
Giancarlo Pontiggia, La materia del contendere, Garzanti, 2025
Sono sincero. Questo nuovo appuntamento con la Rubrica è slittato di qualche giorno a causa di una certa difficoltà nell’approccio a questo libro di pura poesia. Va detto subito che questa è un’opera composta da sessantatré poesie, compatta, solida, consolidata in una struttura lineare, senza interruzione di sorta, dal momento che non c’è neppure una suddivisione in sezioni, come di solito sono articolati i libri o le raccolte di poesia. Sono presenti, altresì, rispettivamente all’inizio e alla fine, dei brevi versi, dei quali non viene riportato l’autore che recitano così: negli stessi fiumi / scendiamo e non scendiamo, / siamo e non siamo e dum sedet et gracili / fiscellam texit hibisco. Ed è chiaro che Pontiggia apre il libro con un rimando alla filosofia, nella fattispecie al panta rei di Eraclito, e lo conclude col rimando alla poesia con la citazione della Ecloga X delle Bucoliche di Virgilio, della quale riportiamo il passaggio completo: << […] / Tutto vince l’Amore, e noi cediamo all’Amore>>. / O Dee Pieridi vi basti che il vostro poeta / mentre siede e intreccia un cestello di gracile ibisco / abbia cantato questo, che voi renderete bellissimo per Gallo, / l’amore del quale tanto mi cresce nel tempo, / quanto al rinnovarsi della primavera s’innalza il verde ontano. / Alziamoci. L’ombra di solito nuoce a coloro che cantano, / nociva è l’ombra del ginepro. L’ombra nuoce alle messi. / Tornate sazie alle stalle, capre, Espero sorge. Ma vedremo di riprendere questo discorso inerente al rapporto tra filosofia e poesia a esplicitazione del possibile filo rosso che si dipana in questo libro tra le due dimensioni. Continua a leggere





Difficile spiegare perché proprio una certa voce poetica fra le tante al mondo ci folgori in modo immediato e al di là di ogni dubbio, attraverso la lettura di pochi versi. Ancora più difficile – o facile, naturale? – farlo, ovvero tentare di dar conto a sé stessi e agli altri della propria scoperta di una forte sostanza di poesia, in questa voce, quando essa risulti di fatto quasi ignota e ignorata dal pubblico dei lettori di versi, dalla critica (salvo illuminate eccezioni), dai tanti lit-blog e le varie realtà che in rete veicolano poesia. Un pubblico certo minimo al confronto di quello che segue altri generi letterari, ma pur sempre con una sua consistenza e suoi percepibili orientamenti.


