
Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?
Me lo fa fare la voglia di non fare le altre cose. Resta la scrittura.
Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.
Gli amori li coltivo: da quelli più antichi – Lucrezio, Marsilio da Padova, Lorenzo Valla, Leopardi, Keats, Auden, Sereni – a quelli più recenti: “La ragazza col turbante” (il racconto) di Morazzoni, le prime 60 pagine del Seminario di Busi, il racconto “I palloni del sig. Kurtz” di Mari, e molto recentemente le prime 50 pp di Riportando tutto a casa del mio amico Nicola La Gioia. Sulle antipatie defunte – da Virgilio a Dante a Manzoni a T.S. Eliot (pur ammirandone l’estrema bravura) a Luzi (che possiede comunque il miglior enjambement del Novecento italiano: supera Montale) – ho già scritto molto. I viventi che non mi piacciono? Li apro e richiudo subito. Che bisogno avrei di odiare?
Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.
Non mi sono mai fatto molte illusioni sulle mie capacità: sono della scuola “dei miei soli mezzi” della lettera di Sereni a Char. Però sono anche un anceschiano prima maniera: credo fermamente nei concetti di “poetica” e di “progetto”. So di avere davvero qualcosa da dire. Lavoro molto sul frammento. La mia scrittura in versi consiste di frammenti poetici che continuo a produrre. Come un flusso di lava più o meno forte, ma costante. Poi i frammenti si compongono divenendo le tessere di un mosaico, e io stesso stento a capacitarmi della precisione con cui esse finiscono col combaciare. Col tempo mi sono convinto che il collante misterioso – la forza unificante – che mi permette di inanellare i frammenti (o gli intermezzi, come li definiva Schumann) e quindi di scrivere dei libri in poesia – è la mia “poetica”. Come diceva Pasolini del film montato e finito: solo allora quella storia diventa morale. Solo quando i frammenti naturalmente si compongono mi rendo conto dell’estrema pertinenza per me della definizione anceschiana di poetica (“la riflessione che gli artisti e i poeti compiono sul loro fare, indicandone i sistemi tecnici, le norme operative, le moralità e gli ideali”) e dell’importanza del concetto anceschiano di “progetto”. Continua a leggere→