di Giovanna Menegus

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.
l’asfalto si consuma.
presentazione del vuoto Continua a leggere
di Giovanna Menegus

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.
l’asfalto si consuma.
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[youtube=https://youtu.be/tEFQMe1jxaI]
da qui
Il Servo di Jahvé
Isaia 53,1-12
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Passione secondo Matteo
Johann Sebastian Bach
“Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen”
Venite, figlie, aiutatemi nel pianto
Chor & Orchester der J. S. Bach-Stiftung
St. Gallen under Rudolf Lutz.
Michelangelo Merisi da Caravaggio
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3ZY3bm93Wk4]
da qui
Mi colpisce il fatto che Gaspare Spatuzza studi teologia. Mi ricorda la bibbia annotata di Bernardo Provenzano. Mi convince che la mafia è una visione del mondo. Di questo mondo, e forse anche dell’altro.
di Mauro Pesce
Quando sono uscito dall’albergo stamattina ho visto subito le montagne innevate intorno a Cuneo e mi sono ricordato del gran tempo che ho passato in questi luoghi. Seguivo il lavoro di un’antropologa sulle zone montane del Cuneese, le frazioni di Demonte e il santuario di Castelmagno. L’antropologa era mia moglie, Adriana Destro, e con lei abbiamo scritto il libro l’Uomo Gesù (Mondadori, 2008). A questo libro, m’ispirerò per parlare di Gesù e dell’infinito.
Leopardi ci ha spiegato che possiamo pensare all’infinito, solo a partire da un limite, dalla siepe aldiqua della quale noi stiamo. Concepire l’infinito in se stesso ci è precluso, ma i nostri limiti ci permettono di immaginarne l’esistenza. Abbiamo una percezione dell’infinito semplicemente perché abbiamo il concetto di limite e l’infinito è sempre quel qualcosa che sta oltre il limite che vorremmo valicare, ma che non possiamo concepire. La filosofia di E. Kant ci ha insegnato che il nostro cervello ragiona con categorie di spazio e di tempo. Tutto quello che noi percepiamo è dentro uno spazio particolare, un tempo particolare. Continua a leggere

immagine da qui
di Erri De Luca
Il prossimo, lo straniero, l’altro: che farsene è l’ordine del giorno di un paese fragile di nervi. La geografia d’Italia è spudoratamente spalancata agli sbarchi e alle invasioni. Oltre alle mille miglia di coste, le Alpi, anziché sbarramento, sono servite da scivolo di eserciti verso le vallate. Popoli, schiere, epidemie, espulsioni, pellegrinaggi hanno premuto con più vigore di oggi sul sistema nervoso e immunitario degli antenati. Continua a leggere
I fili che legano chi è in costante ricerca sono tanto insondabili quanto tenaci. Qualche giorno fa ricevo, in forma di augurio, versi che si imprimono nella mente e nel cuore per la loro severa bellezza e che ripropongono con urgenza l’interrogativo “Sentinella, quanto resta della notte?”. Giungono come un invito esplicito a vigilare e riaccendono una domanda che in realtà ronza in testa da tempo, esattamente da quando l’emergenza si è fatta cifra del viver quotidiano, nella dimensione individuale così come in quella collettiva. Due giorni dopo, Fabrizio Centofanti pubblica su La poesia e lo spirito l’articolo di Ugo Mattei, apparso su “Il manifesto” del 2 dicembre 2008, I guardiani del mercato in nome dell’impresa. Beni a perdere. L’interrogativo si ripropone in altra forma e per un altro ambito dell’esistenza. La domanda, stavolta, riguarda anche l’affidabilità delle “sentinelle”. Il segnale è ora chiaro: non posso sottrarmi alla ricerca e comincio a sfogliare le tre edizioni della Bibbia che ho tra i miei scaffali. Sono precisamente la Bibbia di Gerusalemme, con una presentazione di Gianfranco Ravasi, una Bibel in tedesco a cura della Deutsche Bibelgesellschaft – e che comunque prende le mosse dalla traduzione di Lutero – e la Bibbia in lingua corrente nella traduzione interconfessionale; il brano in questione è Isaia, 21, 11-12: Continua a leggere