Caro Emanuele,
quella delle cancellazioni “imperfette” del testo (come quella dei dialoghi teatrali disturbati dalle martellate dei macchinisti in scena)è una maniera beninteso vecchia, ma qui felicemente riesumata all’insegna dell’emozione.
Un caro saluto,
Roberto
Se la poesia meritava d’esser ritoccata, forse non l’avresti nemmeno fatta leggere…Forse quella spiagga non ti appartiene più, come forse il senso di questi versi che in definitiva vengono annullati, più che cancellati. La barra è un segno di negazione, come nel contenuto del resto si rinnega un’immeritata riverenza: ma non hai nascosto con la cancellazione i versi e dunque nemmeno quello stato d’animo che la scelta grafica addirittura rafforza.
Credo che l’attuale non appartenenza, più che altro stilistica, si intrecci con il significato stesso della poesia (e ci giochi visto anche il riferimento al “sono pochi per dare senso…”). La barra poi in effetti non cancella, ma funge quasi da richiamo. Ho vissuto realmente nell’indecisione la pubblicazione di questi versi così lontani, che però in qualche modo volevo recuperare.
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Bella cosa, questa poesia cancellata. E anche non cancellata, se ci ripensi.
Ciao!
like it, V.
basta una linea
a lasciare una traccia
le parole sotto emergono
son QUELLE parole a esigere la linea rossa. in certi casi la prudenza non è mai troppa. concordo con la scelta [della sbarra].
a me piace. La barra attira l’attenzione.
Caro Emanuele,
quella delle cancellazioni “imperfette” del testo (come quella dei dialoghi teatrali disturbati dalle martellate dei macchinisti in scena)è una maniera beninteso vecchia, ma qui felicemente riesumata all’insegna dell’emozione.
Un caro saluto,
Roberto
Ritoccare delle parole dopo tanto tempo mi sembrava un po’ come andare a sistemare dei sassi su una spiaggia dove andavo da bambino.
Se la poesia meritava d’esser ritoccata, forse non l’avresti nemmeno fatta leggere…Forse quella spiagga non ti appartiene più, come forse il senso di questi versi che in definitiva vengono annullati, più che cancellati. La barra è un segno di negazione, come nel contenuto del resto si rinnega un’immeritata riverenza: ma non hai nascosto con la cancellazione i versi e dunque nemmeno quello stato d’animo che la scelta grafica addirittura rafforza.
Credo che l’attuale non appartenenza, più che altro stilistica, si intrecci con il significato stesso della poesia (e ci giochi visto anche il riferimento al “sono pochi per dare senso…”). La barra poi in effetti non cancella, ma funge quasi da richiamo. Ho vissuto realmente nell’indecisione la pubblicazione di questi versi così lontani, che però in qualche modo volevo recuperare.
mi piace – una cancellazione che esalta la rappresentazione di una negazione, non è esteriore al testo – vuole forzarne ulteriormente il senso –
anzi… “(raf)forzarne”, oserei aggiungere
spazio sinottico della poesia e lettura verbo-visiva.
bisognerà farci i conti.
bello.
un abbraccio
Ci vedo anche un richiamo alla selettività -salutare- dell’artista riguardo ai lavori, propri, che non lo convincono.
Grazie, Emanuele
Giovanni
Bellissima quella linea rossa.