Giornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti
di Cristina Babino
La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Continua a leggere→