passaggio delle auto, ma più oltre, forse gli asfittici cespugli di un campetto pelato che si stendeva dall’altra parte della strada.
Dopo decenni che mi hanno portato altrove ci sono ripassato oggi: stesso traffico, stessa lentezza, nello stesso punto stessa persona con gli stessi tratti e lo stesso atteggiamento. Non ho potuto fare a meno di accostare, di scendere e di chiedere: “Scusi, ma lei chi è?”.
Ma quello zitto, non ha nemmeno girato lo sguardo su di me, come se non mi avesse sentito o non gliene importasse un bel niente.
Oramai ero in ballo, e ho riprovato: “Scusi, mi può dire il suo nome?”.
Allora costui come scuotendosi a fatica mi ha risposto: “Il mio nome è Tempo”.
Violentemente spiazzato, ma tanto per dire qualcosa, gli ho ribattuto: “Già… tempo al Tempo”.
E quello, senza cambiare tono o espressione: “Già… solo che di tempo ne ho anche troppo, io, e che a me non serve proprio”.
Non c’era più niente da dire, nemmeno per un chiacchierone curioso come me. Sono risalito in auto rientrando nel flusso del traffico, mentre il signor Tempo continuava forse a guardare gli stessi asfittici cespugli del campetto pelato che si stendeva dall’altra parte della strada.

il tempo nacque contro il volere di Urano, ed iniziò a dominare il mondo, regnando beato nella terra dei giusti. Noi attraversiamo semplicemente il suo esistere, giocando tra le quattro stagioni e sognando tra il giorno e la notte. Nessuno scalfisce il suo scorrere neanche i granelli di sabbia che si rimescolano nella clessidra delle ore. Forse solo i poeti ne catturano frammenti cantandone lo scorrere verso l’eternità.
Un caro saluto
Francesco
Caro Francesco,
in effetti il tempo non passa, a passare siamo noi.
Grazie e ciao,
Roberto
Se avessi incontrato Mr. Tempo barbuto e con capelli neri e ricci ti avrebbe dato risposte diverse
🙂
Abbraccio
una perdita di tempo anche fermarsi dietro al tempo …
😉
ciao Roberto, un saluto e una buona estate!
Cara Elisabetta,
non saprei, il mio personaggio ha incontrato M. Tempo in quella guisa e non in altra.
(Il mio personaggio e non io, che ho preso la patente già piuttosto… attempato.)
Ciao,
Roberto
Cara Carla,
il nostro problema è proprio quello di perdere tempo. E ci illudiamo che il “come” lo perdiamo faccia la differenza, ma il più delle volte si tratta appunto solo di un’illusione e basta.
Ciao,
Roberto