di Franz Krauspenhaar
Faletti, il noir italiano. Faletti all’Isola d’Elba mangia una trota spedita in busta refrigerata chiusa dal Lago Maggiore. Faletti si masturba pensando ad Antonio D’Orrico. Faletti che fischietta Minchia signor tenente mentre si fa la doccia.
Faletti a Montecarlo, venti anni fa, incubando Io uccido, mangiando crostacei, Crystal Rosé in ghiaccio, la moule n.1 sul piatto, la moule n.2 in camera da letto, mitile noto, ginecologicamente prossimo all’apertura. Faletti che ha le stesse iniziali del Grande Fratello. Faletti paroliere per Branduardi al posto della moglie (di Branduardi). Faletti a Drive In, nei miserandi anni 80, che legge thriller aeroportuali in sala trucco. Faletti che è simpatico a mia madre, la stessa mia madre che mi dice perché non vendi anche tu 1 milione di copie? Siete con lo stesso editore! Non do spiegazioni, esco per mangiare un kebab rinunciando agli involtini preparati dalla genitrice con molta cura. Faletti che pensa all’invidia degli scrittori con una punta d’invidia per quei pochi che non lo invidiano. Faletti che si puo’ prendere anche in tram, come il digestivo Antonetto di Carosello. Faletti il fatturato speciale. Faletti che cammina in Piazza Bande Nere, a Milano, un mattino d’inverno del 1992, io che lo vedo: e mi sembra a prima vista un uomo colpito da una tristezza insanabile; ma grazie a dio esiste la Provvidenza. Faletti dagli occhi furbi e velatamente tristi. Faletti al Noir in Festival di Courmayeur che se ne frega di tutto, che vuole solo trovare una fonduta come si deve. Faletti che sta quasi morendo il giorno della presentazione di Io uccido. Faletti che legge Camus e si commuove. Faletti che, pur essendo di Asti, al miglior spumante italiano preferisce sempre, giustamente, lo champagne. Faletti che parla di spigole con un vigile, all’Elba, davanti a delle crudité. Faletti il giorno della sua Prima Comunione. Faletti la notte della sua prima scopata. Faletti provinato da Canale 5. Faletti seduto sul water, che pensa alla “merda d’artista” di Piero Manzoni. Faletti e l’amore. Faletti e il tempo che passa. Faletti e il suo commmercialista. Faletti che, non riuscendo a dormire, tenta di calcolare a mente quanto riesce a ricavare ogni volta che pigia un tasto del suo computer. Faletti e l’immortalità dell’anima.
(Ispirato da Beckett, di Liliane Giraudon, tradotto da Andrea Raos per Nazione Indiana, leggibile qui)


grazie, Franz, ogni tanto ci vuole!
fabrizio
Mitico Franz,
Faletti che, quando lo senti parlare, capisci perché “IO SCRIVO” sarà il suo prossimo best seller
Ciao
Marco
Pagina di grande le(ttera)vatura.
Complimenti.
Franz, bello questo TuttoFaletti in tre minuti. Molto poetico. Mi ha ricordato (nonsoperché) Kaddish di Ginsberg… Forse per la musicalità e l’efficacia della sequenza delle “foto”.
Caro Franz questa filastrocca potrebbe essere applicabile a un buon 80% di chi scrive narrativa (in genere… e non solo giallo-noir) oggi in Italia… se non a un buon 90%. 🙂 Mirabolantemente mirabolante. Grazie. Sei sempre chiaro.
Almeno in questo blog si può commentare con civiltà senza che qualcuno cominci a fare l’intelligentone di turno, cosa che non succede in NI. Sono felice che esista ancora gente che crede al vivere in eguaglianza e non prevarichi chi, come me, non è scrittore ma dà pareri unicamente da lettore. Complimenti a Franz, di cui ho letto “Le cose come stanno (Una lettera risentita)” edito da Baldini & Castoldi, travondolo libro molto profondo e bello, sia per la trama sia per come l’ha svolta. Complimenti a tutti. A presto.
Tu sei il più grande, non c’è storia! 😉
La vie d’artiste
Je t’ai rencontrée par hasard,
Ici, ailleurs ou autre part,
Il se peut que tu t’en souviennes.
Sans se connaître on s’est aimés,
Et même si ce n’est pas vrai,
Il faut croire à l’histoire ancienne.
Je t’ai donné ce que j’avais
De quoi chanter, de quoi rêver.
Et tu croyais en ma bohème,
Mais si tu pensais à vingt ans
Qu’on peut vivre de l’air du temps,
Ton point de vue n’est plus le même.
Cette fameuse fin du mois
Qui depuis qu’on est toi et moi,
Nous revient sept fois par semaine
Et nos soirées sans cinéma,
Et mon succès qui ne vient pas,
Et notre pitance incertaine.
