80. Light as a feather

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da qui

Saulo si addormenta sulla panca. Sogna di onde che vanno a infrangersi contro una scogliera: prendono la rincorsa raccogliendosi in sé, poi si abbattono con tutta la forza contro la linea scura delle rocce, sommergendola. A volte, la potenza del mare fa esplodere un caleidoscopio di schizzi che invade tutto lo schermo del sogno, anzi, trabocca, scivola lungo il viso di Saulo come una specie di bava fastidiosa, in rivoli che vanno a infilarsi nel collo sbottonato della camicia azzurra. D’istinto, porta il palmo della mano verso il volto e prova ad aprire gli occhi: è una fatica innaturale, come dovesse sollevare la saracinesca di un negozio. Nella fessura che è riuscito a creare vede figure scure che brandiscono bombolette spray. Comprende il pericolo: con uno sforzo estremo si alza e comincia a gridare, svegliando tutto il gruppo dei parenti – fedeli – amici, i quali scattano all’istante sotto la spinta dell’adrenalina, del nervosismo e dell’ansia accumulata. I tre figuri sono incappucciati: si riesce a scorgere gli occhi, la punta del naso e la bocca sovrastata da baffi radi e incolti. Uno dei tre estrae una Smith & Wesson M4505 e la punta a due mani contro la piccola folla, lasciando capire che potrebbe far fuoco da un momento all’altro. Il solito barbone – quello del colpo accidentale finito nello stomaco del prete – non ci pensa due volte: salta alle spalle dell’incappucciato e gli afferra saldamente le braccia. Anche questa volta parte un proiettile, che va a colpire un quadro appeso alla parete con l’immagine di una margherita su uno sfondo di fiori sfocati e non riconoscibili, come se solo lei, con le cinque foglie gialle e la corolla arancione, dovesse prendere il campo, attirare gli sguardi, mentre il vetro a protezione va in mille pezzi che si spargono nella sala d’attesa, vanno a infrangere il quadrante dell’orologio a muro che segna le due e quarantacinque, e ora si fermerà, probabilmente, come tutto il resto: i rapinatori, Saulo, i parenti – amici – fedeli, incantati davanti alla nube di frammenti che sembra quasi neve e la stanza potrebbe essere un presepe se non fosse che il barbone è ancora appeso all’uomo incappucciato e comunque manca un bambino da adorare; il pensiero andrebbe invece a Erode, intenzionato a far strage di innocenti, e l’uomo della Smith & Wesson certamente vuole uccidere don Faber, ma Saulo e il barbone hanno mandato tutto a puttane, maledetti, non resta che sparire più in fretta che si può, e ora infatti si scrolla dalle spalle l’ubriacone, fa una specie di fischio ai complici col cappuccio nero e in men che non si dica il corridoio bianco in fondo alla sala li inghiotte senza lasciarne traccia. In quel momento, un’infermiera tutta bianca si affaccia dalla porta del reparto e guarda con aria severa la piccola folla ancora a bocca aperta:
– Se continuate a far rumore, vi faccio andare via.
Poi vede un foglio di carta che dondola sul pavimento, lo raccoglie e legge ad alta voce:
– Ricco Barocco… E non gettate carte in terra, per piacere!
Mentre l’infermiera sparisce di nuovo nel reparto – e non si capisce come le siano sfuggiti i mille pezzi di vetraglia che riempiono la sala -, il telefono di Saulo squilla con un motivo jazz di Chick Corea, Light as a feather.
– Sono Maria!
– E’ successo di tutto.
– Lo so.
– Come fai a saperlo?

10 pensieri su “80. Light as a feather”

  1. Stella Maria

    Mamma mia che suspence! Da mezzogiorno di fuoco, più che da attesa di un bimbo da adorare.
    La margherita, il più semplice dei fiori: nasce spontaneo, piace a tutti, avvince con il suo candore ma la sua nota giallo/arancio è un cuore palpitante e denso di emozioni come il clou di un romanzo, somiglia da vicino all’ispirazione vera che non ha bisogno di tecniche per essere sè e inchiodarti alla carta delle pagine scritte.
    SM

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  2. M&C

    “Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nello svolgersi infinito della sua onda.
    E il tuo spirito non è un abisso meno amaro”

    Charles Baudelaire

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  3. claudia

    meno male che quei tre, oltre a non sapere di letteratura vera, non sanno nemmeno organizzare attentati!

    lunga vita a don faber!

    ciao!

    Claudia

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  4. Titti

    un’infermiera tutta bianca si affaccia dalla porta del reparto e guarda con aria severa la piccola folla ancora a bocca aperta:
    – Se continuate a far rumore, vi faccio andare via.

    Una scena simile ci fu quando Marco A. e Fabio R., armati di chitarra, fecero una delle loro tante lunghe nottate al S.Eugenio mentre Domma era in rianimazione per le gravi ustioni dovute all’attentato incendiario. Presi dalla foga della creatività, non si accorsero che avevano aumentato il volume delle loro pennate sulle corde…

    E’ successo di tutto.
    – Lo so.
    – Come fai a saperlo?

    Qui, invece, mi sembra di parlare con il tuo amico veggente…quasi quasi lo chiamiamo per sapere come va a finire il romanzo! Ma, visti i continui colpi di scena che ci riservi, mi sa tanto che neppure lui saprebbe dircelo 🙂

    Un abbraccio, Fabry, e speriamo di vederti presto in forma a celebrare sull’altare. Stiamo dando tutti una vera prova di fede, continuando a riempire la chiesa nonostante ci manchi la tua omelia…
    Titti

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  5. Ema

    “A volte, la potenza del mare fa esplodere un caleidoscopio di schizzi che invade tutto lo schermo del sogno, anzi, trabocca”

    Mi succede spesso, forse troppo spesso; ma esistono parole come queste,dolci come una preghiera, che non andrebbero dimenticate:

    “Siamo leggeri come una piuma
    Pesanti come il tempo
    Se piovessero sassi

    Siamo leggeri come una piuma
    Dio, io e te insieme”

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  6. Rashide

    Niente male questo squillo con la musica di chick Corea e la voce di Flora Purim, cantante Jazz_Fusion Brasiliana che ha una estensione vocale ben sei ottave , la migliore performance femenile.
    La lettera di questa canzone e una bella poesia.
    Un abbraccio.

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