Provocazione in forma d’apologo 285

Benché pregata di non declinare l’estate declinò.
Ogni giorno la luce scemava, solamente il calore restava quasi estivo ed esalava in nebbia.
La nebbia usciva dalla terra e s’insinuava dovunque, l’umidità appiccicava le vesti alla pelle e soltanto rari aliti freddi indicavano l’avanzare della stagione.

Poi le nuvole corsero da ogni lato del cielo, ammassandosi in capo agli uomini; e stettero lì ad osservare senz’occhi, spiando il momento migliore per mandare ad effetto il loro piano d’attacco.
E quando prese a piovere non ci fu più riparo per niente e per nessuno, nemmeno i rifugiati ai piani attici dei grattacieli più alti: arrampicati sugli alberi dei giardini pensili orgogliosamente ivi allestiti, furono presto sommersi, a dispetto dei calcoli degli scienziati che tutto prevedevano, ma non i prodigi della giustizia e dell’ira.
Così, sott’acqua, non si salvaron che quelli che sott’acqua avevano imparato a respirare e a vivere la vita del silenzio.

7 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 285

  1. robertorossitesta

    Cari amici,
    grazie per la vostra attenzione.
    Dei profeti, quelli veri, ho solo l’indignazione, dalla quale cerco di far nascere qualcosa che magari faccia riflettere.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. Francesco

    Uno dei post più belle che ho letto ultimamente!
    Traggo ispirazione per un pensiero che mi attraversa lo sguardo

    …del silenzio il profeta ne fece il suo tesoro, disseminò il seme del rispetto e dell’ascolto, e né germogliò un’esile piantina che s’affrancò alla terra in virtù del suo umile essere.

    Un saluto d’ammirazione

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