Provocazione in forma di apologo 283

Da quanti anni non passavo in questa via! Ma le chiavi del portone e dell’appartamento, chissà perché, non le lo ho mai gettate, sono rimaste nell’anello di ferro insieme alle altre, a quelle nuove.
Molto è cambiato nella via, si stenta quasi a riconoscerla. La vecchia casa invece no, è sempre lei, o almeno al primo sguardo così sembra.

Chissà perché, colto da una strana smania, infilo la chiave nel portone, e il portone si apre. Strano davvero: la serratura non è stata cambiata, e dire che era difettosa, ti faceva sempre penare, con il rischio costante di restare fuori.
Nell’androne nessuno, e nemmeno per le scale che (per scaramanzia?) salgo senza guardare i nomi sulle targhette accanto alle porte.
Giunto davanti a quella che un tempo era la mia, come in una sorta di quieto rapimento, tiro fuori la chiave e la infilo nella toppa, che non oppone resistenza.
A quel punto sento all’interno lo scatto leggero dell’interruttore, e da sotto la porta (le scale come allora sono in penombra) vedo filtrare una luce.
Adesso dovrei magari spaventarmi per la mia dissennata audacia, abbandonare l’impresa, scendere le scale a precipizio e dileguarmi per strada.
O dirmi che come mi accade sovente sto solo sognando, che a farmi vivere quest’esperienza non è che il desiderio di sapere che cosa sarebbe accaduto se avessi agito diversamente, di sapere se qualcuno mi sta ancora aspettando. Sbatti gli occhi, dice una parte di me, ti sveglierai e tutto questo tornerà nel passato al quale appartiene.
Invece giro la chiave nella serratura, e il meccanismo risponde.

6 pensieri su “Provocazione in forma di apologo 283

  1. robertorossitesta

    Cari lettori,
    ho un problema con internet, risponderò a eventuali commenti appena possibile.
    Grazie e saluti,
    Roberto

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  2. robysda

    Invece giro la chiave nella serratura, e il meccanismo risponde.

    Sempre bella una porta che si apre.

    Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
    Marcel Proust

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  3. Francesco

    Dove corre la mente lì c’è una parte del nostro cuore che ci aspetta. Un richiamo profondo che ci attrae, qualcosa che appartiene abbandonata nel passato dove aveva poca importanza, mentre ora, adesso che non è più a portata di mano ci manca. Forse è la voglia di scoprire cosa sarebbe successo nella nostra vita se la scelta fosse stata l’altra, come in un gioco virtuale che annulli la mossa e valuti l’altra opzione.
    La vita non è un sogno, ma sognare aiuta a vivere.
    Un caro saluto
    Francesco

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  4. robertorossitesta

    Cari amici,
    sempre internet fuori uso, sarò telegrafico.
    Quello che affascina penso non solo me sono le esistenze parallele, cosa sarebbe successo/succederebbe se… Ma nella realtà la controprova non è possibile, e forse è un bene.
    Grazie a tutti e saluti,
    Roberto

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