Rossano Astremo- Da L’incanto delle macerie (Icaro, 2007)
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Ti parlo, ti straparlo, nel mattino
dal metallo in gola, depongo le mani
lungo ombre desuete, mi soffermo
sullo zero che ogni calcolo motiva,
mentre il raggio di miele dell’autunno
cola tra i tuoi silenzi. Per l’aria tremula
la città si scioglie in delizia, in continua
curvatura tra pioggia e schiarita,
dissesto puro, esitanti microfratture
di terreni, solcature squamate di pelle
che nell’unione si sperdono. Ti parlo,
ti straparlo, sul lento passo che misura
l’istante, la tua cruda bellezza mi ferisce,
negandomi la stasi. L’accesa carne
è la sola voce che divarica le chiuse imposte.
Cauterizzami le ferite,
piccola piega insinuatasi dentro,
magma dello strazio ventricolare,
ambigua aritmia da mare verticale,
bambola in una casa da bambola.
Inondami le arterie di fiamme,
pur se controluce, affogami di fuoco,
ancora, ancora e poi ancora.
(lo schermo ci mostra filmati
sanguisuga, stratificazioni di suoni
e colori, immagini che catturano,
occhi visti dall’occhio centrale,
massacro dell’autonomo pensiero).
Elimina il peso dei tuoi giorni
instabili: io e te puro deserto.
Fuori piove: una corazza musicale
a scandire il respiro (un suono
che ricorda le tue danze). Come onde
contro il pietrisco così precipita
il tempo spezzandosi in once morte.
I nostri corpi perdurano
nel cambiarsi da materia in materia.
Tu posi sulla soglia in statuario profilo.
Nel sogno di te posso cullarmi.
Nella mente, nella sola mente.
Gli incensi bruciano:
un profumo esangue
s’impossessa dell’aria.

Belle parole, Rossano, contento di trovarti qui.
Mi associo, assolutamente: nel piacere di averlo qui e nel riconoscimento del valore della sua scrittura poetica.
Spero di leggere il libro al più presto. Intanto, un caro saluto a Rossano.
fm
versi voluttuosi
versi che incendiano…
‘la tua cruda bellezza mi ferisce,
negandomi la stasi. L’accesa carne
è la sola voce che divarica le chiuse imposte.
Cauterizzami le ferite,