Tu vois je n’ai rien oublié
Dans ce bilan triste à pleurer
Qui constate notre faillite.
” Il te reste encore de beaux jours
Profites-en mon pauvre amour,
Les belles années passent vite.”
Et maintenant tu vas partir,
Tous les deux nous allons vieillir
Chacun pour soi, comme c’est triste.
Tu peux remporter le phono,
Moi je conserve le piano,
Je continue ma vie d’artiste.
Plus tard sans trop savoir pourquoi
Un étranger, un maladroit,
Lisant mon nom sur une affiche
Te parlera de mes succès,
Mais un peu triste toi qui sais
” Tu lui diras que je m’en fiche…
que je m’en fiche…”
(Léo Ferré)
ehi ragazzi, grazie! Mi fa piacere, oltretutto vedere qui Biondillo e G.R.Manzoni, due scrittori che stimo molto e che recentemente (su NI) si sono un po’ azzuffati. Non sono un pacifista, per niente, ma, ecco, quello che dice Soriano è vero: qui si respira una buona aria. A proposito, Soriano: grazie per aver letto Le cose come stanno. Volevo dirti che ho apprezzato i tuoi interventi su NI a proposito degli “autori mondo”; ti dico che sono d’accordo con molte cose che hai scritto. In sintesi, sei per un certo rigore, e anch’io. Ci sono troppi “parolieri”, in giro. Faletti è uno di questi, ma è fin troppo facile sparare su di lui. Infatti io gli ho sparato fino ad un certo punto, l’ho “fotografato” anche davanti allo specchio, credo. Ci sono dei “parolieri”, invece, che vengono spacciati per artisti; e questo è più grave.
Poi c’è D’Orrico, ma lui è da prendere a calci e basta.
E’ vero, “pezzo” e ritmo molto beat, efficace e dritto al centro!
Un caro saluto
Era un pulman non un tram, digestivo Antonetto. Ma se si parla di digestivi allora Petrus, “l’amarissimo che fa benissimo” (il memorabile e ridicolo pugno di ferro). Ma visto il genere, Ebo Lebo: “con Ebo Lebo digerisco anche mia suocera”. La Val d’Aosta ne era tappezzata. (anni settanta però)Evito di citare l’amaro di Milano anche se poi, la milano da bere ci sta.
Ok per il resto. Ma guarda che Nicola Arigliano diceva esattamente: “Il digestivo Antonetto si puo’ prendere anche in tram”. Parola di “lupetto” anni 60/70. (Sic).
Nessuno tocchi D’Orrico!
😉
Comunque, Franz, se c’è da azzuffarsi lo faccio anche qua, tu mi conosci… ;-))))
Un caro saluto a Luca Ariano.
Sì, Gianni, ovviamente penso che anche qui ci saranno buoni motivi per darsele, ogni tanto. Uff, ho appena chiuso con Barbieri, su NI, post di Ciampi. Vado a riposare, la vita del blogger è quanto mai difficile.
Un abbraccio a tutti i miei compagni di avventura di La poesia e lo spirito e in modo particolare a Fabrizio Centofanti.
e un saluto particolare a te, Franz, e a Gianni mangiapreti (meno male che ho perso 17 chili).
fabrizio
Sempre pronto… anche qua… 🙂
di qua riesco.
è da un pò che non leggevo un franz in versione relax.
mi è piaciuto questo pezzo, leggero ma ritmato, intelligente perchè va dentro senza trafiggere.
se posso, franz, certe volte di là mi sembri un guerriero iroso che non sa dirsi quando è ora di basta.
piacere ritovarti.
saluti a tutti.
ciao, Cristiano, un lottatore doc ci vuole. certo qui Franz può anche lasciarsi andare, finalmente.
approfitto per salutare tutti coloro che sono passati fino a questo momento, in particolare Giovanni Soriano, che avevo già letto su Ni.
fabrizio
Già, (mi ricordo pure io qualcosa con il tram, ho una scena dove Nicola, capelli corti giacca a quadroni fa una piroetta con una sbarra all’uscita del tram) ma cantava in corriera, con un bel microfono. Ma farò ricerche dettagliate.
Confermo avendo un’età, che lo slogan di Arigliano-Antonetto era proprio:
“Lo puoi prendere anche in tram.”
Ciao
@ Cristiano.
Ciao Cristiano, sono contento di ritrovarti qui. Hai ragione, su Ni tiro fuori le unghie, e a volte sbaglio, dovrei lasciar perdere certi imbecilli.
@Giancarlo. Che bell’ingresso; sono contento di apprendere dal tuo “profilo” che al momento respiri…:-) Sei grande.
🙂