Provocazione in forma d’apologo 202

Giunto al ventottesimo universo Dio sentì che era la volta buona, ma dopo che vi ebbe posto l’uomo e la donna le cose presero una piega ancora peggiore del solito. Allora Dio bandì i due dal suo giardino, e quelli, in balia della natura matrigna e soprattutto di se stessi, ben presto morirono.

Ma prima che i loro corpi si fossero dissolti del tutto scesero gli Ingegneri, che, estratto da ciò che restava nei due del soffio divino e del suo principio ordinatore, li rifecero tal quali – o quasi –, dando origine a una stirpe che con grande zelo e freddezza applicava a ogni cosa che incontrava lo stesso trattamento già riservato a lei. Solo un piccolo numero di quella stirpe, un resto che scemava sempre, continuava a tenere vivo in sé, cercando di farlo rampollare intorno, un minuscolo germe incorrotto: partigiani, contro il pandemonio, di quell’antico Dio remoto che si figuravano amico e vicino, giungendo a volte a immedesimarsi con Lui.
E intanto quell’antico Dio remoto aveva forse creato, in successione eonica, universi ulteriori – o forse aveva lasciato perdere, chissà.

16 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 202

  1. robertorossitesta

    Chi si loda s’imbroda, ho premuto per sbaglio un pulsante e adesso risulto aver espresso gradimento per questo mio post. Chi mi aiuterà a rimediare si avrà tutta la mia gratitudine. Tutta, ve’.
    Ciao,
    Roberto

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  2. robertorossitesta

    Cara Carla,
    è vero. Comunque nemmeno per un istante mi è parso di vedere che ciò era buono. Incapace di fare e persino di distruggere. Ma’…
    Ciao,
    Roberto

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  3. alfonso

    le cose prendono sempre un’altra piega
    rispetto al progetto, al disegno, al desiderio.

    c’è sempre uno scarto nell’attualizzazione,in ogni incarnazione.

    quella che viviamo è, dunque, lo scarto della vita che
    avremmo dovuto vivere, che ci era stata disegnata?

    questa è l’esistenza della ventinovesima economia della creazione 🙂

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  4. robertorossitesta

    Caro Alfonso,
    c’è la tentazione di interpretare la parola “scarto” nell’accezione deteriore; ma ce n’è un’altra che nello “scarto” non esclude lo “scatto” verso l’alto. Via, appigliamoci al meglio che possiamo.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  5. Anna Maria

    Indugio sul “chissà” sospeso tra la moltiplicazione di universi e il lasciar perdere. E se proprio il ‘chissà’, il beneficio del dubbio, l’esclusione dell’esclusione a priori, stesse la “cosa buona”? Ci penso, Roberto.

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  6. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    come ho scritto sopra ad Alfonso: “appigliamoci al meglio che possiamo”. Così, dopo l’esigua scintilla della provocazione (anche per onor di firma) una bella secchiata d’acqua, che specie d’estate non guasta.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. fabrizio centofanti

    Il problema di Dio è che non può creare un altro Dio, Roberto.
    siamo scarti in questo senso.
    poi arriva Gesù e dice che gli scarti sono beati.
    e allora mi sento ventotto volte felice.

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  8. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    ben detto. Ventotto o ventinove, come suggerisce Alfonso.
    Il fatto è che questi problemi non consentono soluzioni brillanti, alla prova della croce o del fuoco solo i veri veggenti e i veri santi resistono senza ritra(tta)rsi o maledire, gli altri al più tacciono… magari per mancanza di fiato. E in quei momenti le Chiese, tutte e per tutti, sono sideralmente lontane.
    Va comunque riconosciuto che di fronte a questi temi sovente si parla “ex abundantia cordis”, ma che non sempre si tratta di un’abbondanza di buona lega.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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    1. fabrizio centofanti

      grazie a Dio, c’è un criterio infallibile, Roberto:
      la distanza dalla verità è uguale alla distanza dall’altro e dai suoi bisogni (Mt 25).
      un abbraccio a te
      Fabrizio

  9. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    certo: e ciò che dici riporta tutto ai singoli individui, ai fatti concreti. Le teorie sono nel migliore dei casi delle impalcature, che cadono da sé o vanno demolite quando ciò che sono servite a costruire comincia a funzionare (o a non funzionare) per conto proprio.
    Riabbraccio,
    Roberto

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