L’Ascensione

di Roberta Tarquini (di Ascoli Piceno, classe 1985)

 

è pallida ‘sta mane

la belva policefala.

cosa se ne farà di tutte quelle teste…

 

 

*

 

inseguo le messi pei campi,

le spighe frementi

alle carezze del vento,

il Sole che echeggia fra i monti

per me che struggente lo accolgo

fondendosi in oro le chiome

fuga le ombre dai borri.

 

quelle trecce del sole

che il sole mi stende

in tappeti di folgore

sull’erte scoscese

di rocce e di muschi,

la vettura sullo sterro

carcassa sfatta di balena

a inaridire sotto al sole

e giù i rospi a gracidare

nel fosso, nel liquame.

s’alza, posa e poi risorge

quel molesto gorgheggiare

nel clamore di bagasce:

dà un gran colpo alla mia gamba

allo stinco che mi duole:

sono viva!, sento male!

 

tante bestie a tante teste

l’adunanza delle rane

a gracidarmi sul guanciale,

sotto al letto, dappertutto.

non conosco che un continuo

distinguersi d’eterno,

una posa che non reggo,

mi faccio cieca

e vedo doppio!

 

nella bottega nera

una marmaglia biancovestita

ritta i colletti di pietra

si addita l’un con l’altro

il sangue sui grembiali.

verdi le vecchie nel barbaglio dei colletti

ci ammassano il pane e già non s’accorgono,

vedere non vogliono, le bianche teste d’aglio

dei nostri denti lasciare gli alveoli

che li hanno visti marcire.

ma quel pane ci sbattono

sotto i musi emaciati

spallidati da una fame,

e ci irridono fragranti

dai piatti in madreperla,

sfavillanti.

 

…finisce che si tagliano i polsi

gl’ impiccati.

 

 

*

 

dei rami secchi

buttati contro il cielo

faccio il mio diadema,

come d’occhio che scruta

divino; ho il capo chino,

ma non è per mestizia.

una corona di spine sul mio blasone,

onoreficenza funebre

nell’interminabile strage.

hanno sguainato i maceti!:

sta’ a sentire che risa atroci.

rincorrono un sesso

sgradevole oggetto

dal corpo nodoso

calloso,

di pustole affranto

trasuda veleni, nauseanti liquori,

li vedo trangugiare ingordi

regine e re, sotto i riflettori.

 

se non fosse per questi alberi

e le loro ferite mi saprei

unico superstite.

 

12 pensieri su “L’Ascensione

  1. Davide Nota

    Pur avandola letta già da tempo mi congratulo pubblicamente per questo piccolo esordio: molto bella, campaniana, materica e neo-espressionista (se ne parlava tempo fa su Liberinversi anche con Gianruggero, di queste categorie). Complimenti Roberta, questa piccola cittadina al confine tra Marche ed Abbruzzo sta dando molto, e in tutte le direzioni.

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  2. Roberta

    Ringrazio molto Gian Ruggero Manzoni e tutti gli altri redattori del blog per avermi pubblicato. A Davide rispondo che, pur esulando dalle mie intenzioni, la lezione camapaniana ha lasciato il segno anche in questo testo, sospeso fra reale esperienza di fuga dal centro cittadino in cui risiedo verso le campagne e allucinatoria trasfigurazione di certi elementi più o meno sognati sotto la veglia costante del monte Ascensione.

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  3. Luca Ariano

    Mi fa sempre piacere leggere “voci nuove”. Complimenti per la proposta. Classe 1985: giovanissima poetessa.
    Un caro saluto

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  4. massimo sannelli

    sono testi potentissimi e irti. non c’è chiusura ermetica, ma solo (secondo me) l’emergenza della visione… è molto bello questo verso: “sono viva!, sento male!”. un grande saluto, con stima
    massimo sannelli

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  5. carla

    Brava Roberta…
    si avverte in questa silloge,la forte carica emotiva, ma L’ultima la trovo di un’estrema lucidità.
    dimmi, oltre a Campana, che adoro, quale altro poeta leggi?
    avverto l’eco (seppur lontano)di Leopardi, dimmi se sbaglio…
    un caro saluto
    carla

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  6. Roberta

    Confesso che per primo mi battezzò alla poesia l’ardennate dalle tasche bucate, Arthur Rimbaud, quando a undici anni scoprii sulla pagina che chiudeva l’ultimo numero della trilogia de “Il Corvo” a fumetti, il testo di “Being Beauteous”. Ricordo che ne fui tramortita. Ultimamente ho letto lieder di Goethe che trovo davvero affascinanti nel continuo altalenare, così disinvolto!, tra stornello popolare tutto rose e fiori e banchetti ai quali i convenuti più che a mangiare si abbandonano a brindisi che celebrino la vitalità, e profondissima lirica esistenziale coi suoi temi prediletti (amore, tempo). Poi c’è Georg Trakl colle sue visioni e i suoi presagi davvero impressionanti vista la datazione delle sue poesie, fra le due guerre. Ce ne sono altri , certo, ma degli ultimi anni, fra quelli che ho avuto modo di leggere, in particolare apprezzo il lavoro dei poeti del gruppo La Gru Davide Nota ed Enrico Piergallini. E Massimo Sannelli.

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  7. Roberta

    Ho dimenticato di inserire tra i poeti che hanno segnato il mio percorso, prima di tutto come persona, poi come poeta, tre vere e proprie stelle polari: Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni, i versi dei quali sono stati di grande ispirazione etica ed estetica.

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  8. Roberta

    Ringrazio ancora tutti coloro che mi hanno inserita sul blog e quanti sono intervenuti con commenti che a dir poco mi onorano. Per me è molto importante vista la mia prima pubblicazione.

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